da "quaderni" di laportabergamo.it

1° RELAZIONE
DI DAVIDE MELODIA

TEORIA DELLA NONVIOLENZA

• AUTOBIOGRAFIA
Nato il 10 agosto 1920 a Messina, da Vincenzo (pastore evangelico, socialista e pacifista) e da Alessandrina Riccelbi (prof. in pedagogia) - Militare (volontario ordinario nel 1939), guerriero mediocre (1940), prigioniero di guerra (1940-47), sarà successivamente maestro elementare, pastore evangelico, maestro carcerario, traduttore, pittore e guida interprete; era libero predicatore evangelico.
Nonviolento sempre (dal 1947) come tale ha scritto prose e poesie sulla pace, il disarmo unilaterale, il pensiero nonviolento, il problema carcerario, il vangelo, l'arte (teatro, poesie, pitture) e la nonviolenza.
Ha avuto varie responsabilità nel Movimento Nonviolento e nella Lega per il Disarmo Unilaterale ma medita di dedicarsi di più alla ricerca e alla diffusione dei problemi sociali in chiave nonviolenta e meno all'organizzazione.

LA LEGA PER IL DISARMO UNILATERALE

Per parlare di nonviolenza bisogna rifare il punto della situazione di tutte quelle organizzazioni che si sono assunte la responsabilità di portare avanti un discorso Antimilitarista e di una società nuova ed alternativa.

Purtroppo la scarsa collaborazione tra i vari movimenti e la scomparsa di compagni dalla lotta, ha fatto si che non si è riusciti a far germogliare il seme che si era piantato.

Da parte della L.D.U. si cerca di ricollegare tutti i movimenti per la pace sotto un Minimo Comune Multiplo, anche se tuttora non si è riusciti ad incidere nelle lotte per la pace, così come non ha inciso quel Movimento per la pace che nell'autunno scorso era sceso in piazza, cui anche la LDU aveva partecipato con il rischio di esporsi a strumentalizzazioni politiche.

Il grande movimento per la pace non ha inciso a livello nazionale (anche perchè cavalcato dai grandi partiti), anche se qualche cosa è riuscita ad incidere a livello locale, ma in luoghi sperduti ed in aree sparse.

I movimenti nonviolenti ed antimilitaristi, perciò, devono, trovare un metodo più convincente,una coesione più efficace ed un ritmo adeguato per poter contrastare e bloccare se non vincere il ritmo della violenza. Una delle tematiche che attualmente tormentano ed affliggono l'Italia e l'Europa,è il problema dei due blocchi contrapposti (NATO e Patto di Varsavia) ed il movimento antimilitarista italiano risponde con la antica richesta di uscita dalla NATO (come base minima), richiesta che prima (tra il 1949 e il 1953) era sostenuta anche dai grandi partiti di sinistra (PCI e PSI), i quali avevano formato un piccolo movimento che si chiamava "partigiani della pace"; anche se non era prettamente antimilitarista e nonviolento, era contro l'entrata dell'Italia nella N.A.T.O.

La LDU, che non ha mai abbandonato il problema dell'uscita dell'Italia dalla NATO, sta tentando di dimostrare anche a livello giuridico, che quando il parlamento decretò l'entrata dell'Italia nella NATO lo fece in un modo illegale, perchè secondo la costituzione la sovranità della nazione appartiene al popolo, e a quel tempo il popolo si espresse contro l'entrata nella NATO. AÌtro problema attuale è quello degli armamenti. Attualmente, c'è il caso della base NATO a Comiso che dovrebbe ospitare ben 112 missili Cruise. Anche se Comiso è lontano (prov. di Ragusa), per cui non è possibile a tutti andarci, si può risollevare il problema in qualsiasi città tenendo informata l'opinione pubblica. Nonostante tutto però, la violenza avanza sempre di più. La LDU assieme ad altri movimenti pacifisti, aveva lanciato l'anno scorso la campagna per l'obiezione fiscale, ossia il non pagamento delle t a s s e (5%) in favore degli armamenti. Purtroppo, però, solo circa 350/400 persone hanno obiettato.

GENESI DELLA NONVIOLENZA

Secondo la cultura occidentale il concetto della nonviolenza è in riferimento all'avvento del cristianesimo, mentre in verità il ragionamento nonviolento risale a tempi più remoti, addirittura c'è qualche sfumatura nell'antico Egitto. La nonviolenza risale soprattutto ai tempi, in cui l'uomo intraprese i primi passi verso l'industrialismo, quando cioè, la violenza, intesa come costrizionestataleedistituzionale, scoprì l'uso del ferro e del bronzo, che, mentre da una parte portava verso una tecnologia più avanzata, dall'altra immetteva sulla strada della violenza. Molte civiltà precedenti usavano la violenza per sovravvivenza e non per sconfiggere il nemico studiato a tavolino o scoperto come tale da qualcuno al di sopra delle nostre teste, perchè questo poi è il segno della civiltà industriale di massa.

A mano a mano che le città si ingrandiscono, l'uomo tende a garantirsi la sicurezza ed il benessere e nel frattempo cede il suo potere naturale, il suo diritto, delega!

Ora questa delega è celata nelle forme più mistificate e moderne che possono considerarsi quelle che portano in fin dei conti alla democrazia attuale. Nelle masse ora c'è questa tendenza di consenso, di delega che purtroppo però spersonalizza l'uomo e lo limita nei suoi poteri più naturali.

NONVIOLENZA E MOVIMENTI RELIGIOSI

Molti padri della Chiesa erano nonviolenti e molti martiri cristiani erano tali perchè non accettavano la violenza, però durante l'epoca costantina il cristianesimo cedette profondamente.

Molte sette religiose, che tendevano a riscoprire il vero valore del cristianesimo, furono definite eretiche e distrutte con la forza; molti eretici erano tali proprio perchè rifiutavano il giuramento dai mauriciani ai valdesi e così via. Il cristianesimo durante l a riforma protestante, si difese con la forza, mentre un altro grande movimento ossia quello anabattista preferì rifugiarsi al Nord e prese radici in Olanda, dando vita ad altri movimenti tra cui i confratelli, i battisti ecc .

Durante la secessione in Inghilterra nacquero i quaccheri, ma anche questi perseguitati dal potere, furono costretti a fuggire e si rifugiarono negli Stati Uniti. Ancora oggi esistono e durante l a guerra del Vietnam pagarono con 37.000 renitenti alla leva la loro ideologia nonviolenta e pacifista.

H.D. THOREAU

Un grande ispiratore di Gandhi fu H.D. Thoreau (1817-1862).
Nato da padre anglofrancese e da madre anglosassone, da giovane si trasferì a Concorde negli Stati Uniti.
Nel 1846 trascorse un giorno di prigione per essersi rifiutato di pagare una tassa elettorale. Rifiutò il pagamento per protestare contro la politica schiavista degli Stati Uniti e contro la guerra imperialistica che gli USA stavano conducendo contro il Messico. Thoreau fu poi scarcerato perchè una zia gli pagò la tassa. Ispiratori di Thoreau furono i grandi filosofi orientali (Meucio e Confucio) e il filosofo inglese Locke.

Da molti viene definito in modo errato anarchico. Thoreau non lo era, anche se però lo si può definire anarcoide poiché, fu ispiratore di molti ideologi anarchici e nonviolenti.

Ecco come Thoreau esamina il comportamento del cittadino quando il governo opera una politica schiavistica ed imperialista.

ALLEGATO A
Disobbedienza civile (1849)

Accetto con tutto il cuore il motto: "Il miglior governo è quello che governa meno"; e mi piacerebbe vederlo attuato più rapidamente e sistematicamente. Messo in pratica, equivale infine a questo, nel quale pure credo: "Il miglior governo è quello che non governa affatto"; e quando gli uomini saranno preparati per accettarlo, quello sarà il genere di governo che avranno. Nel miglior dei casi il governo non è che un espediente; ma quasi tutti i governi sono generalmente, e tutti i governi qualche volta, inutili. Le obiezioni che sono state portate contro un esercito permanente, e sono molte e pesanti e meritano di prevalere, possono anche alla fine essere portate contro un governo permanente.

