da "quaderni" di laportabergamo.it
1° RELAZIONE
DI DAVIDE MELODIA
TEORIA DELLA NONVIOLENZA
• AUTOBIOGRAFIA
Nato il 10 agosto 1920 a Messina, da Vincenzo (pastore evangelico,
socialista e pacifista) e da Alessandrina Riccelbi (prof. in pedagogia) -
Militare (volontario ordinario nel 1939), guerriero mediocre (1940),
prigioniero di guerra (1940-47),
sarà successivamente maestro elementare, pastore evangelico,
maestro carcerario, traduttore, pittore e
guida interprete; era libero predicatore evangelico.
Nonviolento sempre (dal 1947) come tale ha scritto prose e poesie sulla pace, il disarmo unilaterale, il pensiero nonviolento,
il problema carcerario,
il vangelo, l'arte (teatro, poesie, pitture) e la nonviolenza.
Ha avuto varie responsabilità nel Movimento Nonviolento e nella Lega
per il Disarmo Unilaterale ma medita di dedicarsi di più alla ricerca
e alla diffusione dei problemi sociali in chiave nonviolenta e meno
all'organizzazione.
LA LEGA PER IL DISARMO UNILATERALE
Per parlare di nonviolenza bisogna rifare il punto della situazione di tutte quelle organizzazioni
che si sono assunte la responsabilità di portare avanti un discorso Antimilitarista e di una società nuova ed alternativa.
Purtroppo la scarsa collaborazione tra i vari movimenti e la scomparsa di compagni dalla lotta,
ha fatto si che non si è riusciti a far germogliare il seme che si era piantato.
Da parte della L.D.U. si cerca di ricollegare tutti i movimenti per la pace sotto un Minimo Comune Multiplo, anche se tuttora non si è
riusciti ad incidere nelle lotte per la pace, così come non ha inciso
quel Movimento per la pace che nell'autunno scorso era sceso in piazza, cui anche la LDU aveva partecipato con il rischio di esporsi a
strumentalizzazioni politiche.
Il grande movimento per la pace non ha inciso a livello nazionale (anche perchè cavalcato dai grandi partiti),
anche se qualche cosa è riuscita ad incidere a livello locale, ma in luoghi sperduti ed in aree sparse.
I movimenti nonviolenti ed antimilitaristi, perciò, devono, trovare un
metodo più convincente,una coesione più efficace ed un ritmo adeguato
per poter contrastare e bloccare se non vincere il ritmo della violenza.
Una delle tematiche che attualmente tormentano ed affliggono l'Italia
e l'Europa,è il problema dei due blocchi contrapposti (NATO e Patto di Varsavia) ed il movimento
antimilitarista italiano risponde con la antica
richesta di uscita dalla NATO (come base minima), richiesta
che prima (tra il 1949 e il 1953) era sostenuta anche dai grandi partiti di sinistra (PCI e PSI), i quali avevano formato un piccolo
movimento che si chiamava "partigiani della pace"; anche se non era prettamente antimilitarista e nonviolento,
era contro l'entrata dell'Italia nella N.A.T.O.
La LDU, che non ha mai abbandonato il problema dell'uscita dell'Italia
dalla NATO, sta tentando di dimostrare anche a livello giuridico, che
quando il parlamento decretò l'entrata dell'Italia nella NATO lo fece
in un modo illegale, perchè secondo la costituzione la sovranità della
nazione appartiene al popolo, e a quel tempo il popolo si espresse contro l'entrata nella NATO.
AÌtro problema attuale è quello degli armamenti. Attualmente, c'è il
caso della base NATO a Comiso che dovrebbe ospitare ben 112 missili
Cruise. Anche se Comiso è lontano (prov. di Ragusa), per cui non è possibile a tutti
andarci, si può risollevare il problema in qualsiasi
città tenendo informata l'opinione pubblica.
Nonostante tutto però, la violenza avanza sempre di più.
La LDU assieme ad altri movimenti pacifisti, aveva lanciato l'anno
scorso la campagna per l'obiezione fiscale, ossia il non pagamento delle t a s s e
(5%) in favore degli armamenti.
Purtroppo, però, solo circa 350/400 persone hanno obiettato.
GENESI DELLA NONVIOLENZA
Secondo la cultura occidentale il concetto della nonviolenza è in
riferimento all'avvento del cristianesimo, mentre in verità il ragionamento
nonviolento risale a tempi più remoti, addirittura c'è qualche
sfumatura nell'antico Egitto.
La nonviolenza risale soprattutto ai tempi, in cui l'uomo intraprese
i primi passi verso l'industrialismo, quando cioè, la violenza, intesa
come costrizionestataleedistituzionale, scoprì l'uso del ferro e
del bronzo, che, mentre da una parte portava verso una tecnologia più
avanzata, dall'altra immetteva sulla strada della violenza.
Molte civiltà precedenti usavano la violenza per sovravvivenza e non
per sconfiggere il nemico studiato a tavolino o scoperto come tale da
qualcuno al di sopra delle nostre teste, perchè questo poi è il segno
della civiltà industriale di massa.
A mano a mano che le città si ingrandiscono, l'uomo tende a garantirsi
la sicurezza ed il benessere e nel frattempo cede il suo potere naturale, il suo diritto, delega!
Ora questa delega è celata nelle forme più mistificate e moderne che
possono considerarsi quelle che portano in fin dei conti alla democrazia attuale.
Nelle masse ora c'è questa tendenza di consenso, di delega che purtroppo però
spersonalizza l'uomo e lo limita nei suoi poteri più naturali.
NONVIOLENZA E MOVIMENTI RELIGIOSI
Molti padri della Chiesa erano nonviolenti e molti martiri cristiani
erano tali perchè non accettavano la violenza, però durante l'epoca
costantina il cristianesimo cedette profondamente.
Molte sette religiose, che tendevano a riscoprire il vero valore del
cristianesimo, furono definite eretiche e distrutte con la forza; molti eretici erano tali
proprio perchè rifiutavano il giuramento dai mauriciani ai valdesi e così via.
Il cristianesimo durante l a riforma protestante, si difese con la forza,
mentre un altro grande movimento ossia quello anabattista preferì
rifugiarsi al Nord e prese radici in Olanda, dando vita ad altri movimenti
tra cui i confratelli, i battisti ecc .
Durante la secessione in Inghilterra nacquero i quaccheri, ma anche
questi perseguitati dal potere, furono costretti a fuggire e si rifugiarono negli Stati Uniti.
Ancora oggi esistono e durante l a guerra
del Vietnam pagarono con 37.000 renitenti alla leva la loro ideologia
nonviolenta e pacifista.
H.D. THOREAU
Un grande ispiratore di Gandhi fu H.D. Thoreau (1817-1862).
Nato da padre anglofrancese e da madre anglosassone, da giovane si trasferì a Concorde negli Stati Uniti.
Nel 1846 trascorse un giorno di prigione per essersi rifiutato di pagare una tassa elettorale.
Rifiutò il pagamento per protestare contro la
politica schiavista degli Stati Uniti e contro la guerra imperialistica
che gli USA stavano conducendo contro il Messico. Thoreau fu poi
scarcerato perchè una zia gli pagò la tassa.
Ispiratori di Thoreau furono i grandi filosofi orientali (Meucio e Confucio) e il filosofo inglese Locke.
Da molti viene definito in modo errato anarchico. Thoreau non lo era,
anche se però lo si può definire anarcoide poiché, fu ispiratore di molti ideologi anarchici e nonviolenti.
Ecco come Thoreau esamina il comportamento del cittadino quando il governo
opera una politica schiavistica ed imperialista.
ALLEGATO A
Disobbedienza civile (1849)
Accetto con tutto il cuore il motto: "Il miglior governo è quello
che governa meno"; e mi piacerebbe vederlo attuato più rapidamente e sistematicamente.
Messo in pratica, equivale infine a questo,
nel quale pure credo: "Il miglior governo è quello che non governa affatto";
e quando gli uomini saranno preparati per accettarlo,
quello sarà il genere di governo che avranno. Nel miglior dei casi il governo
non è che un espediente; ma quasi tutti i governi sono generalmente, e tutti i governi qualche volta, inutili.
