Davide Melodia
intervento al convegno nazionale di 'Testimonianze' novembre 1981
"se vuoi la pace, prepara la pace"
Parlerò come di solito si dice, brevemente, ma anche effettivamente con la
coscienza in mano, pur se sarà per semplici enunciazioni, senza analisi approfondite.
Ieri abbiamo sentito una serie di interventi che hanno trattato il pacifismo
da tutti i punti di vista fuorché dal nostro e si è parlato di un generico
pacifismo del recente passato come se fosse un movimento o una visione del
mondo all'acqua di rose. Vorrei rispondere a queste persone che o non lo
conoscono o scoprono ora l'acqua calda, perché il pacifismo che io ho conosciuto
è quello che ho anche studiato sui libri, è quello che ho studiato
attraverso la storia delle religioni e delle eresie che sono state perseguitate e
massacrate proprio quando erano pacifiste sul serio e facevano sul serio e
non erano all'acqua di rose. È un pacifismo che ha le spalle larghe così, per
essere gentili. La gente che ci ha lasciato la vita, in Italia e all'estero per il
pacifismo non era all'acqua di rose, non era generica ed era altamente politicizzata.
Comunque il pacifismo di cui noi siamo rappresentanti o del movimento
nonviolento della lega per il disarmo unilaterale è un pacifismo che per lo
meno, dalla seconda guerra mondiale non si chiama più così, si chiama
nonviolenza e si batte contro tutte le forme di violenza che non sono rappresentate dalla guerra,
ma da tutte le altre forme di repressione e di oppressione,
di imperialismo culturale all'interno e al di fuori del proprio paese.
Non sto qui a farvi la storia del pacifismo di questo tipo, dalla nostra
angolazione, ma vi dico che se si crede che quello sia pacifismo, abbiamo
preso un grosso abbaglio. E d allora questo spiegherebbe perché qui, per
ora, vi sia stato più rispetto per le istituzioni e per i partiti che non per i
gruppi spontanei e per i movimenti che vengono dal basso. Ma se abbiamo
invece il serio intento di riconoscere che abbiamo bisogno di approfondire e
di creare una cultura della pace, allora da questo momento io faccio l'appello
che si riesca a lottare a fianco a fianco più con coloro che non si riconoscono
nei partiti e nelle istituzioni che con coloro che vi si riconoscono,
altrimenti il mondo non cambierà mai.
La vera cultura della pace futura non passa attraverso le istituzioni, attraverso
il potere, ma semmai al contrario, contro le istituzioni, contro il potere.
Detto questo dico anche che si è sottovalutato il valore, il peso dell'obiezione
di coscienza; perfino se ci fosse un solo obiettore di coscienza, come c'era
solo nel '49, questa unica persona non è soltanto un personaggio di élite
perché sul suo risveglio, di coscienza, sul piatto della bilancia lui pesa più
di mille e più di diecimila, più di diecimila persone la cui coscienza ancora
dorme. Ma se aumentano come stanno aumentando in modo geometrico,
come da uno che ce n'era nel 1949 quest'anno 12 mila hanno fatto domanda,
se continua così io non so com'è che potranno fare le guerre, per lo
meno gli italiani, perché allora io direi invece che se l'obiezione di coscienza
continua a questo ritmo e si politicizza sempre di più ed entra di più, sempre
di più, nella coscienza del civile e del sociale, allora a questo punto l'obiezione
di coscienza sarà la bomba N delle caserme, cioè moriranno i soldati,
spariranno i soldati dalle caserme e resteranno soltanto le strutture che
diventeranno soltanto dei musei di preistoria, di questa storia infernale che
ci troviamo davanti.
Se si continua a sottovalutare come si è sottovalutato la coscienza e la purezza
dell'individuo che non sia schiacciato da una cultura sbagliata, anche
quello è un errore gravissimo. Noi dobbiamo avere fiducia nella gente, così
come voi stessi state dimostrando di avere scoperto qualche cosa. E se lo
avete potuto fare lo avete fatto malgrado la cultura che vi trovate intorno,
malgrado le religioni istituzionali, cattoliche, protestanti o ebraiche che siano.
