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PERCHÉ LA NONVIOLENZA
Saggio di Davide Melodia

Dedico il presente studio a mio fratello Giovanni, da poco deceduto,
il quale, sopravvissuto ad un Lager nazista, ne ha portato i segni per tutta la vita.
L'Autore

INDICE
Introduzione
CAPITOLO 1 
 ­LA DIVERSITÀ
 ­LA SCELTA

CAPITOLO 2
 ­DALL'UTOPIA ALLA REALIZZAZIONE
 ­LA VOCAZIONE
 ­L'AVVERSARIO
 ­LE RADICI DELLA VIOLENZA
 ­LE RISPOSTE DELLA NONVIOLENZA
 ­FORZA e VIOLENZA
 ­IL CRISTIANO E LA NONVIOLENZA
 ­TRASFORMARE L'UOMO O LA SOCIETÀ?

CAPITOLO 3
 ­COS' É LA NONVIOLENZA ? 
 ­IL "FARE" DELLA NONVIOLENZA

CAPITOLO 4 
 ­L'ESSERE
 ­LE 10 PAROLE DELLA NONVIOLENZA
 ­AGGIUNTE ALLE 10 PAROLE

CAPITOLO 5
 ­GLI UNDICI VOTI DEL SATYAGRAHI 

CAPITOLO 6
 ­VARIE
 ­LE MANIFESTAZIONI
 ­LE MARCE
 ­LA NONVIOLENZA E GLI ALTRI
 ­LA GENTE 
 ­CIÒ CHE DOBBIAMO SVILUPPARE 
 ­PER UNA STORIA DELLA NONVIOLENZA 

Legenda:
Oss.=Osservazione;
NV=Nonviolenza/nonviolento;
Trad=Traduzione
Agg.= Aggiunte

Introduzione

Questo studio sintetico è nato dal bisogno di offrire un contributo alla comprensione delle tematiche e della prassi della Nonviolenza, in quanto qualche volta prestano il fianco a malintesi ed a superficiali interpretazioni.
Il tutto facendo leva su una esperienza nonviolenta di oltre mezzo secolo (1947-2003).
Non sappiamo se abbiamo raggiunto lo scopo, ma siamo lieti di avere fatto questo tentativo, durante il quale siamo stati costretti anche noi a rivedere, o riconfermare, il significato reale di ogni singola parola e atto nonviolento.
Confessiamo che, per noi stessi, è stata una operazione salutare, e ci ha rammentato che dobbiamo essere i primi ad attuare ciò che affermiamo.
E quindi: vivere la nonviolenza necesse est.
Trasmetterne le esperienze è un dovere.
CAPITOLO 1

LA DIVERSITÀ

La diversità del "nonviolento coerente" non è una condizione di natura: proviene da una scelta, perché, a partire dall'istinto di conservazione, passando per la cultura imperante, per la violenza quale modello ereditato, alla luce della Storia nell'Insegnamento scolastico, e forse anche a causa della paura di cambiare, la Nonviolenza è fuori dal panorama generale.
Per chiarezza diciamo subito che la diversità comincia dalla persona stessa che ha abbracciato la Nonviolenza.
E' lui o lei che risulta diverso/a da come era prima. E deve accettare e nutrire con entusiasmo questa nuova condizione.
Va riconosciuto che è un altro modo di essere.
La coscienza del neofita è più severa di prima, e gli dice: "Non basta assolutamente avere accettato mentalmente la nonviolenza. Occorre una fusione perfetta fra mente e volontà, fra parola e azione.
L'attivista che per attuarla si attiene esclusivamente alle Tecniche della Nonviolenza ed ai suoi risvolti sociali e politici, senza fare un personale percorso interiore di analisi prima e di elaborazione poi, alla luce dei valori e degli esempi storici, rischia di restare alla superficie di quel Mondo "altro" che la Nonviolenza comporta...
La NV, vista come una presenza vivente, che ti chiama, ti interroga, ti sfida, ti penetra nel profondo, pone davanti alla tua coscienza ciò che veramente sei, ciò che veramente vuoi, e non ti nasconde alcuna delle difficoltà che andrai ad incontrare.
E dice, a chiare note, che, se vuoi raggiungere la meta, puoi farlo, anzi devi farlo, perché hai a disposizione la forza e le ali della Verità.
E' una Signora esigente questa Magistra invisibile che parla da una cattedra invisibile, ma terribilmente attuale, ad una folla di gente smarrita che ha alle spalle il Cratere della Violenza, della crudeltà, della disperazione, della follìa distruttrice di persone, di cose e di speranza; e di fronte ha la Montagna della Pace, della libertà, della speranza, da scalare con i soli mezzi che ha. Tu sei uno di quella folla, e senti che la Magistra parla per quelli come te.

E a poco a poco la Signora espone i valori, i principi, i modi, i tempi e gli strumenti che ti accompagneranno nella irenica avventura.
E quanto prima di elencherà tutti i problemi che il neofita dovrà incontrare e risolvere.
In questo studio verranno alla luce da soli.
Ancora due parole sulla diversità.
C'è chi dice: "la diversità è ricchezza".
Calma. Non parlare per essere alla moda.
La diversità può diventare ricchezza quando due persone o gruppi diversi vengono in contatto, e se ognuno è disposto ad ascoltare con rispetto i valori ed i punti nevralgici di contrasto che li differenziano.
E perfino se c'è la disponibilità ad accettare qualche elemento dell'altra cultura, religione, ecc.
Solo così possono diventare ciascuno una tessera del mosaico della cultura generale, e della loro in particolare.
E solo così la diversità può essere una ricchezza.

Altrimenti, di solito, non è così.
La diversità è di norma causa di terribili gelosie, chiusure, tensioni, incomprensioni, conflitti, guerre . . .

Il violento odia la tua scelta nonviolenta; la tua diversità gli sembra una sfida, e cerca di provocarti per umiliarti, convinto che tu non abbia alcuna forza.
Non cadere nelle sue trappole.
Preparare i neofiti nonviolenti a resistere alle provocazioni, finalizzate a farli cadere nella violenza, è un terreno adatto all'opera psicologica, conciliatrice e pacificatrice del Nonviolento esperto, che spesso si pone come punto di riferimento di due realtà diverse, per divenire un ponte che le unisce in ciò che le accomuna.

L'incontro dei diversi sul ponte nonviolento è solo un primo momento, l'inizio di una avventura di cui vedremo alcuni momenti. Bisogna innanzitutto che, da parte del suddetto Nonviolento esperto, ci sia il coraggio di intervenire nei punti caldi della discordia altrui, pur sapendo che qualche volta l'interferenza costa cara.