Le obiezioni che sono state portate contro un esercito permanente, e
sono molte e pesanti e meritano di prevalere, possono anche alla fine essere portate contro un governo permanente.
L'esercito permanente è soltanto un braccio del governo permanente.
Il governo stesso, che è soltanto il modo che il popolo ha
scelto per dare esecuzione alla propria volontà è egualmente soggetto a subire abusi e perversioni
prima che i l popolo possa agire per suo mezzo.
Ne è testimonianza l'attuale guerra contro il Messico,
opera di relativamente pochi individui che usano il governo permanente come loro strumento;
poiché, all'inizio, il popolo non avrebbe consentito a questa impresa. (...)
Ma, per parlare praticamente e come cittadino, diversamente da coloro
che definiscono se stessi uomini senza governo, io chiedo non
l'abolizione immediata del governo, ma subito un governo migliore.
Che ogni uomo faccia sapere quale genere di governo meriterebbe il
suo rispetto, e ciò sarà un passo verso il raggiungimento di esso.
Dopo tutto, la ragione pratica per cui, quando il potere è finalmente
nelle mani del popolo, si permette a una maggioranza di governare,
e per un lungo periodo di conservare il governo, non si
trova nella probabilità che la maggioranza abbia ragione, e neppure
nel fatto che ciò sembri più giusto alla minoranza, ma nel motivo
che la maggioranza è fisicamente la più forte. Ma un governo,
nel quale la maggioranza decide in tutti i casi, non può essere
basato sulla giustìzia, sia pure nella estensione limitata in cui
gli uomini la comprendono.
Non può esserci un governo in cui la maggioranza non decida virtualmente
ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, ma decida la coscienza?
- in cui la maggioranza decida soltanto quelle questioni alle
quali è applicabile la regola della convenienza ?
Deve il cittadino,
anche per un istante e in misura minima, affidare la propria coscienza al legislatore?
Perchè ogni uomo ha una coscienza, allora ?
Penso che dovremmo essere prima di tutto uomini ; e sudditi soltanto
successivamente. Non è desiderabile che l'uomo coltivi il rispetto per la legge,
ma quello per la giustizia. Il solo obbligo
che ho il diritto di assumere, è di fare in ogni occasione ciò che penso sia giusto. (...)
Come conviene che si comporti un uomo, oggi, nei confronti di questo governo americano ?
Rispondo che non può senza disonore associarsi ad esso.
Non è possibile, neppure per un istante, riconoscere come mio governo
quell'organizzazione politica che è anche il governo dello schiavo.
Tutti gli uomini riconoscono il diritto di rivoluzione ; cioè il
diritto di rifiutare la fedeltà e di resistere al governo, quando
la sua tirannia o la sua inefficienza sono grandi e non sopportabili.
Ma molti sostengono che tale caso si è verificato soltanto
nella Rivoluzione del 1775. Se mi si venisse a dire che quello era
un cattivo governo perchè tassava certi prodotti stranieri che
giungevano ai suoi porti, è molto probabile che non farei nessuna
protesta riguardo a un tale problema, perchè posso fare a meno di simili prodotti.
Tutte le macchine hanno il loro attrito, che possibilmente produce
bene sufficiente a controbilanciare il male. Ad ogni modo, è un
gran male fare scompiglio riguardo ad esso. Ma quando l'attrito
giunge ad avere la sua macchina, e l'oppressione e la rapina sono
organizzate, affermo che non dobbiamo più a lungo tenere una simile macchina.
In altre parole, quando un sesto della popolazione di
una nazione, che ha assunto l'impegno di essere il rifugio della
libertà, è costituito da schiavi, e un intero paese è ingiustamente invaso e conquistato
da un esercito straniero e soggetto alla legge militare, penso che per gli uomini onesti è il momento
di ribellarsi e fare la rivoluzione. Ciò che rende questo dovere ancora
più urgente è il fatto che il paese così devastato non è il nostro,
ma è nostro l'esercito invasore.
Il cittadino e la legge
Esistono leggi ingiuste : saremo disposti ad obbedire ad esse, o
tenteremo di emendarle e obbediremo a d esse finché, non avremo successo ?
o le trasgredire mosubito ? Generalmente, gli uomini, sotto
un governo come il nostro, pensano che si debba attendere fintantoché
non avranno persuaso la maggioranza a cambiare. Pensano che
se resistessero alle leggi, il rimedio sarebbe peggiore del male.
Ma la colpa è del governo stesso se il rimedio è peggiore del male.
II governo lo rendepeggiore. Perchè non è più pronto a prevedere
e a preparare delle riforme ? Perchè non gli è cara la sua saggia
minoranza ? Perchè grida e resiste prima di essere ferito ? Perchè
non incoraggia i suoi cittadini a stare all'erta per denunciare
le sue manchevolezze e fare meglio anziché conservarle ? Perchè continua
a crocifiggere Cristo, a scomunicare Copernico e Lutero, a
dichiarare ribelli Washington e Franklin ? ' ( . . . )
Non esito ad affermare che coloro che si definiscono Abolizionisti
dovrebbero subitoeffettivamenteritirare il loro appoggio,
sia nella persona che nella proprietà, al governo del Massachusetts
e non attendere finché costituiranno la maggioranza di uno, piuttosto che
accettare il diritto di prevalere attraverso di essa.
Penso sia sufficiente che abbiano Dio dalla loro parte, senza bisogno
di aspettare quell'uno in più. Inoltre, qualsiasi uomo più giusto dei
suoi vicini costituisce già una maggioranza di uno.
Incontro il governo americano, o il suo rappresentante, il governo di
questo Stato, direttamente a faccia a faccia, una volta all'anno - non di più -
nella persona del suo esattore delle imposte ; questo è l'unico modo nel quale un uomo
nelle mie condizioni necessariamente
lo incontra ; e il governo in quel momento dice distintamente "Riconoscimi".
Il modo più semplice, più efficace e, nella presente situazione politica, più indispensabile,
di trattare col governo su questo
punto, di esprimere la vostra piccola soddisfazione e amore nei suoi
riguardi, è di non riconoscerlo in questo momento. Il mio civile vicino,
l'esattore delle imposte, è proprio l'uomo col quale devo trattare -
perchè, dopo tutto, è con uomini e non con la pergamena che io
litigo - ed egli ha volontariamente scelto di essere un agente del governo.
Come potrà mai conoscere bene che cosa è e fa , come ufficiale
del governo e come uomo, finché è costretto, a preoccuparsi se dovrà
trattare me suo vicino, per il quale ha rispetto, come vicino e persona
ben disposta e come un pazzo e disturbatore della pace ; e dovrà vedere
se può togliere questo intralcio al buon vicinato senza un pensiero o una parola più
rude e più impetuosa, corrispondente alla sua azione ?
Sono profondamente convinto che se mille, o cento, o dieci
uomini di cui potessi fare il nome, se dieci uomini onesti soltanto
anzi, se un solo uomo ONESTO, in questo Stato del Massachusetts, cessando di
tenere schiavi, dovesse effettivamente ritirarsi da questa
associazione ed essere rinchiuso perciò nel carcere della contea, questo
fatto significherebbe l'abolizione della schiavitù in America.
Perchè non importa quanto piccolo possa sembrare l'inizio : quello, che è fatto bene una volta
è fatto per sempre. Ma preferiamo parlare di ciò:
questa diciamo che è la nostra missione. L'abolizionismo ha molte decine di giornali
al suo servizio, ma non un solo uomo. (...)