E se voi siete capaci di fare delle cose, di capire delle ctìse, di cercare delle
cose malgrado la cultura che vi è stata imposta, quanto più è possibile con
il vostro aiuto far sì che gli altri possano finalmente scoprire questa strada
che è antica come i l mondo, quella della pace. Esiste dentro l'individuo l'aspirazione,
il bisogno, il pensiero della pace; bisogna solo riscoprirlo ed è
possibile se voi ci date una mano. E non battiamoci col pessimismo dentro
il cuore; e se pessimismo deve essere, deve essere positivo, cioè per batterci
contro tutto ciò che ci impedisce di lavorare in pace. Ora perà devo per
forza e necessariamente passare alle proposte; perché avevo promesso e
mantengo.
La lega per il disarmo unilaterale che qui rappresento accetta insieme al
movimento non violento di portare avanti la campagna per la restituzione
dei congedi. È chiaro che per ora è rivolta soltanto ai maschi e spero che
sia soltanto così per sempre, cioè che non esista mai e poi mai un esercito
femminile in Italia e nel mondo.
Ma per tutti coloro che hanno avuto la
disgrazia, volontari o non volontari, di fare la guerra e di imbracciare un
fucile, sarebbe l'ora che restituissero il congedo per tagliare per sempre i
ponti con quel tipo di società. Quindi restituzione dei congedi da questo
momento in poi per tutti i maschi in età della ragione, anzi solo se hanno
raggiunto questa età della ragione. Poi invitiamo, anche se comporta qualche
rischio, tutti gli amici che hanno la possibilità di farlo entro la prossima
scadenza fiscale, di cominciare a pensare di partecipare con noi ad una
campagna di obiezione fiscale per quella parte del 5,5% che va alle spese
militari, che come dissi a Roma potrebbe permettere finalmente che le strutture
militari muoiano di fame e di decrepitezza infantile. Poi rilancio un'idea
che mi sembra sia venuta dal comitato per la pace di Perugia, quella di
creare una lega dei Comuni che rifiutano l'installazione dei missili e l'installazione
di qualsiasi forma nucleare, cioè no al nucleare civile e militare, non
soltanto agli euromissili, altrimenti dopo che abbiamo fatto una bella chiassata
intorno a Comiso e dopo che li avranno installati lo stesso perché un
movimento così non ha forza, non ha radici, noi siamo finiti e bisogna ricominciare
tutto da capo.
Allora io direi che bisogna creare una lega o un
qualche cosa che rappresenti il rifiuto di tutti i Comuni che hanno capito
che hanno raggiunto l'età della ragione perché rifiutino ad uno ad uno e
tutti insieme, l'installazione di centrali nucleari di guerra e di pace.
Approfittando che siamo in una magnifica sala con tanta gente e in una occasione
straordinaria che finalmente può fare ricordare ai cristiani la loro
origine, di essere i seguaci del Cristo che rifiutò di chiamare legioni di angeli
per liberarlo dal pericolo incombente, visto che dovremmo essere i seguaci
di colui che disse «ama il tuo prossimo» e invece imbracciamo il fucile
per scannarlo, se siamo riusciti a ricordarci di questo vi invito a raccogliere
delle firme contro l'invio di soldati italiani nel Sinai.
In ultimo vorrei che fin da oggi, visto che non siamo mai riusciti, da questa
Presidenza cominciasse una raccolta definitiva di tutti i gruppi, italiani ed
europei che si rifanno in qualche modo alla nonviolenza, al disarmo e in
particolare al disarmo unilaterale che è il nostro campo di battaglia, perché
venga una specie di registro navale nel quale siamo tutti imbarcati verso la
ricerca di quell'oceano della cultura della pace sulla quale si può fondare un
futuro di vita.