L'esercito permanente è soltanto un braccio del governo permanente. Il governo stesso, che è soltanto il modo che il popolo ha scelto per dare esecuzione alla propria volontà è egualmente soggetto a subire abusi e perversioni prima che i l popolo possa agire per suo mezzo. Ne è testimonianza l'attuale guerra contro il Messico, opera di relativamente pochi individui che usano il governo permanente come loro strumento; poiché, all'inizio, il popolo non avrebbe consentito a questa impresa. (...)

Ma, per parlare praticamente e come cittadino, diversamente da coloro che definiscono se stessi uomini senza governo, io chiedo non l'abolizione immediata del governo, ma subito un governo migliore. Che ogni uomo faccia sapere quale genere di governo meriterebbe il suo rispetto, e ciò sarà un passo verso il raggiungimento di esso.

Dopo tutto, la ragione pratica per cui, quando il potere è finalmente nelle mani del popolo, si permette a una maggioranza di governare, e per un lungo periodo di conservare il governo, non si trova nella probabilità che la maggioranza abbia ragione, e neppure nel fatto che ciò sembri più giusto alla minoranza, ma nel motivo che la maggioranza è fisicamente la più forte. Ma un governo, nel quale la maggioranza decide in tutti i casi, non può essere basato sulla giustìzia, sia pure nella estensione limitata in cui gli uomini la comprendono.
Non può esserci un governo in cui la maggioranza non decida virtualmente ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, ma decida la coscienza? - in cui la maggioranza decida soltanto quelle questioni alle quali è applicabile la regola della convenienza ? Deve il cittadino, anche per un istante e in misura minima, affidare la propria coscienza al legislatore? Perchè ogni uomo ha una coscienza, allora ? Penso che dovremmo essere prima di tutto uomini ; e sudditi soltanto successivamente. Non è desiderabile che l'uomo coltivi il rispetto per la legge, ma quello per la giustizia. Il solo obbligo che ho il diritto di assumere, è di fare in ogni occasione ciò che penso sia giusto. (...)

Come conviene che si comporti un uomo, oggi, nei confronti di questo governo americano ? Rispondo che non può senza disonore associarsi ad esso. Non è possibile, neppure per un istante, riconoscere come mio governo quell'organizzazione politica che è anche il governo dello schiavo.

Tutti gli uomini riconoscono il diritto di rivoluzione ; cioè il diritto di rifiutare la fedeltà e di resistere al governo, quando la sua tirannia o la sua inefficienza sono grandi e non sopportabili. Ma molti sostengono che tale caso si è verificato soltanto nella Rivoluzione del 1775. Se mi si venisse a dire che quello era un cattivo governo perchè tassava certi prodotti stranieri che giungevano ai suoi porti, è molto probabile che non farei nessuna protesta riguardo a un tale problema, perchè posso fare a meno di simili prodotti.
Tutte le macchine hanno il loro attrito, che possibilmente produce bene sufficiente a controbilanciare il male. Ad ogni modo, è un gran male fare scompiglio riguardo ad esso. Ma quando l'attrito giunge ad avere la sua macchina, e l'oppressione e la rapina sono organizzate, affermo che non dobbiamo più a lungo tenere una simile macchina. In altre parole, quando un sesto della popolazione di una nazione, che ha assunto l'impegno di essere il rifugio della libertà, è costituito da schiavi, e un intero paese è ingiustamente invaso e conquistato da un esercito straniero e soggetto alla legge militare, penso che per gli uomini onesti è il momento di ribellarsi e fare la rivoluzione. Ciò che rende questo dovere ancora più urgente è il fatto che il paese così devastato non è il nostro, ma è nostro l'esercito invasore.

Il cittadino e la legge

Esistono leggi ingiuste : saremo disposti ad obbedire ad esse, o tenteremo di emendarle e obbediremo a d esse finché, non avremo successo ? o le trasgredire mosubito ? Generalmente, gli uomini, sotto un governo come il nostro, pensano che si debba attendere fintantoché non avranno persuaso la maggioranza a cambiare. Pensano che se resistessero alle leggi, il rimedio sarebbe peggiore del male. Ma la colpa è del governo stesso se il rimedio è peggiore del male. II governo lo rendepeggiore. Perchè non è più pronto a prevedere e a preparare delle riforme ? Perchè non gli è cara la sua saggia minoranza ? Perchè grida e resiste prima di essere ferito ? Perchè non incoraggia i suoi cittadini a stare all'erta per denunciare le sue manchevolezze e fare meglio anziché conservarle ? Perchè continua a crocifiggere Cristo, a scomunicare Copernico e Lutero, a dichiarare ribelli Washington e Franklin ? ' ( . . . )

Non esito ad affermare che coloro che si definiscono Abolizionisti dovrebbero subitoeffettivamenteritirare il loro appoggio, sia nella persona che nella proprietà, al governo del Massachusetts e non attendere finché costituiranno la maggioranza di uno, piuttosto che accettare il diritto di prevalere attraverso di essa.
Penso sia sufficiente che abbiano Dio dalla loro parte, senza bisogno di aspettare quell'uno in più. Inoltre, qualsiasi uomo più giusto dei suoi vicini costituisce già una maggioranza di uno.
Incontro il governo americano, o il suo rappresentante, il governo di questo Stato, direttamente a faccia a faccia, una volta all'anno - non di più - nella persona del suo esattore delle imposte ; questo è l'unico modo nel quale un uomo nelle mie condizioni necessariamente lo incontra ; e il governo in quel momento dice distintamente "Riconoscimi". Il modo più semplice, più efficace e, nella presente situazione politica, più indispensabile, di trattare col governo su questo punto, di esprimere la vostra piccola soddisfazione e amore nei suoi riguardi, è di non riconoscerlo in questo momento. Il mio civile vicino, l'esattore delle imposte, è proprio l'uomo col quale devo trattare - perchè, dopo tutto, è con uomini e non con la pergamena che io litigo - ed egli ha volontariamente scelto di essere un agente del governo. Come potrà mai conoscere bene che cosa è e fa , come ufficiale del governo e come uomo, finché è costretto, a preoccuparsi se dovrà trattare me suo vicino, per il quale ha rispetto, come vicino e persona ben disposta e come un pazzo e disturbatore della pace ; e dovrà vedere se può togliere questo intralcio al buon vicinato senza un pensiero o una parola più rude e più impetuosa, corrispondente alla sua azione ? Sono profondamente convinto che se mille, o cento, o dieci uomini di cui potessi fare il nome, se dieci uomini onesti soltanto anzi, se un solo uomo ONESTO, in questo Stato del Massachusetts, cessando di tenere schiavi, dovesse effettivamente ritirarsi da questa associazione ed essere rinchiuso perciò nel carcere della contea, questo fatto significherebbe l'abolizione della schiavitù in America. Perchè non importa quanto piccolo possa sembrare l'inizio : quello, che è fatto bene una volta è fatto per sempre. Ma preferiamo parlare di ciò: questa diciamo che è la nostra missione. L'abolizionismo ha molte decine di giornali al suo servizio, ma non un solo uomo. (...)