LA SCELTA

Arriva sempre, nella vita, il momento di fare una scelta fondamentale.
Spesso è stata rimandata più volte per una preoccupazione inspiegabile.
A volte c'è il tempo di riflettere, con calma e profondamente di fronte al bivio che pone l'alternativa tra la Via della Violenza e la Via della Nonviolenza.
A volte il tempo non c'è, ma la scelta va fatta ugualmente.
E' ovvio che solo il trovarsi di fronte al bivio della Scelta è un problema.
C'è anche una terza via, quella dell'Indifferenza, che percorrono coloro che amano solo se stessi, e non desiderano correre i rischi che le altre due scelte comportano...
E i rischi ci sono: possono riguardare il lavoro, ad esempio.
Vediamo, per chiarezza, cosa le due scelte fondamentali comportano.
a) La scelta comune della Violenza:
Gli ostacoli vanno superati ad ogni costo, a spese di altri.
Di fronte all'ambiente che, a motivo delle sue leggi economiche, di mercato, scientifiche, tecniche.... dovendo rispondere al produttore, al magnate, al gruppo finanziario, al governo che non ha sensibilità ecologica, o pacifista, né rispetto della vita dei cittadini, il violento opera indiscriminatamente.
L'importante è produrre, vendere, dominare, egemonizzare la produzione, il mercato locale e internazionale, le popolazioni che devono subirlo senza tener conto dei guasti irreparabili al territorio e alla salute della gente.
"Dopo di noi il diluvio!" – sembra essere, di fatto, il pensiero dei governanti complici del consumismo imposto al Mondo.
Nei conflitti internazionali, in risposta alle proteste, alle rivolte, alle rivendicazioni territoriali, alle richieste di giustizia verso i più deboli, verso gli immigrati . . . il forte usa il pugno di ferro, la repressione, l'intimidazione, il carcere . . . o la guerra.
Il tutto usando strumenti sempre più potenti, reparti di polizia anti-sommossa, militarizzata, addestrata a reprimere i dimostranti più tenaci, o, nei confronti del "nemico", adotta mezzi di distruzione di massa, del territorio e delle strutture, coinvolgendo senza pietà le popolazioni inermi e incolpevoli.
Il Dopoguerra è una lenta, vasta, decennale opera di ricostruzione - vincitore permettendo - del morale, della speranza, delle strutture del Paese sbranato dal Conflitto, da parte dei figli dei caduti nei campi di battaglia, delle vedove, dei morti nelle camere di tortura, nei campi di concentramento...
Pronti, i figli, a prendere quanto prima le armi contro il "nemico" di ieri e di domani.
La vendetta !
E' una via che non vale la pena di intraprendere.
Il cammino della Civiltà non può permettersi di ricominciare sempre da zero, con la barbarie psicologica del troglodita e la gelida superbia tecnica del generale moderno.
E' l'ora di contemplare un percorso diverso.
b) La scelta della Nonviolenza
Mettiamo da parte, al momento, una serie di concetti e di principi tradizionali, quali gloria, onore, vittoria, potenza, per esaminarli eventualmente in altra occasione, e solo dopo avere operato una breve disamina degli obiettivi che vogliamo raggiungere.
Lo stesso dicasi per scienza, tecnologia, genetica, armamenti sofisticati.
Queste devono essere cambiate radicalmente, eliminando tutta la loro pericolosità, per rispondere positivamente alla Nonviolenza.
Poi ci sono cose molto più terra terra, o individuali, che vengono sul proscenio della vita del Nonviolento.
Un esempio per tutti:
Il neofita, che prima lavorava in una fabbrica di armi, per essere coerente con la scelta nonviolenta fatta di recente, dà le dimissioni dalla fabbrica di strumenti di morte, e cerca un altro lavoro.
Questa ricerca di un altro lavoro si dimostra cosa complicata - e per un periodo, lungo o breve, il nuovo nonviolento resta disoccupato.
Riceve l'omaggio dei movimenti nonviolenti, qualche invito di pacifisti per dire pubblicamente le ragioni della sua "folle" decisione.
Ha un ceto spazio sui giornali non governativi...
Malgrado le intervenute difficoltà economiche, e il peso della responsabilità che si è preso volontariamente, lotta contro le fabbriche d'armi a viso aperto.
Queste però sono potenti, e seguendo i loro interessi, gli rendono difficile la vita...
Ripartiamo dalla coscienza, così come di alcuni valori che è giusto coltivare e, se è possibile, realizzare, quali: pace, armonia, collaborazione, giustizia, rispetto...
(v. oltre: Disobbedienza Civile; Non Collaborazione; le 10 Parole della Nonviolenza).
c) La Non Scelta dell'Indifferente.
Questi si ritira in se stesso, e lascia che il Mondo viva o muoia senza di lui, e lontano da lui.
Si fa fatica a considerarlo un essere umano.

Tornando alla scelta nonviolenta:
Cosa ci impedisce, davanti ad una decisione presa dalle Autorità del nostro Paese, di dire no, laddove lasciare che tale decisione iniqua produca i previsti danni per le persone e per l'ambiente, segua tranquillamente il suo corso?
La paura?
E noi, consapevoli che è questo solo elemento della nostra personalità ad impedirci di difendere la vita e la salute della gente e dell'ambiente, possiamo dopo vivere in pace con la nostra coscienza?

E se il nostro Stato decide di muover guerra ad un altro Stato, che facciamo, andiamo in villeggiatura, o ci dormiamo su?
Se non si tiene conto delle terribili conseguenze di una Guerra, per l'altro Stato, per il nostro, e per noi stessi; se si cede alle magniloquenti espressioni della propaganda bellica, infarcite di menzogne; se non si cerca la verità, che è nascosta molto al disotto della voglia di molti dirigenti di guerreggiare, e guadagnarci su; se temiamo di esporci troppo rifiutando il coacervo di menzogne a favore del progetto bellico, allora c'è da dubitare della nostra ragione, della civiltà, del progresso, del proclamato Rispetto della Vita.

Se per contro abbiamo l'onestà di ponderare tutti i pro e contro della Pace e della Guerra, e prendiamo sul serio il nostro dovere di persone civili di preservare la vita di ogni essere vivente, con ogni mezzo possibile; se decidiamo consapevolmente di rischiare qualcosa personalmente pur di impedire danni epocali, e vinciamo la paura di comprometterci, e la pigrizia mentale e psicologica che sussurra "Ma chi te lo fa fare! Hai già sofferto abbastanza." allora abbiamo davvero imboccato la Via della Nonviolenza.

Ma anche in questo caso, siamo forse al primo miglio di essa.

Si sarà notato quanto spesso venga sul tappeto il problema della paura, il dovere di vincerla, di operare come se non ci fosse. Ma c'è. Siamo fatti così.
L'esercizio della Nonviolenza può darci una mano a superare la paura - o, per lo meno, quando si riconosce la presenza del pericolo, ci aiuta ad agire lo stesso.

Es.: "Ricordiamo molto bene l'attimo di paura quando un reparto armato con scudi, elmetti, pistole e bastoni, ha cominciato a marciare verso la linea dei nonviolenti, e ci siamo trovati in prima fila.
Non abbiamo ceduto all'istinto di ritirarsi, di evitare lo scontro con la fuga. Una voce interiore ha mormorato: "Tieni duro. Resta lì."