Sotto un governo che imprigiona chiunque ingiustamente, il vero posto
per un uomo giusto è pure una prigione. Oggi il luogo adatto, l'unico
luogo che il Massachusetts ha provveduto per i suoi spiriti più liberi e coraggiosi,
si trova nelle sue prigioni, per essere cacciati e
chiusi fuori dello Stato da un suo proprio provvedimento, come essi
si sono già messi fuori coi loro principi. E là che troverebbero
lo schiavo fuggitivo, e il prigioniero messicano sulla parola, e l'indiano venuto a perorare
i torti della sua razza; in quel territorio
separato, ma più libero e onorevole, dove lo Stato pone coloro che
non sono con lui, ma contro di lui ; l'unica casa in uno Stato schiavista
nella quale un uomo libero può dimorare con onore. Se qualcuno
pensa che la loro influenza andrebbe perduta in prigione , e le loro
voci non affliggerebbero più l'orecchio dello Stato ; che essi non
sarebbero come un nemico dentro le sue mura; orbene costui non sa quanto
la verità è più forte dell'errore, nè con quanta maggiore eloquenza
ed efficacia può combattere l'ingiustizia colui che ne ha sperimentato
un pò nella sua stessa persona.
Lanciate il vostro intero voto,
non semplicemente un pezzo di carta, ma la vostra completa influenza.
Una minoranza è senza potere se si conforma alla maggioranza ; non
è neppure una minoranza allora ; ma è irresistibile quando fa ostruzionismo
con tutto il suo peso. Se l'alternativa è di tenere tutti
gli uomini giusti in prigione oppure di rinunciare alla guerra e alla schiavitù,
lo Stato non esiterà nella scelta. Se mille uomini
non dovessero pagare le loro imposte quest'anno, questa non sarebbe
una misura violenta e sanguinosa, come lo sarebbe pagarle e consentire allo Stato
di commettere violenza e spargere sangue innocente.
Questa è, in realtà, la definizione di una rivoluzione pacifica,
se una tale rivoluzione è possibile. Se l'esattore delle imposte, o
qualche altro pubblico ufficiale, mi chiedesse, come uno ha fatto :
"ma che cosa devo fare io ?", la mia risposta è: "Se veramente vuoi
fare qualcosa, dimettiti dal tuo ufficio". Quando il suddito ha rifiutato l'obbedienza,
e l'ufficiale ha dato le dimissioni, allora
la rivoluzione è compiuta. Ma supponete pure che debba scorrere sangue.
Non c'è una sorta di spargimento di sangue quando la coscienza è ferita? (..).
L'individuo e lo Stato
L'autorità del governo, anche nei limiti in cui sono disposto a sottomettermi ad essa -
infatti voglio cordialmente obbedire a coloro
che sanno e possono fare meglio di me, e in molte cose anche a coloro che nè sanno nè possono fare così bene -,
è ancora impura ; per essere strettamente giusta, deve avere la sanzione e il consenso dei sudditi.
Non può avere nessun vero diritto sulla mia persona e proprietà, eccetto quello che le concedo io.
Il progresso dalla monarchia assoluta a quella costituzionale, dalla monarchia costituzionale
alla democrazia, è un progresso verso un vero rispetto per l'individuo.
Anche il filosofo cinese era abbastanza saggio da considerare l'individuo come base dell'impero.
La democrazia, come la conosciamo noi, è l'ultimo perfezionamento possibile della forma di governo ?
Non è possibile fare, un passo ulteriore verso il riconoscimento
e l'organizzazione dei diritti dell'uomo ? Non ci sarà mai uno
Stato veramente libero e illuminato, finché lo Stato non giungerà
a riconoscere l'individuo come un potere più alto e indipendente,
dal quale derivano tutto il suo potere e l'autorità, e lo tratterà
di conseguenza. Mi è gradito immaginare uno Stato nel futuro che
possa permettermi di essere giusto verso tutti gli uomini, e di
trattare l'individuo con rispetto come un vicino ; uno Stato che perfino non consideri contrario
alla sua quiete il fatto che alcuni individui vivano in disparte da esso, senza immischiarsi nei suoi affari,
nè siano inglobati dall'organizzazione statale, individui che
abbiano adempiuto a tutti i doveri di vicini e di uomini.
Uno Stato che portasse questo genere di frutti, e li lasciasse cadere
appena maturi, preparerebbe la via per uno Stato ancora più perfetto e glorioso.
Anche quest'ultimo l'ho immaginato, ma non l'ho ancora visto da nessuna parte .
W. JAMES
Uno dei primi a formulare una chiara proposta di un servizio civile
alternativo (antimilitarismo moderno) fu il pragmatico Wiham James (1842-1910).
L'articolo più interessante da lui scritto è "L'equivalente morale della guerra" (1910)
in cui presenta un'accurata analisi psicologica degli istinti guerrieri dell'uomo, e propone, non la loro negazìone
ma la loro utilizzazione nella lotta contro le avversità naturali.
Difatti, egli asserisce che dal punto di vista della guerra,l'uomo
si è forgiato di grandi ideali (fasulli!).
- LA.GLORIA, L'OBBEDIENZA E L'EROISMO - e che tali ideali si possono
raggiungere anche tramite l'antimilitarismo (servizio civile) .
RUSKIN
Un grande critico d'arte, Ruskin, fu l'ispiratore degli esperimenti ecologici comunitari di Gandhi.
Attraverso l'arte Ruskin, arrivò all'uomo capendolo meglio e poi, riscoprendo il lavoro artigianale scoprì sia l'uomo
che l'arte ormai persi nell'industrialismo.
Secondo Tolstoj, James e Ruskin ogni corsa verso il futuro era folle,
se non si riprendeva il contatto con l'uomo e la natura originaria.
Thoreau diceva che l'uomo attraverso la natura "si riscopriva, si formava,
vi si riconosceva ed arrivava all'arte ; Ruskin, invece, dall'arte da cui era partito,
diceva che l'uomo nell'arte fermava per sempre
dei valori. La più grande opera di Ruskin è "Autobiografia" scritta
negli ultimi anni della sua vita, quando ormai da tutti veniva considerato pazzo.
L.N. TOLSTOJ
Un grande ispiratore di Gandhi fu L.N. Tolstoj (1828-1910).
L'attività del grandescrittorerussodal1879allamortefuprevaletemente
dedicata all'approfondimento dei problemi religiosi e morali.
Nel 1881 durante il soggiorno a Mosca, egli conobbe la terribile miseria che si nascondeva nelle città russe.
Da questa esperienza nacque
il libro "Che fare ?", in cui critica aspramente la proprietà privata.
Dopo la lettura di "Non-resistenza cristiana" dell'americano Adin Ballou
(suo grande ispiratore) tra il 1891e il 1893" Tolstoj compose
"Il regno di Dio è in voi", in cui indagò l a tematica "violenza-nonviolenza"
L'INTERPRETAZIONE DI TROTZKIJ
Ecco ora il pensiero di Trotzkij : "Sono già alcune settimane che in
tutto il mondo, i sentimenti e le idee di tutte le persone che, leggono
e pensano sono concentrate da prima intorno al nome e all'immagine
e poi intorno alle ceneri e alla tomba di Tolstoj. La sua decisione
di fronte alla morte imminente di bruciare i ponti con la famiglia e
con le condizioni tra cui era nato, cresciuto e invecchiato, la sua
fuga dalla vecchia casa per dissolversi tra i poveri, tramilionidi
esseri umili e grigi. La sua morte sotto gli occhi di tutto il mondo.
Tutto ciò non soltanto ha generato un potente afflusso di simpatia,
d'amore e di stima verso Tolstoj in tutti i cuori indomiti, ma ha anche
suscitato una confusa inquietudine nella coscienza corazzata di
quelli che sono i padroni responsabili dell'attuale regime sociale.
Ci dev'essere qualcosa che non va nella loro sacra proprietà, nel loro
Stato, nella loro Chiesa, nella loro famiglia, se l'ottantatreenne Tolstoj,
negli ultimi suoi giorni è diventato fuggiasco di tutta quella
glorificata "cultura". Più di trent'anni fa, quando era cinquantenne
Tolstoj, tra i tormenti della coscienza, la fece finita con la fede e
le tradizioni dei padri e creò una fede propria Tolstojana (ne è testimonianza,
"La confessione", scritto tra il 1879 e il 1882, N.D.R.).
La dottrina di Tolstoj non è la nostra dottrina. Egli proclamò la non resistenza
al male col male. La forza motrice principale era, secondo
lui, non ravvisata nelle condizionisociali ma nell'animo dell'uomo.
Egli credeva di poter sradicare con l'esempio morale la violenza e di
poter disarmare con l'argomento dell'amore il dispotismo.