Sotto un governo che imprigiona chiunque ingiustamente, il vero posto per un uomo giusto è pure una prigione. Oggi il luogo adatto, l'unico luogo che il Massachusetts ha provveduto per i suoi spiriti più liberi e coraggiosi, si trova nelle sue prigioni, per essere cacciati e chiusi fuori dello Stato da un suo proprio provvedimento, come essi si sono già messi fuori coi loro principi. E là che troverebbero lo schiavo fuggitivo, e il prigioniero messicano sulla parola, e l'indiano venuto a perorare i torti della sua razza; in quel territorio separato, ma più libero e onorevole, dove lo Stato pone coloro che non sono con lui, ma contro di lui ; l'unica casa in uno Stato schiavista nella quale un uomo libero può dimorare con onore. Se qualcuno pensa che la loro influenza andrebbe perduta in prigione , e le loro voci non affliggerebbero più l'orecchio dello Stato ; che essi non sarebbero come un nemico dentro le sue mura; orbene costui non sa quanto la verità è più forte dell'errore, nè con quanta maggiore eloquenza ed efficacia può combattere l'ingiustizia colui che ne ha sperimentato un pò nella sua stessa persona. Lanciate il vostro intero voto, non semplicemente un pezzo di carta, ma la vostra completa influenza. Una minoranza è senza potere se si conforma alla maggioranza ; non è neppure una minoranza allora ; ma è irresistibile quando fa ostruzionismo con tutto il suo peso. Se l'alternativa è di tenere tutti gli uomini giusti in prigione oppure di rinunciare alla guerra e alla schiavitù, lo Stato non esiterà nella scelta. Se mille uomini non dovessero pagare le loro imposte quest'anno, questa non sarebbe una misura violenta e sanguinosa, come lo sarebbe pagarle e consentire allo Stato di commettere violenza e spargere sangue innocente. Questa è, in realtà, la definizione di una rivoluzione pacifica, se una tale rivoluzione è possibile. Se l'esattore delle imposte, o qualche altro pubblico ufficiale, mi chiedesse, come uno ha fatto : "ma che cosa devo fare io ?", la mia risposta è: "Se veramente vuoi fare qualcosa, dimettiti dal tuo ufficio". Quando il suddito ha rifiutato l'obbedienza, e l'ufficiale ha dato le dimissioni, allora la rivoluzione è compiuta. Ma supponete pure che debba scorrere sangue. Non c'è una sorta di spargimento di sangue quando la coscienza è ferita? (..).
L'individuo e lo Stato
L'autorità del governo, anche nei limiti in cui sono disposto a sottomettermi ad essa - infatti voglio cordialmente obbedire a coloro che sanno e possono fare meglio di me, e in molte cose anche a coloro che nè sanno nè possono fare così bene -, è ancora impura ; per essere strettamente giusta, deve avere la sanzione e il consenso dei sudditi. Non può avere nessun vero diritto sulla mia persona e proprietà, eccetto quello che le concedo io. Il progresso dalla monarchia assoluta a quella costituzionale, dalla monarchia costituzionale alla democrazia, è un progresso verso un vero rispetto per l'individuo. Anche il filosofo cinese era abbastanza saggio da considerare l'individuo come base dell'impero. La democrazia, come la conosciamo noi, è l'ultimo perfezionamento possibile della forma di governo ? Non è possibile fare, un passo ulteriore verso il riconoscimento e l'organizzazione dei diritti dell'uomo ? Non ci sarà mai uno Stato veramente libero e illuminato, finché lo Stato non giungerà a riconoscere l'individuo come un potere più alto e indipendente, dal quale derivano tutto il suo potere e l'autorità, e lo tratterà di conseguenza. Mi è gradito immaginare uno Stato nel futuro che possa permettermi di essere giusto verso tutti gli uomini, e di trattare l'individuo con rispetto come un vicino ; uno Stato che perfino non consideri contrario alla sua quiete il fatto che alcuni individui vivano in disparte da esso, senza immischiarsi nei suoi affari, nè siano inglobati dall'organizzazione statale, individui che abbiano adempiuto a tutti i doveri di vicini e di uomini. Uno Stato che portasse questo genere di frutti, e li lasciasse cadere appena maturi, preparerebbe la via per uno Stato ancora più perfetto e glorioso. Anche quest'ultimo l'ho immaginato, ma non l'ho ancora visto da nessuna parte .

W. JAMES

Uno dei primi a formulare una chiara proposta di un servizio civile alternativo (antimilitarismo moderno) fu il pragmatico Wiham James (1842-1910). L'articolo più interessante da lui scritto è "L'equivalente morale della guerra" (1910) in cui presenta un'accurata analisi psicologica degli istinti guerrieri dell'uomo, e propone, non la loro negazìone ma la loro utilizzazione nella lotta contro le avversità naturali. Difatti, egli asserisce che dal punto di vista della guerra,l'uomo si è forgiato di grandi ideali (fasulli!). - LA.GLORIA, L'OBBEDIENZA E L'EROISMO - e che tali ideali si possono raggiungere anche tramite l'antimilitarismo (servizio civile) .

RUSKIN

Un grande critico d'arte, Ruskin, fu l'ispiratore degli esperimenti ecologici comunitari di Gandhi.
Attraverso l'arte Ruskin, arrivò all'uomo capendolo meglio e poi, riscoprendo il lavoro artigianale scoprì sia l'uomo che l'arte ormai persi nell'industrialismo.
Secondo Tolstoj, James e Ruskin ogni corsa verso il futuro era folle, se non si riprendeva il contatto con l'uomo e la natura originaria. Thoreau diceva che l'uomo attraverso la natura "si riscopriva, si formava, vi si riconosceva ed arrivava all'arte ; Ruskin, invece, dall'arte da cui era partito, diceva che l'uomo nell'arte fermava per sempre dei valori. La più grande opera di Ruskin è "Autobiografia" scritta negli ultimi anni della sua vita, quando ormai da tutti veniva considerato pazzo.

L.N. TOLSTOJ

Un grande ispiratore di Gandhi fu L.N. Tolstoj (1828-1910).
L'attività del grandescrittorerussodal1879allamortefuprevaletemente dedicata all'approfondimento dei problemi religiosi e morali. Nel 1881 durante il soggiorno a Mosca, egli conobbe la terribile miseria che si nascondeva nelle città russe. Da questa esperienza nacque il libro "Che fare ?", in cui critica aspramente la proprietà privata. Dopo la lettura di "Non-resistenza cristiana" dell'americano Adin Ballou (suo grande ispiratore) tra il 1891e il 1893" Tolstoj compose "Il regno di Dio è in voi", in cui indagò l a tematica "violenza-nonviolenza"

L'INTERPRETAZIONE DI TROTZKIJ

Ecco ora il pensiero di Trotzkij : "Sono già alcune settimane che in tutto il mondo, i sentimenti e le idee di tutte le persone che, leggono e pensano sono concentrate da prima intorno al nome e all'immagine e poi intorno alle ceneri e alla tomba di Tolstoj. La sua decisione di fronte alla morte imminente di bruciare i ponti con la famiglia e con le condizioni tra cui era nato, cresciuto e invecchiato, la sua fuga dalla vecchia casa per dissolversi tra i poveri, tramilionidi esseri umili e grigi. La sua morte sotto gli occhi di tutto il mondo. Tutto ciò non soltanto ha generato un potente afflusso di simpatia, d'amore e di stima verso Tolstoj in tutti i cuori indomiti, ma ha anche suscitato una confusa inquietudine nella coscienza corazzata di quelli che sono i padroni responsabili dell'attuale regime sociale.
Ci dev'essere qualcosa che non va nella loro sacra proprietà, nel loro Stato, nella loro Chiesa, nella loro famiglia, se l'ottantatreenne Tolstoj, negli ultimi suoi giorni è diventato fuggiasco di tutta quella glorificata "cultura". Più di trent'anni fa, quando era cinquantenne Tolstoj, tra i tormenti della coscienza, la fece finita con la fede e le tradizioni dei padri e creò una fede propria Tolstojana (ne è testimonianza, "La confessione", scritto tra il 1879 e il 1882, N.D.R.). La dottrina di Tolstoj non è la nostra dottrina. Egli proclamò la non resistenza al male col male. La forza motrice principale era, secondo lui, non ravvisata nelle condizionisociali ma nell'animo dell'uomo. Egli credeva di poter sradicare con l'esempio morale la violenza e di poter disarmare con l'argomento dell'amore il dispotismo.
Scriveva lettere di esortazione ad Alessandro III e a Nicola II Zar, come se la radice della violenza fosse nella coscienza del violentatore e non nelle condizioni sociali che generano l a violenza. Per il proletariato è organicamente impossibile accettare questa dottrina perchè ad ogni suo slancio verso la rinascita morale, verso il sapere, l'operaio ha sempre alle sue mani e ai suoi piedi le ferree catene della schiavitù sociale, e da queste catene non può liberarsi, se non con un immenso sforzo ; esse vanno spezzate e gettate. A differenza di Tolstoj noi diciamo: la violenza organizzata della minoranza può essere distrutta soltanto dall'insurrezione organizzata della maggioranza.