E siamo restati lì, in attesa, senza tremare. I compagni nonviolenti accanto e dietro di noi, fermi, dignitosi. NONVIOLENTI. E la Polizia ha diviso il reparto in due file e ci è passata accanto. Avranno pensato: "Che strana gente l"

Ragionando fuori dal tema della Guerra e della Violenza, percorrendo ogni giorno la Via della Nonviolenza, ci si accorge che si va contromano.
E prendendo in prestito alcune parole marinare, si deve remare controcorrente, e veleggiare controvento, cosa che il velista comprende bene e sa fare.
Se può farlo il velista, deve poterlo fare anche il Nonviolento nel Mare della Vita.
Magari, dopo un certo periodo di auto-addestramento, facendo qualche dura esperienza, e imparando a resistere stringendo i denti, il Nonviolento ci riuscirà. Ed ancora, riflettendo su un altro campo di attività, e prendendo lo Sport in considerazione, il nonviolento che in gioventù abbia praticato arti marziali, avendo cambiato in gran parte la propria mentalità, nel suo approccio alle antiche attività sarà diverso.
Pur avendo fatto esperienza nella lotta giapponese e nel pugilato, non accetterà una sfida da un altro ex pugile che non ha fatto l'amara esperienza della Guerra e della Prigionia di Guerra, se non in forma di esibizione.
Durante un incontro di quel genere si evidenzia soprattutto l'agilità, la bravura, la tecnica, la prestanza fisica e l'intelligenza agonistica di ciascun contendente, senza colpo ferire.
C'è semmai un elemento educativo: non tutto vive di violenza, neppure il pugilato o il judo sportivo.
L'atleta più in gamba, nell'incontro di esibizione, non mette k. o. l'avversario, ma la sua bravura risulta anche così.
Il pubblico non si annoia affatto, come si teme da parte degli amanti della competizione violenta, nessuno torna a casa malconcio, e, coltivando del rancore verso il vincitore, cova la rivincita.

Per lui - o lei - ora che hanno scelto la Nonviolenza, lo sport ha riacquistato l'antico significato di "diporto", nel senso di esercizio fisico, come la ginnastica o il passeggiare, svolti per salute, divertimento, ricreazione e simili…
Non è più fatto per vincere a tutti i costi.
Ormai, per l'ex pugile, lo sport è non competitivo, o non è.

È indimenticabile, per i sopravvissuti degli Anni '20, l'Incontro in forma di Esibizione fra due ex pesi massimi storici, ex campioni del Mondo di Pufilato, Dempsey e Tunney, ormai ultra cinquantenni, che il Documentario LUCE fece vedere verso il 1930.
Fu emozionante come al tempo in cui si erano per ben due volte affrontati a sangue sul ring più di vent'anni prima.
E si capiva ancora benissimo chi era il più forte, Dempsey, e chi il più abile, Tunney.
CAPITOLO 2

DALL'UTOPIA ALLA REALIZZAZIONE

Poiché il fine della Nonviolenza è la pace fra gli uomini, fra questi e la Natura, il recupero dei valori umani, il rispetto, il reciproco ascolto, i principi condivisi – vale la pena veleggiare controvento e raggiungere, anche faticando molto, il porto designato.

Il sentirsi diverso dalla maggioranza delle persone non deve generare né orgoglio, né paura, né solitudine, bensì può sviluppare nel soggetto una serena consapevolezza della forza profonda e trasformatrice della nonviolenza, che è capace di cambiare la mentalità e il modo di essere dell'apprendista, anche se costui è già maturo negli anni, facendone una persona responsabile di ogni suo minimo atto o espressione pubblica avente a che fare con la pace, la giustizia, la verità (v. oltre: Le 10 Parole della Nonviolenza).

Se tu sei cambiato dopo avere abbracciato la nonviolenza, sei in grado di opporti coraggiosamente ad ogni e qualsiasi abitudine, tradizione, azione, decisione, legge, decreto, mozione che privilegia la violenza, e influisce negativamente sullo sviluppo della personalità della gente.
Sei diventato più esigente con te stesso nelle questioni morali, e non accetti compromessi, soprattutto quelli che lasciano passare atti e sistemi di violenza.
Metti nel conto il fatto che spesso, quando reagisci ad una decisione governativa che consideri matrice di violenza, diventi automaticamente per le Autorità un ribelle.
Farai fatica a dimostrare che la tua reazione è contro la decisione ingiusta, come tale.
Può darsi che tu trascorra del tempo in tribunale o in carcere.
Altri, prima di te, hanno sofferto quell'esperienza.
Se hai fatto veramente la scelta nonviolenta, sei disposto a pagare secondo quanto dice la legge, o la sua interpretazione, per la tua consapevole disobbedienza civile, purché nel decreto governativo ci sia davvero qualcosa che ti riguarda direttamente come cittadino. (v. alla voce: Disobbedienza Civile Nonviolenta).

Se invece non ti riguarda personalmente, ma non la condividi, e organizzi una protesta, vai a leggere: Non Collaborazione.

Quando la decisione di votare una certa mozione, che comporta violenza nell'attuazione, è presa a maggioranza nel consesso pubblico di cui fai parte, e tu sei solo a dichiararti contrario ed a votare contro, non temere.
E non cedere alle lusinghe di qualche avversario diplomatico.
Diventerai forse l'avvocato delle cause perse, ma avrai l'onore di esserti battuto, con tenacia nonviolenta, per ciò che è giusto, e che ritieni giusto.
Scoprirai, con tua sorpresa, che alcuni tuoi avversari hanno apprezzato la tua incorruttibile coerenza. E' simile ad un premio di consolazione, ma non dimenticherai più che la coscienza di qualche avversario l'ha spinto a riconoscere la bontà della tua posizione.

Oss.: Vivere la Nonviolenza è un modo di essere un po' fuori del Mondo, pur condividendo con tutti le cose comuni di ogni giorno.
Però è un grande, fondamentale cambiamento.
Le cose e le persone si vedono sotto una luce diversa.
E ciò che fai con loro o per loro deve essere illuminato dal Sole della Verità. Non dimenticare la coerenza, e tieni presente che puoi influenzare positivamente chi ascolta le tue parole, legge i tuoi scritti, osserva le tue azioni.
E' una responsabilità non indifferente.
Però non è una croce.
Tieni anche presente che la Scelta stessa della NV è difficile, impopolare, sottovalutata, derisa - ma che è estremamente necessaria, oggi stesso.
Vivere la Nonviolenza è cogente, è un impegno da rispettare assolutamente, è un imperativo morale, è la possibile salvezza del Mondo.
Chi è vissuto a lungo sa che molte cose, compresa la Natura, nel tempo di un secolo, sono cambiate in peggio. Milioni di esseri umani sono stati inghiottiti dalle Guerre. Altri milioni stanno morendo adesso per le Guerre. E milioni di feriti trascinano un'esistenza infelice. Milioni di vedove e di orfani piangono in solitudine. Milioni di bambini muoiono di fame, e per insufficienti cure mediche nei Paesi poveri, o devastati dalla Guerra.

Vale veramente la pena farne la scelta: cosa che vedremo. E la diversità che essa induce va vissuta fino in fondo senza paura.

Generalmente la diversità fra gli esseri umani esiste già da sé, e moltissime volte crea problemi.
Immaginate cosa significa
La Diversità Nonviolenta, che è una aggiunta alla diversità naturale, viene assunta volontariamente, per un fine superiore: la Pace nella Giustizia.