Scriveva lettere di esortazione ad Alessandro III e a Nicola II Zar,
come se la radice della violenza fosse nella coscienza del violentatore
e non nelle condizioni sociali che generano l a violenza.
Per il proletariato è organicamente impossibile accettare questa dottrina
perchè ad ogni suo slancio verso la rinascita morale, verso il
sapere, l'operaio ha sempre alle sue mani e ai suoi piedi le ferree
catene della schiavitù sociale, e da queste catene non può liberarsi,
se non con un immenso sforzo ; esse vanno spezzate e gettate. A differenza
di Tolstoj noi diciamo: la violenza organizzata della minoranza
può essere distrutta soltanto dall'insurrezione organizzata della maggioranza.
RELIGIONE E RIVOLUZIONE
La fede di Tolstoj non è la nostra fede. Dopo aver rifiutato l'aspetto
cerimoniale della chiesa ortodossa, Tolstoj arrestò il coltello
della sua critica davanti all'idea di Dio, come fonte d'amore, come
padre degli uomini e come creatore e signore del mondo; ebbene noi andiamo
più in là di Tolstoj. Alla base della vita dell'universo noi conosciamo
e riconosciamo soltanto la materia eterna, ubbidiente nelle
sue leggi interne nella società umana, quelle della singola anima
umana; vediamo soltanto una particella dell'universo sottomessa alle
leggi generali. E come non vogliamo un padrone coronato sopra il nostro
corpo, così non riconosciamo un Signore divino sopra la nostra anima.
Eppure nonostante questa profonda differenza, tra la fede di Tolstoj
e la dottrina del socialismo, c'è una profonda affinità morale.
Nell'onestà, nell'impavidità della loro negazione dell'oppressione e della schiavitù,
nell'insorprendibilità della loro aspirazione alla fratellanza umana.
Tolstoj non si dichiarerà rivoluzionario, ma cercava
appassionatamente la verità e, quando la trovava, non aveva paura di
proclamarla. La verità possiede una terribile forza esplosiva ;
una volta proclamata essa genera irresistibilmente nella coscienza delle
masse, conseguenze rivoluzionarie.
Tutto ciò che Tolstoj dicevapubblicamentesull'insensatezza
del potere dello Zar, sulla criminalità del serviziomilitare, sulla disonestà
delle proprietà terriere, sulla menzogna della chiesa tutto ciò,
attraverso migliaia di canali, entrava nelle menti delle masse lavoratrici,
eccitava milioni di membri delle sette religiose, e la parola diventava azione.
Pur senza essere rivoluzionario, pur senza aspirare alla rivoluzione,
Tolstoj nutriva nella sua parola geniale, la forza spontanea rivoluzionaria.
Tolstoj, non si considerava un socialista e non lo era, ma nella ricerca della giustizia
nei rapporti fra uomo e uomo, egli non si fermava
al ripudio degli idoli del potere autocratico e della chiesa ortodossa
ma, andava più avanti e, con grande sgomento di tuttigliambienti, lanciò un'anatema
contro i rapporti sociali, che condannano l'uomo a raccogliere il letame di un altro uomo.
LIBERALISMO E SOCIALISMO
Soprattutto gli ambienti liberali lo circondavano servilmente, lo incassavano,
passavano sotto silenzio ciò che era diretto contro di loro,
cercavano di blandire la sua anima e di affogare il suo pensiero
nellagloria, ma egli non cedeva ; e per quanto si dice siano lacrime
che adesso la società liberale versa sulla tomba di Tolstoj, noi abbiamo l'incontestabile diritto di dire
che il liberalismo non risponde alle domande di Tolstoj ; il liberalismo non può contenere Tolstoj ed è
impotente di fronte a lui.
La cultura, il progresso e l'industria vadano in malora, dicevaTolstoj
se le mie sorelle devono fare commercio del proprio corpo sui marciapiedi delle vostre città.
L'unica risposta alle domande di Tolstoj, può essere solo quella del
socialismo scientifico, e in questo senso si può dire che la dottrina
Tolstojana sfocia nel socialismo in modo naturale come un fiume si getta nell'oceano.
Poiché nella sua vita Tolstoj ha servito la causa della liberazione
dell'umanità, la sua morte si è ripercorsa nel paese come rimembranze
degli ideali della rivoluzione e questo appello ha avuto una risonanza
inaspettatamente tempestosa. A Pietroburgo, Mosca, Kiev ed altre città
le commemorazioni studentesche di Tolstoj hanno assunto caratteri di
comizi politici, e i comizi si sono riversati nelle vie con la parola
d'ordine : abbasso la pena di morte, abbasso i preti.
E come nel buon tempo andato davanti agli studenti in fermento sbucavano
dagli androni le figure degli imputati e dei professori liberali
che agitavano spaventati le mani verso gli studenti invitandoli alla
calma, come nel buon tempo andato il liberale fu gettato da parte.
Ma all'orizzonte si è già delineata una figura ben più minacciosa.
Gli operai, di una serie di fabbriche e officine di molte città, hanno inviato
negli ultimi giorni dei telegrammi di condoglianze, hanno dato
inizio ad un fondo tolstojano, hanno indetto scioperi in memoria di
Tolstoj, hanno chiesto alla fazione socialdemocratica d i presentare
un progetto di legge sull'abolizione della pena di morte ed hanno già
manifestato per le vie conquesta parola d'ordine. E' questa la concatenazione
di idee ed eventi che naturalmente Tolstoj non aveva previsto
sul letto di morte.Ha chiuso gli occhi per sempre colui, che in
faccia alla controrivoluzione, ha gettato l'indimenticabile "non posso
tacere". Già si scuote dal sonno la democrazia rivoluzionaria ; la cavalleria
leggera degli studenti ha già avuto il suo battesimo, e la
massa pensante proletaria si prepara a manifestare contro la pena di
mortesullaparolad'ordine ; "la rivoluzione invincibile della verità".
(TROTZSII - Letteratura e rivoluzione)
L'interpretazione di Woodcok
Ecco ora l'interpretazione di un anarchico su Tolsto j
ALLEGATO B
"Tolstoj vagheggia una società in cui stato, legge e proprietà saranno aboliti,
in cui la produzione cooperativa prenderà il loro posto ;
la distribuzione dei prodotti avverrà secondo un principio
comunistico, e ciascuno riceverà tutto ciò di cui ha bisogno ma -
per il bene suo non meno che per quello degli altri - nulla di superfluo.
Affinchè questa società si realizzi, Tolstoj - come Goowine, in
larga misura, Proudhoh - ritiene necessaria una rivoluzione morale
e non politica ; la rivoluzione politica, infatti attacca lo stato
e la proprietà dal di fuori, mentre la rivoluzione morale opera all'interno della società
e ne mina le basi stesse. Egli distingue,
sì fra la violenza di ungoverno, che è interamente male, perchè è
intenzionale ed opera attraverso il pervertimento della ragione, e
la violenza di un popolo irato, che è male soltanto in parte perchè
deriva dall'ignoranza. Tuttavia vede un solo mezzo efficace per trasformare la società:
il ricorso alla ragione e, in ultima istanza,
alla persuasione e all'esempio. Chi desidera abolire lo stato deve
cessare di cooperare con esso, rifiutarsi di servire nell'esercito,
nella polizia, nei tribunali, rifiutarsi di pagare le tasse.
Il rifiuto dell'obbedienza è, in altreparole, la grande arma di Tolstoj,
Penso che quanto ho detto basti a dimostrare che nei suoi elementi
essenziali la dottrina sociale tolstojana è autenticamente anarchica;
condanna infatti l'ordinamento autoritario della società esistente,
propone un nuovo ordine libertario, indica i mezzi attraverso i quali,
quell'ordine si può realizzare. La sua religione, che è naturale
e razionale, e cerca il suo Regno nel dominio della giustizia e dell'amore
sullaterra, non trascende la dottrina anarchica ma le è complementare.