RELIGIONE E RIVOLUZIONE

La fede di Tolstoj non è la nostra fede. Dopo aver rifiutato l'aspetto cerimoniale della chiesa ortodossa, Tolstoj arrestò il coltello della sua critica davanti all'idea di Dio, come fonte d'amore, come padre degli uomini e come creatore e signore del mondo; ebbene noi andiamo più in là di Tolstoj. Alla base della vita dell'universo noi conosciamo e riconosciamo soltanto la materia eterna, ubbidiente nelle sue leggi interne nella società umana, quelle della singola anima umana; vediamo soltanto una particella dell'universo sottomessa alle leggi generali. E come non vogliamo un padrone coronato sopra il nostro corpo, così non riconosciamo un Signore divino sopra la nostra anima.
Eppure nonostante questa profonda differenza, tra la fede di Tolstoj e la dottrina del socialismo, c'è una profonda affinità morale. Nell'onestà, nell'impavidità della loro negazione dell'oppressione e della schiavitù, nell'insorprendibilità della loro aspirazione alla fratellanza umana. Tolstoj non si dichiarerà rivoluzionario, ma cercava appassionatamente la verità e, quando la trovava, non aveva paura di proclamarla. La verità possiede una terribile forza esplosiva ; una volta proclamata essa genera irresistibilmente nella coscienza delle masse, conseguenze rivoluzionarie. Tutto ciò che Tolstoj dicevapubblicamentesull'insensatezza del potere dello Zar, sulla criminalità del serviziomilitare, sulla disonestà delle proprietà terriere, sulla menzogna della chiesa tutto ciò, attraverso migliaia di canali, entrava nelle menti delle masse lavoratrici, eccitava milioni di membri delle sette religiose, e la parola diventava azione.
Pur senza essere rivoluzionario, pur senza aspirare alla rivoluzione, Tolstoj nutriva nella sua parola geniale, la forza spontanea rivoluzionaria.
Tolstoj, non si considerava un socialista e non lo era, ma nella ricerca della giustizia nei rapporti fra uomo e uomo, egli non si fermava al ripudio degli idoli del potere autocratico e della chiesa ortodossa ma, andava più avanti e, con grande sgomento di tuttigliambienti, lanciò un'anatema contro i rapporti sociali, che condannano l'uomo a raccogliere il letame di un altro uomo.

LIBERALISMO E SOCIALISMO

Soprattutto gli ambienti liberali lo circondavano servilmente, lo incassavano, passavano sotto silenzio ciò che era diretto contro di loro, cercavano di blandire la sua anima e di affogare il suo pensiero nellagloria, ma egli non cedeva ; e per quanto si dice siano lacrime che adesso la società liberale versa sulla tomba di Tolstoj, noi abbiamo l'incontestabile diritto di dire che il liberalismo non risponde alle domande di Tolstoj ; il liberalismo non può contenere Tolstoj ed è impotente di fronte a lui.
La cultura, il progresso e l'industria vadano in malora, dicevaTolstoj se le mie sorelle devono fare commercio del proprio corpo sui marciapiedi delle vostre città.
L'unica risposta alle domande di Tolstoj, può essere solo quella del socialismo scientifico, e in questo senso si può dire che la dottrina Tolstojana sfocia nel socialismo in modo naturale come un fiume si getta nell'oceano.
Poiché nella sua vita Tolstoj ha servito la causa della liberazione dell'umanità, la sua morte si è ripercorsa nel paese come rimembranze degli ideali della rivoluzione e questo appello ha avuto una risonanza inaspettatamente tempestosa. A Pietroburgo, Mosca, Kiev ed altre città le commemorazioni studentesche di Tolstoj hanno assunto caratteri di comizi politici, e i comizi si sono riversati nelle vie con la parola d'ordine : abbasso la pena di morte, abbasso i preti.
E come nel buon tempo andato davanti agli studenti in fermento sbucavano dagli androni le figure degli imputati e dei professori liberali che agitavano spaventati le mani verso gli studenti invitandoli alla calma, come nel buon tempo andato il liberale fu gettato da parte. Ma all'orizzonte si è già delineata una figura ben più minacciosa. Gli operai, di una serie di fabbriche e officine di molte città, hanno inviato negli ultimi giorni dei telegrammi di condoglianze, hanno dato inizio ad un fondo tolstojano, hanno indetto scioperi in memoria di Tolstoj, hanno chiesto alla fazione socialdemocratica d i presentare un progetto di legge sull'abolizione della pena di morte ed hanno già manifestato per le vie conquesta parola d'ordine. E' questa la concatenazione di idee ed eventi che naturalmente Tolstoj non aveva previsto sul letto di morte.Ha chiuso gli occhi per sempre colui, che in faccia alla controrivoluzione, ha gettato l'indimenticabile "non posso tacere". Già si scuote dal sonno la democrazia rivoluzionaria ; la cavalleria leggera degli studenti ha già avuto il suo battesimo, e la massa pensante proletaria si prepara a manifestare contro la pena di mortesullaparolad'ordine ; "la rivoluzione invincibile della verità".
(TROTZSII - Letteratura e rivoluzione)

L'interpretazione di Woodcok
Ecco ora l'interpretazione di un anarchico su Tolsto j

ALLEGATO B

"Tolstoj vagheggia una società in cui stato, legge e proprietà saranno aboliti, in cui la produzione cooperativa prenderà il loro posto ; la distribuzione dei prodotti avverrà secondo un principio comunistico, e ciascuno riceverà tutto ciò di cui ha bisogno ma - per il bene suo non meno che per quello degli altri - nulla di superfluo.
Affinchè questa società si realizzi, Tolstoj - come Goowine, in larga misura, Proudhoh - ritiene necessaria una rivoluzione morale e non politica ; la rivoluzione politica, infatti attacca lo stato e la proprietà dal di fuori, mentre la rivoluzione morale opera all'interno della società e ne mina le basi stesse. Egli distingue, sì fra la violenza di ungoverno, che è interamente male, perchè è intenzionale ed opera attraverso il pervertimento della ragione, e la violenza di un popolo irato, che è male soltanto in parte perchè deriva dall'ignoranza. Tuttavia vede un solo mezzo efficace per trasformare la società: il ricorso alla ragione e, in ultima istanza, alla persuasione e all'esempio. Chi desidera abolire lo stato deve cessare di cooperare con esso, rifiutarsi di servire nell'esercito, nella polizia, nei tribunali, rifiutarsi di pagare le tasse. Il rifiuto dell'obbedienza è, in altreparole, la grande arma di Tolstoj, Penso che quanto ho detto basti a dimostrare che nei suoi elementi essenziali la dottrina sociale tolstojana è autenticamente anarchica; condanna infatti l'ordinamento autoritario della società esistente, propone un nuovo ordine libertario, indica i mezzi attraverso i quali, quell'ordine si può realizzare. La sua religione, che è naturale e razionale, e cerca il suo Regno nel dominio della giustizia e dell'amore sullaterra, non trascende la dottrina anarchica ma le è complementare.