La NV è una continua lotta contro l'ingiustizia e la violenza. Questo significa che la Nonviolenza non è un quieto vivere, lontano dai rischi, ma è una serie continua di atti pratici e concreti contro ogni violenza, contro ogni legge ingiusta, ogni sopruso, dell'individuo, del gruppo, o dello Stato.
Ed è anche una serie di atti positivi per l'equità, la verità, la giustizia in ambito locale, regionale e oltre.
Il nonviolento soffre per l'ingiustizia che pesa su Altri, e non si dà pace finché non avrà fatto qualcosa per obliterarla.
E quando l'ingiustizia contro cui combatte il Nonviolento interessa un settore o l'altro dei Padroni del Vapore, l'ipotesi del carcere non è affatto assurda.
A volte basta un articolo serio e duro contro una forma di ingiustizia perpetrata da una qualche Autorità per provocare un diluvio di lettere contro l'Autore, o per fare arrivare denunce alla Magistratura.
Il Nonviolento, sicuro di avere agito alla luce della Verità e della Giustizia, non demorde e può darsi che paghi la sua coerenza.
In Italia le autorità giudiziarie ricevono appunto le denunce contro i nonviolenti che hanno impedito lo svolgimento di un programma di riarmo, che hanno bloccato gli ingressi ad un Campo militare straniero per un lasso di tempo; o sono tenute a celebrare un processo contro giovani che hanno rifiutato di rispondere alla chiamata alle armi, o che hanno scelto l'obiezione totale, eccetera.
Qualche nonviolento, prima del 1972 - anno in cui è stata ammessa in Italia l'Obiezione di Coscienza - ha fatto lunghi periodi di prigione, e dopo la detenzione, ad un nuovo richiamo sotto le armi, ha rifiutato nuovamente di vestire la divisa militare, ed è stato riportato nelle Patrie Galere.
Quando si svolgono i processi, con un pubblico tutto o quasi nonviolento, e dopo l'autodifesa dell'imputato colpevole di uno dei suddetti "reati", il giudice qualche volta emette sentenza di assoluzione perché il cosiddetto reato è stato compiuto per motivi di alto valore morale (o ideale)...

L'esistenza odierna del computer permette di inserirsi nei problemi locali e internazionali senza perdita di tempo, e di fare sentire la voce nonviolenta dovunque si renda necessario.
Purtroppo permette anche la diffusione di voci che invitano alla violenza. Ma è per questo che esistiamo.

E' possibile realizzare tutto questo se lui o lei coltiva una vera pace interiore, e possiede una buona dose di equilibrio e di coraggio.
Queste due virtù si acquisiscono proprio praticando la nonviolenza.
E' per questo che, anche nella massima tensione, l'esperto nonviolento non si spezza (v. l'esempio di Gandhi fanciullo, che aveva paura della propria ombra, e che poi, da grande, e da nonviolento maturo, ha sfidato il potente Impero Britannico).

L'unico ambito in cui si possano coltivare pace, coraggio ed equilibrio, senza soluzione di continuità, è il quotidiano, quella dimensione che si vive giorno per giorno, e su cui insistiamo, per farne un continuum.

LA VOCAZIONE

(v. sotto: Il Cristiano e la Nonviolenza) Oss.: Se non c'è vocazione, non c'è Nonviolenza.
Esiste purtroppo il contrario, cioè: Qualcuno ha la vocazione alla Nonviolenza, ma le resiste, e non cambia vita.
E' un fenomeno questo che si registra anche in ambito religioso.
C'è perfino la vocazione intermittente, o temporanea, per cui alcuni stanno per un tempo con gli amici nonviolenti, ne condividono i progetti e i problemi, e poi spariscono, spesso per sempre.
Difficilmente ricompaiono, e lasciano un grande vuoto.

Chi non regge la tensione e la critica altrui non aveva, prima di aderire ufficialmente al Movimento, interrogato se stesso/a a fondo, e chiarito se avesse o non la vocazione.
Ricordiamo però che la vocazione può avere vari livelli, anche i più umili, e può essere, anzi deve essere, costante.

L'AVVERSARIO

Per lottare efficacemente e consapevolmente contro la violenza, o contro un avversario violento e possente, bisogna tener conto delle sue ragioni, dell'educazione, dei principi, dei valori, dei non valori, dei mezzi, dei metodi ed altro, per cui agisce in un dato modo.
Questo se si ha il tempo per indagarlo.
Altrimenti dobbiamo basarci sull'intuizione, che non dovrebbe mancare al Nonviolento.
Altrimenti, il nostro agire contro è solo di parte, nato più su una motivazione politica che non sulla verità che riguarda esclusivamente quella data situazione.
Poiché alcune caratteristiche dell'avversario violento sono anche dentro di noi, dobbiamo, se ne abbiamo l'opportunità e la volontà, disporci come sul divano dello psicanalista per analizzare in primo luogo:

LE RADICI DELLA VIOLENZA

La Guerra - che è il luogo-tempo in cui si esercitano e si sfogano i non valori della Violenza.
L'Uomo, o la Donna, invischiato nella Guerra, è trasformato in peggio, o in una creatura che ha perduto ogni senso di umanità, o nell'ombra di se stesso, o una specie di fantasma spaventato che vaga fra i ghiacci, o nel fango, o in un deserto infuocato in cerca della speranza perduta, in attesa del colpo mortale che lo ucciderà.
E si chiede se, al momento dello scontro con il nemico predestinato, se sarà in grado di difendersi e di uccidere.
E non riesce a venirne fuori, perché i sentimenti contrastanti che in gioventù lo hanno formato, quelli del perdono e dell'amore cristiano da una parte, quello del dovere di vivere e quello della opinabile gloria militare dall'altra, si equivalgono in lui, e si muovono nell'anima in una eterna altalena.
E ciò fino a quando non sopravviene un evento tragico e incontrovertibile, come la vittoria o la sconfitta della sua parte, la cattura dell'altro, o da parte dell'altro, la ferita mortale ...

La Società violenta in cui si vive
La Cultura, l'Insegnamento, la Letteratura
La tradizionale Visione del Mondo
La Radio, la Televisione, i Mass Media maggioritari
Gli Spettacoli, il Teatro, Il Cinema
La propaganda e la retorica militarista
L'Ingiustizia quotidiana
L'emarginazione dei diversi, degli immigrati
La Fame
La Povertà
La Galera
La Menzogna
L'Accaparramento di beni essenziali
La Paura
La Vendetta
L'inimicizia
La Schiavitù

Ed ancora:
L' Odio
La Questione razziale
La Questione religiosa
L'Invidia, la Gelosia
La Brama di Potere
L'Imperialismo
L'Egemonismo
L'Ignoranza dello Straniero, del Diverso.
Anche tutto questo causa Violenza.
E in coscienza, non possiamo affermare che noi, in certe situazioni e condizioni, non abbiamo adottato una forma o l'altra di violenza nel corso della vita.
Gesù direbbe: "Chi non ha mai peccato di violenza, scagli la prima pietra".

Un'altra cosa dobbiamo affermare qui:
Potremo sradicare qualche causa di violenza, in alcuni luoghi e momenti. E soprattutto potremo salvare molti dalla violenza propria e altrui.
Ma dovremo farlo per tutta la vita, altrimenti finiremmo col dormire sugli allori... che sarebbero ben pochi se avessimo interrotto l'azione nonviolenta.
E pur se è scarsa, l'Azione Nonviolenta quantitativamente, di fronte alla violenza generale, ciò che avremo fatto in modo costante quali suoi operatori, sarà qualcosa di grande in sé.
Lo scoraggiamento non fa parte del bagaglio culturale, intellettuale e morale del Nonviolento.

Come nella storia vetero-testamentaria della minacciata distruzione di Sodoma e Gomorra, e secondo la promessa di Dio di non distruggerle se dieci uomini giusti fossero trovati in esse - così il Nonviolento afferma, nel suo piccolo, rovesciando la condizione:
sono disposto a dare la mia vita se riuscirò con la mia azione a salvare almeno un essere umano dalla rovina della Violenza.
Tutti, e in ogni occasione, nella nostra vita, abbiamo dei limiti.
Purtroppo per Sodoma e Gomorra il limite minimo necessario per salvarle non fu mai raggiunto. Fu zero assoluto.
Non per noi, crediamo.
Siamo anzi convinti che, con la forza e la fantasia della Nonviolenza, possiamo riuscire a salvare più d'una persona dal Vortice dei Conflitti armati e della Violenza.