L'influsso d i Tolstoj
L'influenza di Tolstoj fu immensa e molteplice. Migliaia di Russi
e di non Russi divennero suoi appassionati discepoli e fondarono - in Russia
e all'estero - colonie tolstoiane basate sulla comunità dei beni e
su un ascetico regime di vita. Non sono mai riuscito a trovare una
storia completa di queste comunità, ma le poche di cui ho potuto
seguire le tracce fallirono in un periodo relativamente breve, o per
le incompatibilità personali dei membri, o per la mancanza di esperienza agricola.
Un attivo movimento tolstojano continuò tuttavia
ad esistere in Russia fino all'inizio d e l decennio 1920-30, quando
fu soppresso dai bolscevichi. Al di fuori della Russia, Tolstoj influenzò
certamente gli anarchici pacifisti in Olanda, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti,
e molti altri pacifisti inglesi al tempo
della seconda guerra mondiale erano membri di comunità neotolstojane,
poche fra le quali sopravvissero alla fine delle ostilità.
Forse l'esempio più importante dell'influenza di Tolstoj sul mondo occidentalecontemporaneo
è - curiosa ironia, quando si consideri la
sua sfiducia nelle chiese organizzate - il gruppo cattolico associato, negli Stati Uniti,
con The Catholic Worker e soprattutto con Dorothy Day, la santa rappresentazione dell'anarchismo cattolico
nel nostro tempo.
Ma il più grande fra i discepoli di Tolstoj fu senzadubbio il Mahatma Gandhi.
L'opera compiuta da questo leader che seppe destare la
coscienza del popolo indiano e guidarlo attraverso una rivoluzione
nazionale quasi incruenta contro il dominio straniero riguarda solo
perifericamente il tema di questo libro ; ma mette conto di osservare
che egli fu influenzato da numerosi grandi pensatori liberali.
La tecnica della nonviolenza fu elaborata in gran parte sotto l'influsso
di Tolstoj e di Thoreau, ed egli fu incoraggiato nella sua idea
di un paese di comuni contadini da un'assidua lettura di Kropotkin,
Anche in Russia l'influsso di Tolstoj si estese ben oltre la stretta cerchia dei suoi discepoli,
che spesso lo misero in imbarazzo con l'eccessività ed eccentricità del comportamento.
Negli ultimi due decenni di vita egli godette di straordinario prestigio più come
coscienza, non ufficiale ed eterodossa, della Russia, che come capo di un movimento.
Approfittando della fama mondiale che lo metteva al riparo - quasi solo fra i russi -
da ogni persecuzione diretta, denunciò ripetutamente il governo zarista per i crimini da
esso compiuti contro la moralità razionale e l'insegnamento cristiano.
Parlava senza paura, e non si lasciò mai ridurre al silenzio.
I ribelli di ogni genere sentivano di non essere soli nel grande
stato poliziesco russo finché c'era Tolstoj a dire ciò che il suo
senso di giustizia gli suggeriva, e le sue critiche contribuirono
senza dubbio a minare le basi dell'impero dei Romanov negli anni
fatali dal 1905 al 1917. Una volta di più, egli insegnava una verità
cara agli anarchici: che la forzamorale di un uomo solo deciso
a difendere strenuamente la sua libertà è più grandediquella d'una
moltitudine di schiavi silenziosi.
(G. WOODCOK - L'ANARCHIA)
TOLSTOJ E GANDHI
Nel 1909 iniziò uno scambio di lettere fra Gandhi e Tolstoj che
si concluse con la lettera del 7 settembre 1910 di Tolstoj poche
settimane prima della sua morte. Eccola.
ALLEGATO C
(Lettera al Mahatma Gandhi)
7 settembre 1910, Kocety
Ho ricevuto la vostra rivista "Indian Opinion", e sono stato contento di
sapere quel che vi è scritto sui non resistenti. Ho provato,
dunque, il desiderio di dirvi i pensieri che questa lettura ha suscitato in me.
Più vado avanti nella vita più desidero dire agli altri, specialmente
adesso che mi sento vicino alla morte, ciò che sento i n modo
particolarmente vivo e che secondo me, è di un'importanza enorme, e
cioè quel che si chiama la non resistenza, ma che, essenzialmente,
nonè altro che la dottrina dell'amore non sviata dalle interpretazioni.
Che l'amore, cioè l'aspirazione delle anime verso l'unione
e verso l'attività che ne deriva, costituisca la somma, l'unica legge della vita umana
lo sente e lo sa nel profondo dell'anima ogni uomo
(come si vede più chiaramente nei bambini) ; lo sa finché non
viene confuso dalle false teorie mondane.
Questa legge è stata proclamata, da tutti i saggi del mondo, indiani, cinesi, europei, greci, romani.
Penso che sia stata espressa più chiaramente da Cristo, che ha detto
apertamente che solo in ciò consistono tutta la legge e tutte le profezie.
Ma non basta: prevedendo lo svisamento al quale questa legge
è stata sottoposta, e al quale può essere sempre sottoposta, egli ha
indicato chiaramente il pericolo di questo svisamento, che è proprio
delle persone che vivono per gli interessi mondani, e precisamente
il pericolo di permettersi una difesa di questi interessi per mezzo
della forza, cioè, come egli disse, di rispondere ai colpi con i colpi,
di togliere con la forza gli oggetti appropriati eccetera eccetera.
L'uomo sa, e qualsiasi persona ragionevole non può non sapere,
che l'uso della coercizione è incompatibile con l'amore quale legge
fondamentale della vita, che non appena viene permessa la coercizione,
qualunque ne sia l'occasione, viene riconosciuta l'insufficienza
della legge dell'amore e quindi viene negata la legge stessa.
Tutta la civiltà cristiana, che sembra splendere così tanto, è cresciuta
su questo malinteso e su questa contraddizione manifesta e strana,
a volte coscientemente ma, nella maggior parte dei casi, inconsciamente.
In sostanza - non appena fu permessa la resistenza con l'amore non
ci fu più nè ci potè più essere l'amore quale legge della vita e non
ci fu legge dell'amore oltre la violenza, cioè l'imposizione del più forte.
Così l'umanità cristiana ha vissuto durante diciannove secoli.
E' vero, in ogni tempo gli uomini si sono lasciati guidare
nell'organizzazione della loro vita dalla sola violenza.
L'unica differenza tra la vita dei popoli cristiani e quella di tutti gli altri
è che nel mondo cristiano la legge dell'amore è stata espressa - in modo
così chiaro e preciso come in nessun altra dottrina religiosa, e
che gli uomini del mondo cristiano hanno accolto trionfalmente questa legge
e, nello stesso tempo, si sono permessi la violenza e hanno costruito sulla violenza tutta la loro vita.
Perciò tutta la vita dei popoli cristiani è una lampante contraddizione fra ciò che
professano e ciò su cui fondano la loro vita ; la contraddizione fra l'amore,
riconosciuto quale legge di vita, e la violenza riconosciuta
addirittura come necessità sotto aspetti tutti riconosciuti e esaltanti,
come l'autorità dei regnanti, i giudici e l'esercito.
Questa contraddizione è cresciuta continuamente insieme col progresso degli
uomini del mondo cristiano e, in questi ultimi tempi, è arrivata all'estremo.
Adesso la questione si presenta evidentemente così: o ammettere il
fatto che non riconosciamo alcuna dottrina religiosa e morale, e ci
lasciamo guidare nell'organizzazione della nostra vita unicamente
dalla violenza del piùforte, oppure ammettere che tutte le nostre
istituzioni : i tributi ottenuti con la forza, i tribunali, la polizia e, soprattutto, l'esercito, devono essere abolite.
Perchè uccidere ?
Questa primavera, durante l'esame di religione in uno degli istituti femminili di Mosca,
l'insegnante di religione e più tardi, il vescovo esaminarono, le ragazze sui comandamenti particolarmente sul sesto.