L'influsso d i Tolstoj

L'influenza di Tolstoj fu immensa e molteplice. Migliaia di Russi e di non Russi divennero suoi appassionati discepoli e fondarono - in Russia e all'estero - colonie tolstoiane basate sulla comunità dei beni e su un ascetico regime di vita. Non sono mai riuscito a trovare una storia completa di queste comunità, ma le poche di cui ho potuto seguire le tracce fallirono in un periodo relativamente breve, o per le incompatibilità personali dei membri, o per la mancanza di esperienza agricola. Un attivo movimento tolstojano continuò tuttavia ad esistere in Russia fino all'inizio d e l decennio 1920-30, quando fu soppresso dai bolscevichi. Al di fuori della Russia, Tolstoj influenzò certamente gli anarchici pacifisti in Olanda, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, e molti altri pacifisti inglesi al tempo della seconda guerra mondiale erano membri di comunità neotolstojane, poche fra le quali sopravvissero alla fine delle ostilità. Forse l'esempio più importante dell'influenza di Tolstoj sul mondo occidentalecontemporaneo è - curiosa ironia, quando si consideri la sua sfiducia nelle chiese organizzate - il gruppo cattolico associato, negli Stati Uniti, con The Catholic Worker e soprattutto con Dorothy Day, la santa rappresentazione dell'anarchismo cattolico nel nostro tempo.
Ma il più grande fra i discepoli di Tolstoj fu senzadubbio il Mahatma Gandhi. L'opera compiuta da questo leader che seppe destare la coscienza del popolo indiano e guidarlo attraverso una rivoluzione nazionale quasi incruenta contro il dominio straniero riguarda solo perifericamente il tema di questo libro ; ma mette conto di osservare che egli fu influenzato da numerosi grandi pensatori liberali. La tecnica della nonviolenza fu elaborata in gran parte sotto l'influsso di Tolstoj e di Thoreau, ed egli fu incoraggiato nella sua idea di un paese di comuni contadini da un'assidua lettura di Kropotkin,
Anche in Russia l'influsso di Tolstoj si estese ben oltre la stretta cerchia dei suoi discepoli, che spesso lo misero in imbarazzo con l'eccessività ed eccentricità del comportamento. Negli ultimi due decenni di vita egli godette di straordinario prestigio più come coscienza, non ufficiale ed eterodossa, della Russia, che come capo di un movimento. Approfittando della fama mondiale che lo metteva al riparo - quasi solo fra i russi - da ogni persecuzione diretta, denunciò ripetutamente il governo zarista per i crimini da esso compiuti contro la moralità razionale e l'insegnamento cristiano. Parlava senza paura, e non si lasciò mai ridurre al silenzio. I ribelli di ogni genere sentivano di non essere soli nel grande stato poliziesco russo finché c'era Tolstoj a dire ciò che il suo senso di giustizia gli suggeriva, e le sue critiche contribuirono senza dubbio a minare le basi dell'impero dei Romanov negli anni fatali dal 1905 al 1917. Una volta di più, egli insegnava una verità cara agli anarchici: che la forzamorale di un uomo solo deciso a difendere strenuamente la sua libertà è più grandediquella d'una moltitudine di schiavi silenziosi.
(G. WOODCOK - L'ANARCHIA)

TOLSTOJ E GANDHI

Nel 1909 iniziò uno scambio di lettere fra Gandhi e Tolstoj che si concluse con la lettera del 7 settembre 1910 di Tolstoj poche settimane prima della sua morte. Eccola.

ALLEGATO C

(Lettera al Mahatma Gandhi)
7 settembre 1910, Kocety
Ho ricevuto la vostra rivista "Indian Opinion", e sono stato contento di sapere quel che vi è scritto sui non resistenti. Ho provato, dunque, il desiderio di dirvi i pensieri che questa lettura ha suscitato in me.
Più vado avanti nella vita più desidero dire agli altri, specialmente adesso che mi sento vicino alla morte, ciò che sento i n modo particolarmente vivo e che secondo me, è di un'importanza enorme, e cioè quel che si chiama la non resistenza, ma che, essenzialmente, nonè altro che la dottrina dell'amore non sviata dalle interpretazioni. Che l'amore, cioè l'aspirazione delle anime verso l'unione e verso l'attività che ne deriva, costituisca la somma, l'unica legge della vita umana lo sente e lo sa nel profondo dell'anima ogni uomo (come si vede più chiaramente nei bambini) ; lo sa finché non viene confuso dalle false teorie mondane. Questa legge è stata proclamata, da tutti i saggi del mondo, indiani, cinesi, europei, greci, romani.
Penso che sia stata espressa più chiaramente da Cristo, che ha detto apertamente che solo in ciò consistono tutta la legge e tutte le profezie. Ma non basta: prevedendo lo svisamento al quale questa legge è stata sottoposta, e al quale può essere sempre sottoposta, egli ha indicato chiaramente il pericolo di questo svisamento, che è proprio delle persone che vivono per gli interessi mondani, e precisamente il pericolo di permettersi una difesa di questi interessi per mezzo della forza, cioè, come egli disse, di rispondere ai colpi con i colpi, di togliere con la forza gli oggetti appropriati eccetera eccetera. L'uomo sa, e qualsiasi persona ragionevole non può non sapere, che l'uso della coercizione è incompatibile con l'amore quale legge fondamentale della vita, che non appena viene permessa la coercizione, qualunque ne sia l'occasione, viene riconosciuta l'insufficienza della legge dell'amore e quindi viene negata la legge stessa. Tutta la civiltà cristiana, che sembra splendere così tanto, è cresciuta su questo malinteso e su questa contraddizione manifesta e strana, a volte coscientemente ma, nella maggior parte dei casi, inconsciamente. In sostanza - non appena fu permessa la resistenza con l'amore non ci fu più nè ci potè più essere l'amore quale legge della vita e non ci fu legge dell'amore oltre la violenza, cioè l'imposizione del più forte. Così l'umanità cristiana ha vissuto durante diciannove secoli. E' vero, in ogni tempo gli uomini si sono lasciati guidare nell'organizzazione della loro vita dalla sola violenza. L'unica differenza tra la vita dei popoli cristiani e quella di tutti gli altri è che nel mondo cristiano la legge dell'amore è stata espressa - in modo così chiaro e preciso come in nessun altra dottrina religiosa, e che gli uomini del mondo cristiano hanno accolto trionfalmente questa legge e, nello stesso tempo, si sono permessi la violenza e hanno costruito sulla violenza tutta la loro vita. Perciò tutta la vita dei popoli cristiani è una lampante contraddizione fra ciò che professano e ciò su cui fondano la loro vita ; la contraddizione fra l'amore, riconosciuto quale legge di vita, e la violenza riconosciuta addirittura come necessità sotto aspetti tutti riconosciuti e esaltanti, come l'autorità dei regnanti, i giudici e l'esercito. Questa contraddizione è cresciuta continuamente insieme col progresso degli uomini del mondo cristiano e, in questi ultimi tempi, è arrivata all'estremo.
Adesso la questione si presenta evidentemente così: o ammettere il fatto che non riconosciamo alcuna dottrina religiosa e morale, e ci lasciamo guidare nell'organizzazione della nostra vita unicamente dalla violenza del piùforte, oppure ammettere che tutte le nostre istituzioni : i tributi ottenuti con la forza, i tribunali, la polizia e, soprattutto, l'esercito, devono essere abolite.
Perchè uccidere ?
Questa primavera, durante l'esame di religione in uno degli istituti femminili di Mosca, l'insegnante di religione e più tardi, il vescovo esaminarono, le ragazze sui comandamenti particolarmente sul sesto. Dopo u n a rispostasuquesto comandamento i l vescovo, d i solito, poneva u n altro problema : l'uccisione è vietata dalla legge di Dio, sempre, e i n tutti i casi ? E l e disgraziate ragazze, corrotte d a i loroinsegnanti, dovevano sempre rispondere e rispondevano che non è sempre vietata, che è permessa i n guerra e nelle esecuzioni dei criminali. Tuttavia, quando a una di queste disgraziate ragazze (ciò che vi sto raccontando non è un'invenzione ma un fatto che mi è stato riferito da un testimone) fu posto dopo la risposta il solito problema, cioè se l'uccisione sia sempre un peccato, essa, turbata e arrossita rispose decisamente che è sempre un peccato ; a tutti i soliti sofismi del vescovo rispose con ferma convinzione che l'uccisione è sempre vietata e che sia il Vecchio Testamento sia Cristo hanno vietato non soltanto l'uccisione, ma qualsiasi torto al prossimo. Nonostante tutta l a magnificenza e l'arte della retorica il vescovo si zittì e la ragazza ne uscì vittoriosa.
Sì, possiamo discutere sui nostri giornali circa i successi dell'aviazione, le complesse relazioni diplomatiche, i vari club, le varie inaugurazioni, le associazioni di ogni genere, le cosiddette opere d'arte e passare sopra a ciò che ha detto quella ragazza ; ma in realtà non possiamo passarvi sopra perchè ogni uomo del mondo cristiano lo sente, più o meno vagamente. Il s ocialismo, il comunismo, l'anarchia, l'esercito della salvezza, la criminalità in aumento, la disoccupazione, l'insensato e crescente lusso dei ricchi e la miseria dei poveri, il numero terribilmente alto dei suicidi sono tutti segni di questa contraddizione interiore che deve e non può non essere risolta. S'intende, essere risolta nel senso del riconoscimento della legge dell'amore e del rinnegamento di qualsiasiviolenza. E perciò la vostra attività nel Transvaal, che a noi sembra in capo al mondo, è pure, un'opera centrale, la più importante delle opere che vengono svolte adesso nel mondo, e a essa prenderanno parte immancabilmente non soltanto i popoli del mondo cristiano, ma tutto il mondo.. Penso che vi farà piacere sapere che anche da noi in Russia questa attività si sta diffondendo rapidamente sotto forma di rifiuti al servizio militare che aumenta ogni anno. Per quanto insignifìcante sia il numero dei vostri uomini che rigettano l a resistenza, e di quelli che da noi, in Russia, rifiutano il servizio militare, sia gli uni sia gli altri possono dire coraggiosamente che Dio è con loro. E Dio è più forte degli uomini.
Nel riconoscimento del cristianesimo, anche nella forma svisata nella quale viene professato fra i popoli cristiani, e nel riconoscimento, nello stesso tempo, della necessità degli eserciti e delle armi per uccidere con enormi masse di soldati, c'è una contraddizione così chiara, così lampante, che prima o poi, probabilmente molto presto, deve inevitabilmente venir fuori, e bisognerà abolire o il riconoscimento della religione cristiana, che è indispensabile per appoggiare l'autorità, oppure l'esistenza dell'esercito e di qualsiasi violenza da esso sostenuta, e che non è meno indispensabile all'autorità. Questa contraddizione è sentita da tutti i governi, sia dal vostro britannico sia dal nostro russo, e per la legge naturale dell'autoconservazione viene perseguita da questi governi più energicamente, come vediamo in Russia e come si vede dagli articoli della vostra rivista, di qualsiasi altra attività antigovernativa. I governi sanno dove sta il loro pericolo principale, e proteggono con vigilanza i loro interessi : si tratta di essere o non essere. Con perfetta stima.
LEO TOLSTOJ