I nostri Maestri ci hanno affascinati con il loro pensiero e l'azione nonviolenta, per cui hanno spesso pagato con l'ostracismo, il carcere, la tortura, la vita.
Crediamo che fossero consapevoli dei limiti del loro sacrificio esemplare.
Ed hanno tenuto duro fino alla fine.
Sapevano benissimo di non potere salvare il Mondo.
Ma l'hanno tentato ugualmente.
Lo stesso vale per noi, nel nostro piccolo.

Se non siamo solo dicitori di Nonviolenza, ma facitori, facciamo un primo, provvisorio elenco di ciò che dobbiamo fare, o non fare, come nonviolenti.
Più di un argomento sarà in seguito approfondito.

LE RISPOSTE DELLA NONVIOLENZA

- Non accettare la Menzogna
- Non accettare il concetto di Nemico
- Cercare i Valori dell'Altro
- Cercare l'Umanità dell'Altro
- Non consentire che la Diversità divenga Avversità
- Cercare i punti di Convergenza e non di Divergenza fra i valori propri e quelli dell'altro
- Non accettare la violenza dell'Emarginazione
- Sollecitare le Aspirazioni alla Pace di Sé e dell'Altro
- Intervenire come Mediatori fra gli Uni e gli Altri in Conflitto
- Difendere i casi degli Obiettori di Coscienza arrestati nei paesi che non hanno una legge a favore dell'OdC.
- Offrirsi come Ambasciatori di Pace fra i Contendenti
- Riuscire a fugare le proprie Paure - e quindi, sapendo il nome, fugare le Paure dell'Altro.
Es.: Quando un Nonviolento attende a braccia conserte l'attacco di qualcuno, costui a volte si blocca. O per rispetto, o perché non sa spiegarselo, o perché ha paura. Abbiamo visto che la paura è un sentimento comune a tutti.

FORZA e VIOLENZA

La Forza, di per sé, è un elemento neutro, e non avendo ovviamente una sua personalità né una sua volontà, dipende da chi la usa e da come la usa.
E, in questo senso, usare la forza per una attività normale, lecita, come il lavoro che la richiede, o lo sport, che la esalta, non crea alcun problema morale.
I guai sorgono quando la forza, che è come un oggetto plasmabile, viene usata per fare violenza a qualcuno, ad un gruppo sociale, o ad un popolo.
Allora la forza diviene in un certo senso la mano longa e lo strumento dell'intento violento, e della difesa, quasi una complice involontaria.
La violenza ha la capacità di fare del male, in modo premeditato spesso, di aggredire con o senza l'uso della forza, e questo è un motivo ulteriore per non confondere forza e violenza.
Ogni valutazione va fatta, insomma, tenendo ben presente il grado di responsabilità di tutto e di tutti.

Il nonviolento non rinuncia alla lotta violenta perché ha timore di battersi - abbiamo visto, e sappiamo, che accanto a lui operano persone che hanno esperienza diretta di lotte sportive e sociali - bensì perché vuole liberare la lotta, quando è giusta nelle premesse e nei modi, dalla violenza.
La lotta così diventa uno strumento pulito di crescita e di ricerca della verità, della giustizia e della libertà, senza portare dolore e distruzione, come invece accade a tutto ciò che passa dalla, e si serve della, violenza.
Il nonviolento quindi non rinuncia affatto alla lotta - che è costretto a portare contro gravi ingiustizie sociali, tenute in piedi da potenti organismi tradizionalmente accettati e subiti dalla gente.
Egli/lei riesce, ad ogni pié sospinto, a separare forza e violenza, mantenendole ciascuna accuratamente nel posto che le spetta.
E se è cristiano sa che dal Vangelo è stato invitato a trasformare il male in bene. Questa è una bella sfida.

Usando la forza in modo serio, consapevole, responsabile, il nonviolento dà alla gente un esempio di come va usata la forza in modo positivo, ottenendo che sia riconosciuta come un sano elemento della Natura.
La forza, anche dal punto di vista della Nonviolenza, ha diritto di esistere, non deve scomparire, purché rimanga entro certi limiti, ed esercitata con discrezione, senza esaltazione.
Ogni strumento deve servire a raggiungere un fine.
E' quindi il fine che va tenuto costantemente in vista, chiarendo a se stessi se è vdegno di essere servito da un dato strumento.
E il fine che il nonviolento si prefigge deve essere al livello dei principi NV, e non va raggiunto con qualsiasi mezzo, diversamente dal cinico concetto machiavellico che afferma: il fine giustifica i mezzi.

I mezzi, a loro volta, devono essere omogenei ai principi ed alla prassi nonviolenta.
Direi una cosa grossa: devono essere mezzi innocenti.
Questi mezzi, a disposizione del nonviolento nel momento della lotta per ottenere pace e giustizia, o altro obiettivo degno della lotta, sono molteplici.
Devono avere radici nel profondo della coscienza di ciascun lottatore nonviolento, a partire da un grande valore umano:
il Rispetto.
Questo elemento, che fa ovviamente parte del bagaglio culturale del NV – sappiamo molto bene che nessuno è perfetto sotto questo profilo – non è fondato semplicemente sul vecchio adagio: "rispetta per essere rispettato", perché in quello c'è un certo calcolo e un interesse. E' un principio all'acqua di rose.

Il rispetto del nonviolento si sviluppa dalle seguenti radici : - l'Altro è un essere umano come te
- l'Altro ha dei valori più o meno come li hai tu
- l'Altro è figlio dello stesso Creatore
- l'Altro ha dei diritti come li hai tu.
- Se non rispetti l'Altro, in un certo senso disprezzi il comune Padre Creatore.
- Se il principio di rispettare non è una formalità, bensì è una esigenza dell'anima, finalizzata a trarre dall'Altro il meglio di sé, ciò corrisponde esattamente ad un principio quacchero, quello di trarre dall'Altro l'Eterno che è in lui.
E' questo un compito molto nobile, degno delle finalità nonviolente.
E quale sforzo su noi stessi dobbiamo fare per avvicinare la persona che, malgrado la sua antipatia e la sua scelta di campo sbagliata, perché violento, pensiamo che abbia intimamente dei valori che vorremmo venissero alla luce ! Quando riusciamo a contattarlo alla nonviolenta maniera, costatiamo che è stato più facile dialogare con lui che deciderci a farlo.

Esternare rispetto verso una Persona ostile è il primo passo che possiamo compiere, nella speranza che serva a rompere il ghiaccio. Se il rispetto è verace, non può non trovare una risposta positiva nell'Altro. E' difficile resistere ad una mano tesa.