Dopo u n a rispostasuquesto comandamento i l vescovo, d i solito, poneva u n altro problema :
l'uccisione è vietata dalla legge di Dio,
sempre, e i n tutti i casi ? E l e disgraziate ragazze, corrotte d a i
loroinsegnanti, dovevano sempre rispondere e rispondevano che non
è sempre vietata, che è permessa i n guerra e nelle esecuzioni dei
criminali. Tuttavia, quando a una di queste disgraziate ragazze (ciò
che vi sto raccontando non è un'invenzione ma un fatto che mi è
stato riferito da un testimone) fu posto dopo la risposta il solito problema,
cioè se l'uccisione sia sempre un peccato, essa, turbata e arrossita rispose decisamente
che è sempre un peccato ; a
tutti i soliti sofismi del vescovo rispose con ferma convinzione
che l'uccisione è sempre vietata e che sia il Vecchio Testamento sia
Cristo hanno vietato non soltanto l'uccisione, ma qualsiasi torto al prossimo.
Nonostante tutta l a magnificenza e l'arte della retorica
il vescovo si zittì e la ragazza ne uscì vittoriosa.
Sì, possiamo discutere sui nostri giornali circa i successi dell'aviazione, le complesse relazioni diplomatiche,
i vari club, le varie inaugurazioni, le associazioni di ogni genere, le cosiddette opere d'arte
e passare sopra a ciò che ha detto quella ragazza ; ma in
realtà non possiamo passarvi sopra perchè ogni uomo del mondo cristiano lo sente, più o meno vagamente.
Il s ocialismo, il comunismo, l'anarchia, l'esercito della salvezza, la criminalità in aumento, la
disoccupazione, l'insensato e crescente lusso dei ricchi e la miseria dei poveri,
il numero terribilmente alto dei suicidi sono tutti
segni di questa contraddizione interiore che deve e non può non essere risolta.
S'intende, essere risolta nel senso del riconoscimento
della legge dell'amore e del rinnegamento di qualsiasiviolenza.
E perciò la vostra attività nel Transvaal, che a noi sembra in capo al
mondo, è pure, un'opera centrale, la più importante delle opere che
vengono svolte adesso nel mondo, e a essa prenderanno parte immancabilmente
non soltanto i popoli del mondo cristiano, ma tutto il mondo..
Penso che vi farà piacere sapere che anche da noi in Russia questa attività
si sta diffondendo rapidamente sotto forma di rifiuti
al servizio militare che aumenta ogni anno.
Per quanto insignifìcante sia il numero dei vostri uomini che rigettano l a resistenza, e
di quelli che da noi, in Russia, rifiutano il servizio militare, sia
gli uni sia gli altri possono dire coraggiosamente che Dio è con loro.
E Dio è più forte degli uomini.
Nel riconoscimento del cristianesimo, anche nella forma svisata nella quale viene professato
fra i popoli cristiani, e nel riconoscimento, nello stesso tempo, della necessità degli eserciti e delle armi
per uccidere con enormi masse di soldati, c'è una contraddizione così chiara,
così lampante, che prima o poi, probabilmente molto presto,
deve inevitabilmente venir fuori, e bisognerà abolire o il riconoscimento della religione cristiana,
che è indispensabile per appoggiare l'autorità, oppure l'esistenza dell'esercito e di qualsiasi
violenza da esso sostenuta, e che non è meno indispensabile all'autorità.
Questa contraddizione è sentita da tutti i governi, sia dal vostro
britannico sia dal nostro russo, e per la legge naturale dell'autoconservazione viene perseguita
da questi governi più energicamente,
come vediamo in Russia e come si vede dagli articoli della vostra rivista,
di qualsiasi altra attività antigovernativa.
I governi sanno dove sta il loro pericolo principale, e proteggono con vigilanza
i loro interessi : si tratta di essere o non essere. Con perfetta stima.
LEO TOLSTOJ
GANDHI
Nato in India il 2 ottobre 1869 fu inviato da giovane a Londra per studiarvi legge e vi soggiornò dal 1888 al 1891.
Rientrato in India, nel maggio 1893 si recò i n Sud-Africa dove, coinvolto
in un movimento per l'uguaglianza razziale (poiché numerosi indiani
che lavoravano in Sud Africa subivano delle discriminazioni dagli europei), vi restò fino al 1914.
Tornato in India nel 1915, nel 1919 diede inizio alla lotta nonviolenta per l'indipendenza
dell'India dal dominio inglese. La lotta, che si svolse attraverso la non-collaborazione e la disobbedienza civile,
registrò fasi drammatiche e Gandhi fu più volte imprigionato (fece più di 6 anni di prigione).
Ecco, i requisiti di un nonviolento che Gandhi predicava :
ALLEGATO D
Umiltà dei nonviolenti
Lo spirito della nonviolenza conduce necessariamente all'umiltà.
NONVIOLENZA significa affidarsi a Dio, la Salvezza del Mondo.
Se vogliamo ottenere il Suo aiuto, dobbiamo accostarci a Lui con cuore umile e penitente.
Coloro che praticano la non-collaborazione non devono speculare
sull'enorme successo ottenuto all'interno del Congresso.
Dobbiamo comportarci come l'albero del mango, che si piega quando produce i frutti.
La sua grandezza sta nella sua maestosa umiltà.
Al contrario si sente dire di moltepersone che praticano la non-collaborazione
che si comportano in modo insolente e intollerante nei confronti di chi
non ha le loro stesse opinioni. Sono convinto che queste persone sono
destinate a perdere tutta la loro, autorità se mostrano qualsiasi segho
di vanagloria. Sebbene non possiamo dirci insoddisfatti dei progressi
compiuti finora, abbiamo fatto ancora ben poco per poterci sentire orgogliosi.
Dobbiamo sacrificarci molto di più di quanto abbiamo fatto
finora per poter giustificare il nostro orgoglio o addirittura la nostra autoesaltazione.
E' vero che migliaia di persone, che si sono affollate al pandal del Congresso,
hanno dato il loro appoggio formale alla dottrina, ma poche la hanno seguita nella pratica.
Lasciando da parte gli avvocati, quanti genitori hanno ritirato dalle scuole i figli ?
Quanti di coloro che hanno votato a favore della non-collaborazione hanno iniziato a filare a mano o hanno
eliminato l'uso degli abiti stranieri?
La non-collaborazione è un movimento in cui non c'è posto per le vanterie,
le grandi dichiarazioni e la doppiezza. Essa è un banco di prova per la nostra sincerità.
Essa richiede un sacrificio deciso, e silenzioso.
E' una sfida alla nostra onestà e alla nostra capacità di lavorare per il bene della nazione.
E' un movimento che tende a tradurre le idee in azione.
E più facciamo, più ci rendiamo conto che deve essere fatto molto
di più di quanto avessimo pensato.
E questa consapevolezza della nostra imperfezione deve renderci umili.
Colui che pratica la non-collaborazione cerca di richiamare l'attenzione
degli altri e di porsi come esempio non con la sua violenza ma con la sua riservata umiltà.
Egli lascia che le sue azioni concrete parlino per la sua fede.
La sua forza sta nel fare affidamento nella sua correttezza della sua posizione.
E la convinzione di tale correttezza si fa
strada anche nel suo avversario, quando egli interpone tra questo e le
sue azioni il minor numero di discorsi possibili.
I discorsi, specialmente se arroganti, tradiscono una mancanza di fiducia, e rendono
l'avversario scettico sull'efficacia dell'azione stessa.
L'umiltà dunque è la chiave per giungere ad un rapido successo. Spero che
tutti i seguaci della non-collaborazione riconoscano la necessità
di essere umili e moderati. E' perché è tanto poco quello che in
realtà ci si richiede di fare, e perché questo poco dipende unicamente, da noi,
che mi sono detto convinto che lo Swaraj (Autogoverno, N.D.R.) è raggiungibile in meno di un anno.
Il Satyagraha
Satyagraha letteralmente significa completa osservanza della verità.
Tale osservanza conferisce al seguace del satyagraha una potenza invincibile.
Questa potenza o forza è espressa dalla parola satyagraha.
Il vero satyagraha può essere utilizzato contro la propria moglie e i propri figli, con i governanti, contro i propri
concittadini e anche contro il mondo intero.
Tale forza universale naturalmente non opera distinzione tra connazionali e stranieri,
giovani e vecchi, uomini e donne, amici e nemici.
La forza applicabile in questo modo non può mai essere fisica.
In essa non vi è posto per la violenza. L'unica forza applicabile
universalmente può dunque essere quella dell'ahimsa, o dell'amore.