GANDHI

Nato in India il 2 ottobre 1869 fu inviato da giovane a Londra per studiarvi legge e vi soggiornò dal 1888 al 1891. Rientrato in India, nel maggio 1893 si recò i n Sud-Africa dove, coinvolto in un movimento per l'uguaglianza razziale (poiché numerosi indiani che lavoravano in Sud Africa subivano delle discriminazioni dagli europei), vi restò fino al 1914. Tornato in India nel 1915, nel 1919 diede inizio alla lotta nonviolenta per l'indipendenza dell'India dal dominio inglese. La lotta, che si svolse attraverso la non-collaborazione e la disobbedienza civile, registrò fasi drammatiche e Gandhi fu più volte imprigionato (fece più di 6 anni di prigione).
Ecco, i requisiti di un nonviolento che Gandhi predicava :

ALLEGATO D

Umiltà dei nonviolenti
Lo spirito della nonviolenza conduce necessariamente all'umiltà. NONVIOLENZA significa affidarsi a Dio, la Salvezza del Mondo. Se vogliamo ottenere il Suo aiuto, dobbiamo accostarci a Lui con cuore umile e penitente. Coloro che praticano la non-collaborazione non devono speculare sull'enorme successo ottenuto all'interno del Congresso. Dobbiamo comportarci come l'albero del mango, che si piega quando produce i frutti. La sua grandezza sta nella sua maestosa umiltà. Al contrario si sente dire di moltepersone che praticano la non-collaborazione che si comportano in modo insolente e intollerante nei confronti di chi non ha le loro stesse opinioni. Sono convinto che queste persone sono destinate a perdere tutta la loro, autorità se mostrano qualsiasi segho di vanagloria. Sebbene non possiamo dirci insoddisfatti dei progressi compiuti finora, abbiamo fatto ancora ben poco per poterci sentire orgogliosi. Dobbiamo sacrificarci molto di più di quanto abbiamo fatto finora per poter giustificare il nostro orgoglio o addirittura la nostra autoesaltazione. E' vero che migliaia di persone, che si sono affollate al pandal del Congresso, hanno dato il loro appoggio formale alla dottrina, ma poche la hanno seguita nella pratica. Lasciando da parte gli avvocati, quanti genitori hanno ritirato dalle scuole i figli ? Quanti di coloro che hanno votato a favore della non-collaborazione hanno iniziato a filare a mano o hanno eliminato l'uso degli abiti stranieri?
La non-collaborazione è un movimento in cui non c'è posto per le vanterie, le grandi dichiarazioni e la doppiezza. Essa è un banco di prova per la nostra sincerità. Essa richiede un sacrificio deciso, e silenzioso. E' una sfida alla nostra onestà e alla nostra capacità di lavorare per il bene della nazione. E' un movimento che tende a tradurre le idee in azione. E più facciamo, più ci rendiamo conto che deve essere fatto molto di più di quanto avessimo pensato. E questa consapevolezza della nostra imperfezione deve renderci umili. Colui che pratica la non-collaborazione cerca di richiamare l'attenzione degli altri e di porsi come esempio non con la sua violenza ma con la sua riservata umiltà. Egli lascia che le sue azioni concrete parlino per la sua fede. La sua forza sta nel fare affidamento nella sua correttezza della sua posizione. E la convinzione di tale correttezza si fa strada anche nel suo avversario, quando egli interpone tra questo e le sue azioni il minor numero di discorsi possibili. I discorsi, specialmente se arroganti, tradiscono una mancanza di fiducia, e rendono l'avversario scettico sull'efficacia dell'azione stessa. L'umiltà dunque è la chiave per giungere ad un rapido successo. Spero che tutti i seguaci della non-collaborazione riconoscano la necessità di essere umili e moderati. E' perché è tanto poco quello che in realtà ci si richiede di fare, e perché questo poco dipende unicamente, da noi, che mi sono detto convinto che lo Swaraj (Autogoverno, N.D.R.) è raggiungibile in meno di un anno.
Il Satyagraha
Satyagraha letteralmente significa completa osservanza della verità. Tale osservanza conferisce al seguace del satyagraha una potenza invincibile. Questa potenza o forza è espressa dalla parola satyagraha. Il vero satyagraha può essere utilizzato contro la propria moglie e i propri figli, con i governanti, contro i propri concittadini e anche contro il mondo intero.
Tale forza universale naturalmente non opera distinzione tra connazionali e stranieri, giovani e vecchi, uomini e donne, amici e nemici. La forza applicabile in questo modo non può mai essere fisica. In essa non vi è posto per la violenza. L'unica forza applicabile universalmente può dunque essere quella dell'ahimsa, o dell'amore. In altre parole, la forza dell'anima. L'amore non brucia gli altri, brucia se stessi. Dunque un satyagrahi, ossia un individuo che pratica la resistenza civile, sopporta con gioia le sofferenze, anche fino alla morte. Ne consegue che chi pratica la resistenza civile, pur impegnandosi con tutte le sue forze per porre fine all'attuale sistema di governo, non recherà offesa intenzionalmente nè con il pensiero, nè con la parola, nè con le azioni alla persona di nessun inglese. Questa forzatamente breve esposizione delle caratteristiche del satyagraha riuscirà forse a far comprendere e valutare le seguenti regole.
Come individuo :
1) Un satyagraha, o ssia un individuo che pratica la resistenza civile, non coltiverà sentimenti di ira.
2) Egli sopporterà l'ira del suo avversario,
3) Egli sopporterà gli attacchi del suo avversario non cedendo mai alla tentazione della ritorsione: ma non si sottometterà, per timore di punizioni o di altre sofferenze, a nessun ordine dettato dall'ira,
4) Se l'autorità tenta di arrestarlo, il seguace della resistenza civile si sottometterà volontariamente all'arresto e non resisterà al sequestro o all'asportazione delle sue proprietà qualora le autorità decidessero di confiscargliele.
5) Se un seguace della resistenza civile ha qualche proprietà altrui affidatagli in custodia, si rifiuterà di consegnarla, e la difenderà anche al costo della vita. Egli tuttavìa si asterrà sempre dalla ritorsione.
6) La non ritorsione esclude anche l'ingiuria e l'imprecazione.
7) Il seguace della resistenza civile dunque non insulterà mai il suo avversario e non scandirà neppure gli slogan di nuova coniazione che sono contrari allo spirito dell'ahimsa.
8) Il seguace della resistenza civile non saluterà l'Union Jack, ma non la insulterà, come non insulterà alcun funzionario governativo, inglese o indiano.
9) Se nel Corso della lotta qualcuno insulterà un funzionario o cercherà di aggredirlo, il seguace della resistenza civile proteggerà tale funzionario contro gli insulti e l'aggressione anche al rischio della vita.
Il Carcere
Come detenuto il seguace della resistenza civile si comporterà cortesemente con il personale della prigione e si sottometterà a tutte le norme disciplinari della prigione che non siano contrarie al rispetto di se stesso ; ad esempio, mentre saluterà con il consueto salaam il personalecarcerario, non farà nessun umiliante inchino e si rifiuterà di gridare "Vittoria a Sarkar" o cose del genere. Egli prenderà il cibo cucinato e servito in modo igienico e che non è contrario alla sua religione, e rifiuterà di prendere il cibo servito in modo insultante o in piatti sporchi. Il seguace della resistenza civile non farà alcuna distinzione tra i prigionieri comuni e se stesso, e non si considererà in alcun modo superiore agli altri, nè domanderà alcunché che non sia strettamente necessario a mantenersi in buona salute e in buone condizioni. Egli può chiedere soltanto ciò di cui ha veramente bisogno per la propria conservazione fisica e la propria pace spirituale. Il seguace della resistenza civile non digiunerà per rivendicare delle comodità la cui privazione non comporta un'offesa al rispetto di se stesso. (...)
Ho spesso paragonato i satyagrahi in stato di arresto ai prigionieri di guerra. Una volta catturati, i prigionieri di guerra si comportano amichevolmente nei confronti del nemico. E' considerato disonorevole per un soldato prigioniero di guerra ingannare il nemico. Ciò che sostengo non è inficiato dal fatto che il governo non considera i satyagrahi in stato di arresto come prigionieri di guerra. Se ci comporteremo come tali, imporremo immediatamente il rispetto nei nostri confronti. Dobbiamo considerare la prigione un'istituzione neutrale all'interno della quale in una certa misura possiamo, anzi dobbiamo, collaborare. Saremo quanto mai incoerenti e indegni di rispetto se da una parte violassimo deliberatamente la disciplina della prigione e dall'altra ci lagnassimo delle punizioni e dell'eccessiva severità. Non possiamo ad esempio lottare e protestare contro le perquisizioni e nello stesso tempo nascondere oggetti proibiti nelle coperte o nei vestiti. Non conosco nessuna regola del satyagraha in base alla quale sia lecito, in determinate circostanze, mentire o ingannare qualcuno.(..)
Il satyagrahi che si trova in stato di arresto è convinto che riuscirà ad ottenere giustizia attraverso l'umile sottomissione alla sofferenza. Egli crede che la sofferenza paziente per una causa giusta possiede una forza tutta particolare, infinitamente superiore alla forza della spada. Questo non significa che non dobbiamo resistere quando il trattamento carcerario offende la nostra dignità. Così ad esempio dobbiamo resistere fino alla morte contro l'uso di un linguaggio offensivo da parte del personale carcerario o quando ci viene gettato il cibo come a degli animali, come spesso avviene. Gli insulti e gli abusi non fanno parte del dovere delle guardie. Dunque dobbiamo resistere contro queste cose. Ma non dobbiamo resistere contro le perquisizioni perchè fanno parte del regolamento carcerario.
(Gandhi - teoria e pratica della nonviolenza)

APPELLO AL POPOLO INGLESE

' Questo è l'appello al popolo inglese scritto i 7 luglio 1940 (un mese dopo l'Italia entrò nella Il guerra mondiale) .