E infine: - L'Altro non è il nemico.
- E' diverso. Forse è educato alla violenza.
Ma è un essere umano.
Non è peggiore di te solo perché ignora la Nonviolenza.
Sta a te fargli scoprire la sua umanità, se qualcuno gliel'ha tolta o fatta dimenticare.
- Il nemico, per il nonviolento, non deve esistere.
(v. L'Avversario; La Questione del Nemico)
A volte il nemico non esiste affatto.
Viene inventato dai guerrafondai, ogni volta che fa loro comodo, così come fece Hitler, indicando nell'Ebreo il nemico da cui guardarsi, da abbattere e da annientare.
Gli ebrei esistevano, e così poté scagliare il popolo tedesco contro di loro.
Nel suo libro Mein Kampf scrisse: "se l'Ebreo non esistesse, bisognerebbe inventarlo"

IL CRISTIANO E LA NONVIOLENZA

Anche se la NV non è una religione, merita di essere rispettata come quella.
E il vero Nonviolento è, in qualche misura, un sacerdote della Pace.
Come tale ha diritti (pochi) e doveri (molti).

Prendo ora in prestito un concetto paolino (Efesini 4.1, N.T.) 'Conducetevi in modo degno della vocazione che avete ricevuto" ) (gr. perìpatéo, il camminare nel senso di condursi, di comportarsi, di operare, quindi di vivere; nel versetto è: peripatésai).
Non si dice qui quale vocazione, ma nei versetti successivi si troverà il perché e il come - basta leggerli.

E' però una vocazione rivolta a tutti (particolarmente ai credenti cristiani).
L'importante versetto non fa cenno alle grandi vocazioni dei Profeti, cosa che ovviamente non ci riguarda.
Anche la nostra però, nel suo piccolo, è una vocazione.
Ed ha le sue regole.

Il credente cristiano ce l'ha un punto di riferimento, oltre a tutto il Vangelo.
Ed è l'esempio irenico di Gesù.
Ma se i milioni di cristiani nel Mondo vivessero la loro fede quali seguaci coerenti di Gesù, e fossero davvero Suoi imitatori, le Guerre sarebbero un lontano ricordo storico, un non senso, e le masse non cristiane accorrerebbero sotto la Croce.
A dire il vero, le Guerre un non senso lo sono già, ma scoppiano ugualmente.

La Nonviolenza dovrebbe trovare uno spazio tale da fermare la maledizione della Guerra.

Analizzando ad uno ad uno i principi della Nonviolenza, ci si rende conto che per il Cristiano abbracciarli e realizzarli, nelle proprie comunità e nella vita quotidiana, come e meglio dei Nonviolenti, dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo.
I nonviolenti, a loro volta, hanno una serie di punti di riferimento a cui ispirarsi : uomini ed eventi.
(v. Per una Storia della Nonviolenza alla fine del Saggio)

Da quando ci industriamo ad applicare la Nonviolenza abbiamo constatato che la Nonviolenza è la proiezione sociale dell'Amore-agàpe.
II problema è proiettarla ulteriormente, in modo da farne una realtà quotidiana condivisa da vaste comunità.
Forse ciò che manca è un esempio attuale noto e convincente e vincente, e possibilmente non individuale.

C'è un abisso fra la Violenza dominante oggi, e la Nonviolenza, che cerchiamo di seminare per raccoglierne i frutti domani.
Lo stesso abisso esiste fra il Messaggio d'amore di Cristo e la cruda realtà attuale.
Dobbiamo riuscire a porre di fronte alla coscienza di un grande numero di esseri umani, l'alternativa:
Violenza o Nonviolenza ?
E far sentire loro l'urgenza di decidere.

E la nonviolenza, che non pretende di essere una religione dell'amore, fa cose che sono mancate nella prassi del cristianesimo che è, teoricamente, una Religione dell'Amore
Per chi è vissuto a lungo lontano dalla Nonviolenza e dall'Amore cristiano, e sceglie la Nonviolenza, che è, se si fa sul serio, estremamente esigente sul piano morale, all'inizio è dura.
E' un grosso salto di qualità.
Il suo nome, Nonviolenza, non sembra comportare gravi impegni e grossi rischi, ma è un'illusione.
Il neofita, confuso e sorpreso dalla tolleranza, dal rispetto, dalla fraternizzazione che trova fra i compagni della cordata nonviolenta, si trova a mormorare fra sé:
"Ma questi fanno sul serio !"
"Sissignore - rispondiamo noi - facciamo sul serio".

Posti al cospetto della violenza, nella vita di tutti i giorni, per lui, o lei, è più facile applicare questa.
Nel rispondere così alla sfida quotidiana, chi decide di adeguarsi alla violenza fa ricordare la "Via larga" del Vangelo Matteo 7.13).
Chi è disposto a battersi, mediante la Nonviolenza per portare Pace e Giustizia nella società in cui vive, ricorda la "Via Stretta", sempre del Vangelo (Matteo 7.13-14).

Con la nonviolenza non trovi dietro l'uscio di casa il fucile carico, come accade al cow boy cinematografico.
Non lo trovi perché non c'è, e non può esserci.
Le armi del Nonviolento sono ben altra cosa.

Sta proprio qui la bellezza di una differenza fatta di rispetto, di giustizia e di verità, che costituiscono le armi del NV.

Tu, Nonviolento esperto e maturo, rimani fermo come una roccia di fronte a qualsiasi provocazione, a una aggressione pericolosa, a un coro di fischi che sale da una platea beffarda quando ti presenti da Nonviolento in tempo di Guerra... Il provocatore si stanca, e si ritira in buon ordine, davanti al tuo equilibrio psicologico, avendo in qualche modo appreso una lezione, e la platea che fischiava, dopo avere ascoltato alcuni principi nonviolenti seguiti da esempi concreti, finisce col tacere e poi con l'applaudire.
Il padre violento che sta picchiando la figlia in pubblico, non continua a batterla dopo che un nonviolento è intervenuto, ponendosi fra i due, e dicendo all'uomo: "si vergogni!"
Questi, dopo oscure minacce al Nonviolento, si allontana dalla scena, parlando fra sé, e la gente si preoccupa invano per il nonviolento minacciato dall'energumeno. La bambina è salva, e forse non sarà più picchiata così.

Ricordate l'insegnamento evangelico: "se uno ti colpisce sulla guancia destra, porgigli anche l'altra" ? (Mat.5.39; Lc.6.29)
Non è paura o viltà che ti fa restare di fronte al violento, per permettergli, se se la sente, di colpirti nuovamente.
Probabilmente non lo farà, perché avrà constato che provoca invano, e rispetterà il tuo freddo coraggio.
Altrimenti, al suo schiaffo, se non sei maturo nella nonviolenza, la tua antica formazione atletica ti fa rispondere allo schiaffo con uno schiaffo o un pugno, o una mossa di lotta giapponese.
Se il tuo vecchio io violento prende davvero il sopravvento, addio buoni propositi. Devi ricominciare tutto daccapo.

Una cosa abbastanza curiosa: le persone adulte che hanno conosciuto forme di violenza, anche personale, ed hanno scelto liberamente e consapevolmente la NV, la applicano con continuità serietà.
E resistono, nella nuova condizione, alla "diversità" con un coraggio eguale o maggiore di quello esercitato quando avevano a che fare con la violenza, e perfino più di colleghi che non hanno mai fatto violenza. Per loro è un grosso sacrificio rinunciare a dare una "lezione" violenta al provocatore, ma lo fanno volentieri, cercando solo l'approvazione della propria coscienza.
Sanno di "crescere" così.
I nuovi compagni apprezzano tutto ciò.
Forse la resistenza alla violenza da parte degli ex esperti di arti marziali nasce dal fatto che la conoscono bene, sanno come affrontarla, quali sono i suoi punti deboli.
Uno di questi è, ad esempio, l'ignoranza della Nonviolenza.
I Violenti, abituati a ricevere una risposta violenta alla loro violenza, restano imbarazzati di fronte alla assenza totale di aggressività e di forza bruta dal loro "avversario", che avversario non è. E' in quell'attimo di incertezza del violento che il pacifista nonviolento deve trovare lo spazio per la mano tesa, per il dialogo, per instaurare un qualche rapporto umano con l'aggressore.
E poi, l'antico lottatore o pugile conosce direttamente l'esistenza di energie, fisiche e morali riposte nell'essere umano – a cui in passato ha fatto ricorso per non essere sconfitto sul quadrato, ed ora fa ancora ricorso a tale "riserva" per resistere ai violenti! Tanto più deve farvi ricorso il NV.