In altre parole, la forza dell'anima.
L'amore non brucia gli altri, brucia se stessi. Dunque un satyagrahi,
ossia un individuo che pratica la resistenza civile, sopporta
con gioia le sofferenze, anche fino alla morte.
Ne consegue che chi pratica la resistenza civile, pur impegnandosi
con tutte le sue forze per porre fine all'attuale sistema di governo,
non recherà offesa intenzionalmente nè con il pensiero, nè con
la parola, nè con le azioni alla persona di nessun inglese. Questa
forzatamente breve esposizione delle caratteristiche del satyagraha
riuscirà forse a far comprendere e valutare le seguenti regole.
Come individuo :
1) Un satyagraha, o ssia un individuo che pratica la resistenza
civile, non coltiverà sentimenti di ira.
2) Egli sopporterà l'ira del suo avversario,
3) Egli sopporterà gli attacchi del suo avversario non cedendo
mai alla tentazione della ritorsione: ma non si sottometterà,
per timore di punizioni o di altre sofferenze, a nessun
ordine dettato dall'ira,
4) Se l'autorità tenta di arrestarlo, il seguace della resistenza
civile si sottometterà volontariamente all'arresto e non resisterà al sequestro
o all'asportazione delle sue proprietà
qualora le autorità decidessero di confiscargliele.
5) Se un seguace della resistenza civile ha qualche proprietà
altrui affidatagli in custodia, si rifiuterà di consegnarla,
e la difenderà anche al costo della vita. Egli tuttavìa si
asterrà sempre dalla ritorsione.
6) La non ritorsione esclude anche l'ingiuria e l'imprecazione.
7) Il seguace della resistenza civile dunque non insulterà mai
il suo avversario e non scandirà neppure gli slogan di nuova coniazione che sono contrari allo spirito dell'ahimsa.
8) Il seguace della resistenza civile non saluterà l'Union Jack,
ma non la insulterà, come non insulterà alcun funzionario governativo, inglese o indiano.
9) Se nel Corso della lotta qualcuno insulterà un funzionario o
cercherà di aggredirlo, il seguace della resistenza civile
proteggerà tale funzionario contro gli insulti e l'aggressione anche al rischio della vita.
Il Carcere
Come detenuto il seguace della resistenza civile si comporterà
cortesemente con il personale della prigione e si sottometterà a
tutte le norme disciplinari della prigione che non siano contrarie
al rispetto di se stesso ; ad esempio, mentre saluterà con il
consueto salaam il personalecarcerario, non farà nessun umiliante
inchino e si rifiuterà di gridare "Vittoria a Sarkar" o cose
del genere. Egli prenderà il cibo cucinato e servito in modo igienico
e che non è contrario alla sua religione, e rifiuterà di
prendere il cibo servito in modo insultante o in piatti sporchi.
Il seguace della resistenza civile non farà alcuna distinzione
tra i prigionieri comuni e se stesso, e non si considererà in alcun modo
superiore agli altri, nè domanderà alcunché che non sia strettamente necessario
a mantenersi in buona salute e in buone condizioni.
Egli può chiedere soltanto ciò di cui ha veramente bisogno
per la propria conservazione fisica e la propria pace spirituale.
Il seguace della resistenza civile non digiunerà per rivendicare
delle comodità la cui privazione non comporta un'offesa al rispetto di se stesso. (...)
Ho spesso paragonato i satyagrahi in stato di arresto ai prigionieri di guerra.
Una volta catturati, i prigionieri di guerra si
comportano amichevolmente nei confronti del nemico.
E' considerato disonorevole per un soldato prigioniero di guerra ingannare il nemico.
Ciò che sostengo non è inficiato dal fatto che il governo
non considera i satyagrahi in stato di arresto come prigionieri di guerra.
Se ci comporteremo come tali, imporremo immediatamente il rispetto nei nostri confronti.
Dobbiamo considerare la prigione un'istituzione neutrale all'interno della quale in una certa misura
possiamo, anzi dobbiamo, collaborare.
Saremo quanto mai incoerenti e indegni di rispetto se da una parte
violassimo deliberatamente la disciplina della prigione e dall'altra ci lagnassimo delle punizioni
e dell'eccessiva severità.
Non possiamo ad esempio lottare e protestare contro le perquisizioni
e nello stesso tempo nascondere oggetti proibiti nelle coperte o nei vestiti.
Non conosco nessuna regola del satyagraha in base alla quale sia lecito, in determinate circostanze,
mentire o ingannare qualcuno.(..)
Il satyagrahi che si trova in stato di arresto è convinto che riuscirà ad
ottenere giustizia attraverso l'umile sottomissione alla
sofferenza. Egli crede che la sofferenza paziente per una causa giusta
possiede una forza tutta particolare, infinitamente superiore
alla forza della spada. Questo non significa che non dobbiamo resistere
quando il trattamento carcerario offende la nostra dignità.
Così ad esempio dobbiamo resistere fino alla morte contro l'uso di
un linguaggio offensivo da parte del personale carcerario o quando
ci viene gettato il cibo come a degli animali, come spesso avviene.
Gli insulti e gli abusi non fanno parte del dovere delle guardie.
Dunque dobbiamo resistere contro queste cose. Ma non dobbiamo resistere
contro le perquisizioni perchè fanno parte del regolamento
carcerario.
(Gandhi - teoria e pratica della nonviolenza)
APPELLO AL POPOLO INGLESE
'
Questo è l'appello al popolo inglese scritto i 7 luglio 1940 (un mese dopo l'Italia entrò nella Il guerra mondiale) .
ALLEGATO E
Nel 1896 rivolsi un appello a tutti gli inglesi del Sud-Africa a
favore dei miei compatrioti che si erano recati in quel paese come
lavoratori, commercianti, eccetera. L'appello ebbe un certo successo.
Per quanto importante potesse essere dal mio punto di vista,
la causa per cui allora mi battevo era del tutto insignificante rispetto
alla causa che oggi mi spinge a lanciare questo appello.
Faccio appello a tutti gli inglesi, dovunque si trovino, perchè adottino
il metodo della nonviolenza invece di quello della guerra,
nella risoluzione dei conflitti tra le nazioni e in ogni altra questione.
I vostri statisti hanno dichiarato che questa è una guerra
per la salvezza della democrazia. Si danno molte altre giustificazioni.
Voi le conoscete tutte a memoria. Io credo che alla fine della guerra,
quale che potrà essere l'esito non esisterà più nessuna
nazione che possa rappresentare la democrazia.
Questa guerra si è abbattuta sul genere umano come un flagello e come un avvertimento.
Essa è un flagello perchè sta martoriando gli uomini in una misura assolutamente senza precedenti.
Tutte le distinzioni tra combattenti e non combattenti sono state abolite.
Niente e nessuno viene risparmiato. La menzogna è stata elevata ad arte. L'Inghilterra doveva difendere
le piccole nazioni. Una ad una queste sono state cancellate, almeno per il momento.
Ma questa guerra è anche un avvertimento.
Se infatti nessuno sarà in grado di comprendere l'infausto presagio che essa costituisce,
l'uomo sarà ridotto allo stato delle bestie, di cui fa mostra di vergognarsi. Io ho compreso
questo infausto presagio fin dall'inizio delle ostilità. Ma non ho
avuto il coraggio di parlare. Dio mi ha dato il coraggio di parlare
prima che fosse troppo tardi.
Faccio appello perchè cessiate le ostilità, non perchè non siete più
in grado di sostenere la guerra, ma perchè la guerra è un male in assoluto.
Voi volete eliminare il nazismo. Ma non riuscirete mai a eliminarlo adottando i suoi stessi metodi.
I vostri soldati stanno compiendo la stessa opera di distruzione che compiono i tedeschi.
La sola differenza è che forse i soldati inglesi non sono tanto spietati quanto quelli tedeschi.
Ma anche se per il momento questo è vero, essi ben presto diverranno spietati quando i tedeschi, se non
addirittura di più. La guerra non può essere vinta in altro modo.
In altre parole voi dovrete divenire più crudeli dei nazisti.