ALLEGATO E

Nel 1896 rivolsi un appello a tutti gli inglesi del Sud-Africa a favore dei miei compatrioti che si erano recati in quel paese come lavoratori, commercianti, eccetera. L'appello ebbe un certo successo. Per quanto importante potesse essere dal mio punto di vista, la causa per cui allora mi battevo era del tutto insignificante rispetto alla causa che oggi mi spinge a lanciare questo appello.
Faccio appello a tutti gli inglesi, dovunque si trovino, perchè adottino il metodo della nonviolenza invece di quello della guerra, nella risoluzione dei conflitti tra le nazioni e in ogni altra questione. I vostri statisti hanno dichiarato che questa è una guerra per la salvezza della democrazia. Si danno molte altre giustificazioni. Voi le conoscete tutte a memoria. Io credo che alla fine della guerra, quale che potrà essere l'esito non esisterà più nessuna nazione che possa rappresentare la democrazia. Questa guerra si è abbattuta sul genere umano come un flagello e come un avvertimento. Essa è un flagello perchè sta martoriando gli uomini in una misura assolutamente senza precedenti. Tutte le distinzioni tra combattenti e non combattenti sono state abolite. Niente e nessuno viene risparmiato. La menzogna è stata elevata ad arte. L'Inghilterra doveva difendere le piccole nazioni. Una ad una queste sono state cancellate, almeno per il momento. Ma questa guerra è anche un avvertimento. Se infatti nessuno sarà in grado di comprendere l'infausto presagio che essa costituisce, l'uomo sarà ridotto allo stato delle bestie, di cui fa mostra di vergognarsi. Io ho compreso questo infausto presagio fin dall'inizio delle ostilità. Ma non ho avuto il coraggio di parlare. Dio mi ha dato il coraggio di parlare prima che fosse troppo tardi.
Faccio appello perchè cessiate le ostilità, non perchè non siete più in grado di sostenere la guerra, ma perchè la guerra è un male in assoluto. Voi volete eliminare il nazismo. Ma non riuscirete mai a eliminarlo adottando i suoi stessi metodi. I vostri soldati stanno compiendo la stessa opera di distruzione che compiono i tedeschi. La sola differenza è che forse i soldati inglesi non sono tanto spietati quanto quelli tedeschi. Ma anche se per il momento questo è vero, essi ben presto diverranno spietati quando i tedeschi, se non addirittura di più. La guerra non può essere vinta in altro modo. In altre parole voi dovrete divenire più crudeli dei nazisti. Nessuna causa, per quanto giusta, può giustificare il massacro indiscriminato cui oggi stiamo assistendo. Io affermo che una causa che richiede le azioni disumane che si stanno compiendo non può essere considerata giusta.
Io non voglio che l'Inghilterra venga sconfitta, ma non voglio neppure che conquisti la vittoria con l'uso della forza bruta, sia questa espressa con i muscoli o con il cervello. Il vostro coraggio fisico è una cosa ormai incontestabile. Che bisogno avete di mostrare che anche i vostri cervelli non hanno rivali come i vostri muscoli nel campo della forza distruttiva ? Spero che non intendiate entrare in così indegna competizione con i nazisti. Mi permetto di proporvi una via più nobile e più audace, degna del soldato più coraggioso. Vi invito a combattere il nazismo senza armi, o, per attenervi alla terminologia militare, con armi nonviolente. Abbandonate le armi che impugnate, convincetevi che non possono servire a salvare voi stessi e l'umanità. Invitate Hitler e Mussolini a prendere ciò che vogliono dei paesi che voi chiamate vostri. Lasciate che essi si impadroniscano della vostra bella isola, con tutto ciò che di grande e di bello contiene. Darete ai dittatori tutto ciò, ma non darete mai loro i vostri cuori e le vostre menti. Se essi vorranno occupare le vostre case, voi le abbandonerete. Se non vi lasceranno uscire, voi insieme alle vostre donne e ai vostri figli vi lascerete uccidere piuttosto che sottomettervi.
Questo metodo, che io ho chiamato non-collaborazione nonviolenta, in India ha avuto notevoli successi. I vostri compatrioti che governano l'India potrebbero negare totalmente quanto io affermo. Ma vi ingannerebbero. Potrebbero dirvi tuttavia che la nostra non-collaborazione non è stata sempre completamente nonviolenta ed è stata provocata dall'odio. Questo non posso negarlo completamente. Se la nostra non-collaborazione fosse stata completamente nonviolenta, se tutti i non-collaboratori non avessero nutrito che benevolenza e amore nei vostri confronti, non esito ad affermare che voi che oggi siete i padroni dell'India sareste divenuti i suoi allievi e con le vostre capacità, di gran lunga superiori alle nostre, avreste perfezionato quest'arma invincibile che è la non-collaborazione e con essa avreste affrontato la minaccia tedesca e italiana. In tal caso la storia d'Europa degli ultimi mesi sarebbe stata completamente differente. L'Europa avrebbe evitato lo spargimento di fiumi di sangue innocente, il saccheggio di tante piccole nazioni e l'orgia di odio a cui oggi assistiamo.
Questo appello non vi viene rivolto da un uomo che non sa il fatto suo. Ho sperimentato con rigore scientifico la nonviolenza e le sue possibilità di applicazione per più di cinquanta anni consecutivi. Ho praticato la nonviolenza in ogni campo della vita, da quello privato, a quello istituzionale, a quello economico, a quello politico. Non conosco un solo caso in cui essa abbia fallito. I suoi apparenti fallimenti sono da attribuire unicamente alle mie imperfezioni. Non pretendo di essere perfetto. Ma pretendo di essere un appassionato ricercatore della verità, la quale non è altro che un sinonimo di Dio. E', nel corso di tale ricerca che ho scoperto la nonviolenza. La diffusione di essa è la missione della mia vita. Non ho altri interessi nella vita che lo svolgimento di questa missione. Affermo di essere stato per tutta la vita un amico del tutto disinteressato del popolo inglese. Per un certo periodo ho anche amato l'Impero britannico. Pensavo che esso facesse il bene dell'India. Quando mi sono reso conto che oggettivamente non poteva arrecare alcun bene al mio paese, ho usato, e ancora uso, il metodo nonviolento per combattere l'imperialismo. Quale che potrà essere il destino del mio paese, il mio amore per voi rimane e rimarrà inalterato. La mia nonviolenza richiede un amore universale, e in questo amore voi occupate una parte non secondaria. E' questo amore che mi ha spinto a rivolgervi questo appello.
Possa Dio dare forza ad ogni mia parola. Ho iniziato queste mie righe nel suo nome, e nel suo nome le concludo. Possano i nostri statisti avere la saggezza e il coraggio di dare ascolto al mio appello. Comunico a Sua Eccellenza il Viceré che i miei servigi sono a disposizione del Governo di Sua Maestà, qualora vengano considerati di qualche utilità per il raggiungimento dei fini del mio appello.
L'AHIMSA
Ed ecco la conclusione dell'autobiografia dove è racchiusa la sua teoria:
ALLEGATO F
La mia esperienza costante mi ha convinto che non vi è altro Dio al di fuori della verità, e se ogni pagina di questi capitoli non grida ai lettori che il solo sistema per arrivare alla realizzazione della verità è l'Ahimsa, tutti gli sforzi fatti per scrivere queste pagine saranno stati vani. Ma se il mio sforzo si dovesse rivelare inutile, sappiano i miei lettori che è il mezzo, non il grande fine ultimo, che è sbagliato. Bisogna riconoscere che per sinceri che siano stati i miei tentativi di raggiungere l'Ahimsa, sono rimasti sempre imperfetti e inadeguati, i piccoli squarci di verità che sono riuscito a vedere rendono male l'idea della sua indescrivibile lucentezza, un milione di volte più forte di quella del sole che noi vediamo ogni giorno con i nostri occhi ! Quello che sono riuscito a captare è solo un debole chiarore emanante dalla potente luce. Ma avendo compiuto tanti esperimenti, posso asserire con convinzione che una perfetta visione della verità la si può ottenere solo dopo aver adottato completamente l'Ahimsa.
Per riuscire a vedere faccia a faccia lo Spirito della verità universale onnipresente, bisogna riuscire ad amare la più modesta creatura quanto noi stessi. E un uomo che nutre questa aspirazione non può esimersi dal partecipare a nessun aspetto della vita, ecco perchè la mia adorazione per la Verità mi ha portato ad interessarmi anche di politica; posso affermare senza la minima esitazione, sebbene con molta umiltà, che coloro che sostengono che la religione non c'entra con la politica ignorano cosa sia la politica .
Identificarsi con ciò che vive è impossibile senza l'auto-purifìcazione ; senza di essa l'obbedienza alla legge dell'Ahimsa deve restare un sogno vano ; chi non è puro di cuore non troverà mai Iddio, perciò l'auto-purificazione deve significare purezza in tutte le circostanze della vita. E siccome la purificazione è molto contagiosa, quella propria comporterà fatalmente anche quella di tutto ciò che ci circonda.
Ma il cammino è arduo e ripido : per giungere alla purezza perfetta bisogna essere, assolutamente senza passioni, nel pensiero, nella parola e nelle azioni, bisogna emergere dalle correnti contrastanti di amore e di odio, di attaccamento e di repulsione. Io so di non essere ancora arrivato alla triplice purezza, malgrado il mio tentativo costante di raggiungerla. Ecco perchè le lodi del mondo non mi toccano, anzi spesso mi feriscono. Conquistare le passioni subdole mi pare più difficile che raggiungere la conquista fisica del mondo con la forza delle armi. Da quando sono tornato in India ho combattuto contro le passioni assopite che si nascondono nel mio cuore, lo scoprirle mi ha umiliato ma non mi ha vinto. Le esperienze e gli esperimenti mi hanno dato coraggio e molta gioia. Ma so che mi aspetta un cammino difficile, mi devo annientare totalmente. Finchè un uomo, di sua spontanea volontà, non si considera l'ultimo fra i suoi simili, per lui non c'è salvezza: l'Ahimsa è il limite estremo dell'umiltà.
Nel salutare il lettore, almeno per il momento, gli chiedo di unirsi a me nell'elevare una preghiera al Dio della verità, affinchè mi conceda la grazia di raggiungere l'Ahimsa con il pensiero, con la parola e con gli atti.