Ormai questi ex non cadono più nella trappola della Violenza. Sono decisamente fuori dalla mentalità che fa dire senza riflettere a chi apprezza la vendetta: "Occhio per occhio!", e dimentica che il Vangelo ha superato quel vecchio concetto.
Il rischio di chi non si vendica è spesso maggiore di quello del vendicatore, perché non piace alla maggioranza della gente...
La gente che ignora la nonviolenza applaude il violento che rende il male ricevuto in una misura maggiore.
Il NV deve invece trasformare il male in bene.

Es. personale: Una volta abbiamo casualmente assistito all'inseguimento di un giovane ladruncolo con una borsetta in mano, da parte di due poliziotti armati a Milano in una strada corta.
Il più giovane dei poliziotti correva più forte dell'altro er sparava verso il ladruncolo, mancandolo continuamente. Siamo intervenuti, frapponendoci fra l'inseguito e l'inseguitore, che si è fermato, guardandoci stupito. Il poliziotto anziano intanto sopraggiungeva, ed entrambi avevano dimenticato l'inseguito.
Questi, nel frattempo, gettava la borsetta sotto un' auto e spariva dopo avere voltato l'angolo della strada.
Guardandomi ancora duramente, i due poliziotti riponevano le pistole nelle custodie, e dopo avere ascoltato con rabbia le nostre ripetute parole: "Non si spara! Non si spara!" - voltavano i tacchi e tornavano dalla direzione da cui erano venuti. La gente, affacciata alle finestre del piano terreno delle loro case, gridava contro di noi.
Dicevano che il ladro andava fermato e punito. Non salvato. In effetti lo volevano morto.
Noi avevamo interrotto lo spettacolo.
Più tardi qualcuno raccolse la borsetta sotto la macchina. Disse che c'era dentro una pistola.
Per lunghi mesi la delusione ci ha alquanto bloccati nella nostra azione nonviolenta.

La violenza dà spettacolo. La nonviolenza no.
Questa parla alle coscienze - e le fa crescere.
I nonviolenti esperti lo sanno benissimo.
Ciò permette loro di attendere senza tremare, a pié fermo, e con le braccia incrociate sul petto, l'assalto di scatenati avversari, o di forze di polizia lanciate contro di loro durante una qualche rumorosa manifestazione pacifista.
Possono "trattare", i NV, ma non rinunciano alla Meta che hanno deciso di raggiungere, e non svendono i loro principi.

E' accaduto e accade sovente che, di fronte alla serena e coraggiosa e tetragona inamovibilità dei nonviolenti, quelle forze si arrestino ed accettino il dialogo. Accade anche che un giovane inesperto, che ha opposto una certa resistenza all'assalto, venga bastonato a sangue, ma se accanto c'è un nonviolento maturo, o un cristiano coerente, questi interviene, placa le due parti, e pone fine alla violenza.

TRASFORMARE L'UOMO O LA SOCIETA'?

Uno dei problemi da risolvere è quello di rispondere all'antico quesito problematico: occorre prima trasformare l'Uomo o la Società, per cambiare il Mondo ?

Molti regimi, governi, sistemi sociali che, nel corso della Storia hanno cercato di trasformare la Società disinteressandosi della trasformazione dell'Uomo, dopo sanguinose rivoluzioni, repressioni e controrivoluzioni, si sono sfaldati e sono scomparsi.
La differenza fra i due diversi approcci alla trasformazione, quella umana e/o quella umana, sta nel fatto che l'uno si interessa soprattutto delle forme, l'altro dei contenuti.

Poiché da sempre, nel periodo storico, fino ad oggi, sono stati esercitati più sforzi per trasformare la società che non per trasformare l'Uomo, non ci resta che guardare ai risultati che sono sotto i nostri occhi, per escluderne la priorità.

Sia il Buddha che Gesù Cristo – senza far paragoni, ma per osservare un modus operandi – non si sono dedicati ad attività sociali, ma alla trasformazione profonda dell'Uomo, partendo dalla quale soltanto può, la società, sperare di diventare positivamente "altro". Ma la trasformazione non può avere luogo automaticamente.
Occorre, per il trasformato intimamente e nell'azione, una volontà e una vocazione particolare per dedicarsi alla trasformazione della società. Ed a questo secondo momento, non egoistico, generoso, spesso pericoloso, il trasformato, se è nonviolento, dona tutto se stesso (v. Liberazione, in: Le Dieci Parole della Nonviolenza).
L'incontro di Gesù con Niccodemo, in cui sostiene la Nuova Nascita (Giov. 3. 3- 7), e la Lettera di Paolo ai Romani, in cui indica la necessità della trasformazione mediante il rinnovamento della mente (Rom. 12.2) - operazione puramente individuale - stanno a dimostrare la visione cristiana di cambiamento della società, solo partendo dal primo tassello: l'Uomo.

Il Buddha era un Principe, erede di una casata che dominava una tribù indiana. Nella sua volontà di trasformare il Mondo non appare mai l'intento di approfittare della sua originale posizione sociale.
Anzi se ne liberò per approfondire la ricerca della verità della vita e dell'ascensione umana, in solitudine, cominciando da se stesso.
Ogni suo principio, dopo che ebbe compiuta la ricerca, è rivolto alla trasformazione dell'Uomo, eliminando la causa e gli effetti del dolore con una serie di dettami da seguire.
Eliminò anche la serie complessa delle formule rituali del Bramanesimo.
E' interessante notare come alcuni principi quali il "non uccidere", rispettare il prossimo, non dividere gli uomini in categorie - caste -superiori e inferiori, si ritrovino nell'Ebraismo, e nel Cristianesimo di 5 secoli dopo.

L'ahimsa. Ripresa dal jainismo, e fatta propria dal Buddismo, corrispondeva perfettamente ai suoi principi di pace e di tolleranza".

Oss.: Un imperatore dell'India, Asoka, (264-228, o 274-232 avanti Cristo), una volta convertito al buddismo, dopo le grandi stragi da lui stesso compiute per la conquista di quel grande Paese, riuscì ad applicare i principi buddisti alla società, diffondendo in ogni contrada, mediante i suoi emissari, i decreti imperiali.
Una cosa pregevole, fra tante, fu l'eliminazione delle caste. Quando, in India, tornò ad avere il sopravvento la Religione Indù, le Caste tornarono, e nel Ventesimo Secolo toccò a Gandhi, induista, combatterle a sua volta.