Nessuna causa, per quanto giusta, può giustificare il massacro indiscriminato cui oggi stiamo assistendo.
Io affermo che una causa che richiede le azioni disumane che si stanno compiendo non può essere considerata giusta.
Io non voglio che l'Inghilterra venga sconfitta, ma non voglio neppure che conquisti la vittoria
con l'uso della forza bruta, sia questa espressa con i muscoli o con il cervello. Il vostro coraggio
fisico è una cosa ormai incontestabile. Che bisogno avete di mostrare
che anche i vostri cervelli non hanno rivali come i vostri muscoli nel campo della forza distruttiva ?
Spero che non intendiate entrare in così indegna competizione con i nazisti.
Mi permetto di proporvi una via più nobile e più audace, degna del soldato più coraggioso.
Vi invito a combattere il nazismo senza armi, o, per attenervi alla terminologia militare, con armi nonviolente.
Abbandonate le armi che impugnate, convincetevi che non possono servire a salvare voi stessi e l'umanità.
Invitate Hitler e Mussolini a prendere ciò che vogliono dei paesi che voi chiamate vostri.
Lasciate che essi si impadroniscano della vostra bella isola, con tutto ciò che
di grande e di bello contiene. Darete ai dittatori tutto ciò, ma
non darete mai loro i vostri cuori e le vostre menti. Se essi vorranno occupare le vostre case,
voi le abbandonerete. Se non vi lasceranno uscire, voi insieme alle vostre donne
e ai vostri figli vi lascerete uccidere piuttosto che sottomettervi.
Questo metodo, che io ho chiamato non-collaborazione nonviolenta,
in India ha avuto notevoli successi. I vostri compatrioti che governano l'India potrebbero negare
totalmente quanto io affermo.
Ma vi ingannerebbero. Potrebbero dirvi tuttavia che la nostra non-collaborazione
non è stata sempre completamente nonviolenta ed è stata provocata dall'odio.
Questo non posso negarlo completamente.
Se la nostra non-collaborazione fosse stata completamente nonviolenta,
se tutti i non-collaboratori non avessero nutrito che benevolenza
e amore nei vostri confronti, non esito ad affermare che voi che oggi siete i padroni dell'India
sareste divenuti i suoi allievi e con
le vostre capacità, di gran lunga superiori alle nostre, avreste
perfezionato quest'arma invincibile che è la non-collaborazione e
con essa avreste affrontato la minaccia tedesca e italiana. In tal
caso la storia d'Europa degli ultimi mesi sarebbe stata completamente differente.
L'Europa avrebbe evitato lo spargimento di fiumi
di sangue innocente, il saccheggio di tante piccole nazioni e l'orgia di odio a cui oggi assistiamo.
Questo appello non vi viene rivolto da un uomo che non sa il fatto suo.
Ho sperimentato con rigore scientifico la nonviolenza e le sue
possibilità di applicazione per più di cinquanta anni consecutivi.
Ho praticato la nonviolenza in ogni campo della vita, da quello privato, a quello istituzionale, a quello economico,
a quello politico.
Non conosco un solo caso in cui essa abbia fallito. I suoi apparenti fallimenti
sono da attribuire unicamente alle mie imperfezioni.
Non pretendo di essere perfetto. Ma pretendo di essere un appassionato ricercatore della verità,
la quale non è altro che un sinonimo di Dio.
E', nel corso di tale ricerca che ho scoperto la nonviolenza.
La diffusione di essa è la missione della mia vita.
Non ho altri interessi nella vita che lo svolgimento di questa missione.
Affermo di essere stato per tutta la vita un amico del tutto disinteressato del popolo inglese.
Per un certo periodo ho anche amato
l'Impero britannico. Pensavo che esso facesse il bene dell'India.
Quando mi sono reso conto che oggettivamente non poteva arrecare alcun bene al mio paese,
ho usato, e ancora uso, il metodo nonviolento per combattere l'imperialismo.
Quale che potrà essere il destino
del mio paese, il mio amore per voi rimane e rimarrà inalterato.
La mia nonviolenza richiede un amore universale, e in questo amore voi
occupate una parte non secondaria. E' questo amore che mi ha spinto
a rivolgervi questo appello.
Possa Dio dare forza ad ogni mia parola. Ho iniziato queste mie righe nel suo nome, e
nel suo nome le concludo. Possano i nostri statisti avere la saggezza e il coraggio di dare ascolto al mio appello.
Comunico a Sua Eccellenza il Viceré che i miei servigi sono a
disposizione del Governo di Sua Maestà, qualora vengano considerati
di qualche utilità per il raggiungimento dei fini del mio appello.
L'AHIMSA
Ed ecco la conclusione dell'autobiografia dove è racchiusa la sua teoria:
ALLEGATO F
La mia esperienza costante mi ha convinto che non vi è altro Dio al
di fuori della verità, e se ogni pagina di questi capitoli non grida ai lettori che il solo sistema
per arrivare alla realizzazione
della verità è l'Ahimsa, tutti gli sforzi fatti per scrivere queste
pagine saranno stati vani. Ma se il mio sforzo si dovesse rivelare
inutile, sappiano i miei lettori che è il mezzo, non il grande fine ultimo, che è sbagliato.
Bisogna riconoscere che per sinceri che
siano stati i miei tentativi di raggiungere l'Ahimsa, sono rimasti
sempre imperfetti e inadeguati, i piccoli squarci di verità che sono riuscito a vedere rendono male
l'idea della sua indescrivibile
lucentezza, un milione di volte più forte di quella del sole che
noi vediamo ogni giorno con i nostri occhi ! Quello che sono riuscito a captare è solo un debole chiarore
emanante dalla potente luce.
Ma avendo compiuto tanti esperimenti, posso asserire con convinzione
che una perfetta visione della verità la si può ottenere solo dopo aver adottato completamente l'Ahimsa.
Per riuscire a vedere faccia a faccia lo Spirito della verità universale onnipresente,
bisogna riuscire ad amare la più modesta
creatura quanto noi stessi. E un uomo che nutre questa aspirazione
non può esimersi dal partecipare a nessun aspetto della vita, ecco
perchè la mia adorazione per la Verità mi ha portato ad interessarmi
anche di politica; posso affermare senza la minima esitazione,
sebbene con molta umiltà, che coloro che sostengono che la religione
non c'entra con la politica ignorano cosa sia la politica .
Identificarsi con ciò che vive è impossibile senza l'auto-purifìcazione ;
senza di essa l'obbedienza alla legge dell'Ahimsa deve restare
un sogno vano ; chi non è puro di cuore non troverà mai Iddio, perciò
l'auto-purificazione deve significare purezza in tutte le circostanze della vita.
E siccome la purificazione è molto contagiosa,
quella propria comporterà fatalmente anche quella di tutto ciò che
ci circonda.
Ma il cammino è arduo e ripido : per giungere alla purezza perfetta
bisogna essere, assolutamente senza passioni, nel pensiero, nella parola e nelle azioni,
bisogna emergere dalle correnti contrastanti
di amore e di odio, di attaccamento e di repulsione. Io so di non
essere ancora arrivato alla triplice purezza, malgrado il mio tentativo
costante di raggiungerla. Ecco perchè le lodi del mondo non mi
toccano, anzi spesso mi feriscono. Conquistare le passioni subdole
mi pare più difficile che raggiungere la conquista fisica del mondo
con la forza delle armi. Da quando sono tornato in India ho combattuto
contro le passioni assopite che si nascondono nel mio cuore,
lo scoprirle mi ha umiliato ma non mi ha vinto. Le esperienze
e gli esperimenti mi hanno dato coraggio e molta gioia. Ma so che
mi aspetta un cammino difficile, mi devo annientare totalmente.
Finchè un uomo, di sua spontanea volontà, non si considera l'ultimo fra
i suoi simili, per lui non c'è salvezza: l'Ahimsa è il limite estremo dell'umiltà.
Nel salutare il lettore, almeno per il momento, gli chiedo di unirsi a me
nell'elevare una preghiera al Dio della verità, affinchè mi
conceda la grazia di raggiungere l'Ahimsa con il pensiero, con la parola e con gli atti.