Dopo Buddha e Gesù Cristo, anche Gandhi e Martin Luther King scelsero ciascuno di puntare sulla trasformazione della persona, per giungere di conseguenza al miglioramento della società.
Però Gandhi e M.L. King dettero l'esempio anche per la seconda fase della trasformazione.
E il Mondo ha cercato di impedire a tutti i costi la Trasformazione della società, uccidendo Gesù, Gandhi e M.L.King."

Oss.: Il Mondo non è riuscito ad eliminare il loro messaggio. Da quei martiri della Nonviolenza, religiosa e sociale, sono nati movimenti e religioni, che resistono al tempo ed alle persecuzioni.

Oss.: Quando usiamo il termine Mondo in senso negativo, non ci riferiamo all'Ecumene, ovvero a tutta la terra abitata, ma a quella parte dell'Umanità che non accetta l'insegnamento dei grandi Maestri che vogliono migliorarla.
CAPITOLO 3

COS' E' LA NONVIOLENZA ?

Q.: "COS' E' LA NONVIOLENZA ?"
R.: "Prima di tutto diciamo perché la Nonviolenza.
Essa nasce nel cuore e nella mente di molte persone, dal momento in cui, osservando attentamente come va il Mondo, prendono atto delle numerose guerre, rivolte, rivoluzioni, dittature, repressioni, campi di concentramento, torture, persecuzioni politiche, etniche e religiose, pena di morte, attentati, terrorismo, stragi, genocidi... che sono fenomeni quotidiani sul nostro Pianeta – e decidono di fare qualcosa sul piano culturale e sociale per fermare la mano dei violenti.
Nel campo ecologico non va meglio. Lo sfruttamento eccessivo della Natura, la distruzione di foreste, l'inquinamento dell'aria, dell'acqua, della terra, la violenza sui tre regni della Natura, la tecnologia e la genetica sui prodotti naturali, sui prodotti agricoli . . .
Il più drammatico, forse, è l'uso indiscriminato delle energie pesanti, che sono pesantemente inquinanti ed esauribili.
L'umanità stenta ad accettare di sostituire le energie pesanti con quelle leggere, inesauribili e non inquinanti, come l'energia solare, l'energia eolica, ed altre energie naturali.
Invamo, per ora, si adoperano gli scienziati ecologisti a dimostrare la bontà di un diverso atteggiamento verso l'uso delle energie pulite.
La Nonviolenza, che coltiva in primo luogo l'amicizia con gli umani, si interessa anche di sviluppare a fondo l'amicizia con la Natura, prima che sia troppo tardi.

Oss.: La normale risposta odierna alla violenza è altra violenza.
La Nonviolenza invece può essere il metodo da adottare in tutti i campi della Vita per rallentare il rapido declino del Mondo.
O più correttamente, per rallentare al massimo tale declino.

C'è, nella NV, come in tutte le dottrine e le teorie della vita, un Essere e un Fare.
Tratteremo prima il Fare, e le Tecniche NV, perché è la parte più conosciuta e applicata nelle lotte nonviolente.
Spesso, nella Cultura Occidentale, ma di più in quella Orientale, la divisione fra Essere e Fare non è netta.
Noi cercheremo di distinguerle nel migliore dei modi.
Inoltre, va tenuto conto che molti elementi di cui parleremo sia nel Fare che nell'Essere, si sperimentano prima e soprattutto nel vivere quotidiano.
Nella Nonviolenza, sovente, il Quotidiano è il punto di partenza; è il focolare a cui si torna dopo una eventuale azione che ha cambiato temporaneamente il nostro modus vivendi - come può accadere dopo una lunga marcia antimilitarista in un Paese straniero - per recuperare la normalità e riprendere la preparazione.
Principi e Prassi della NV:
Il nome, 'nonviolenza", quando si tratta del metodo di lotta organizzato per la Pace e la Giustizia nel Mondo, va scritto e pensato con il "non" unito a "violenza", così: Nonviolenza, o non-violenza.
Il trattino, la lineetta breve, unisce, non divide.
Forma che non è in uso in Italia, da Capitini in poi.

E ciò perché non è questione di assenza di violenza in un certo atto o momento, bensì perché si riferisce all'esistenza di un sistema, di una dottrina, di una scelta, di un modo di essere che copre l'intero fenomeno dell'esistenza, e tutto l'arco dell'azione possibile.
Ed eredita una lunga storia di pensiero e di azioni.
Nei casi in cui non si tratta di questo, nulla osta ad usare non e violenza separati.
In fondo nonviolenza è un neologismo.

IL "FARE" DELLA NONVIOLENZA

si fonda su quattro elementi:
1. L'Ahimsa
2. Il Satyagraha
3. La Disobbedienza Civile
4. La Non Collaborazione.

1. L'Ahimsa
dal Sanscrito "a" = "non", privativo, negativo, e "himsa": nocumento, danno, uccisione è nata nel Jainismo, pilastro etico di quella filosofia religiosa, ed è, ovviamente, un elemento dell' Essere. Tale alto principio, ripreso dal Buddismo come si è visto, quindi dall'Induismo, fu raccolto infine dal Mahatma Gandhi, che a sua volta ne ha fatto un pilastro fondamentale della Nonviolenza.

Questa, proprio riconoscendone il valore morale che riguarda l'Essere, lo considera la base da cui partire per il Fare.

Immaginate una attività cosiddetta nonviolenta, che sia priva dell'ahimsa. Potrebbe facilmente scadere nella violenza per imporre i propri principi.
Poiché la Nonviolenza è una cosa seria, e i Nonviolenti cercano di essere coerenti, è nel quotidiano che trovano lo spazio e il modo di svilupparne i contenuti, e di fare esperienza.

Ed è nel quotidiano che si convincono che la Nonviolenza è cosa buona.
Ciò non significa affatto che il quotidiano è solo quello che si fa nella famiglia.
Raramente la famiglia è il luogo ideale per sviluppare la Nonviolenza. Molte violenze vengono perpetrate proprio nella Famiglia. Per un cristiano è inevitabile il confronto fra ahimsa e agàpe, cioè l'amore. Purtroppo non risulta che i cristiani abbiano applicato, su larga scala e in modo convincente, l'agape. Credo fermamente che, se i Cristiani avessero realizzato l'amore, il Mondo sarebbe cristiano, e non ci sarebbero più guerre.
(v. Saggio: Introduzione al Cristianesimo Pacifista, di D.M.)
L'Occidentale, che conosce e adotta l'uno e l'altro, dovrebbe essere persona esemplare. A meno che se ne interessi solo teoricamente.
2. Il Satyagraha
nome e significato (v. Nota seg.)
Nota : INTORNO AL SATYAGRAHA

Breve bibliografia - Webster's New World Dictionary
- Gandhi commenta la Bhagavad Gita (1926) (Edizioni Mediterranee)
- Gandhi through Western Eyes, di Horace Alexander (New Society Publishers, Philadelphia)
- Selections from Vinobha (Vishwanath Tandon-SarvaSeva Sangh)
- Vinobha o il Nuovo Pellegrinaggio, Lanza del Vasto, Jaca Book)
- The Random House Dictionary of the English Language
- Dizionario dell'Induismo (di Margaret e James Stutley - Ubaldini Ed.)
Etimologia
Sat : ente, esistente, buono, vero
Satya : vero, reale, verità
Graha : colui che afferra; aderire; adesione, coesione.

Poiché graha non significa forza, ma adesione (i due termini non sono sinonimi), la parola composta satya-graha indica lo sforzo di aderire alla Verità, la quale, laddove sia afferrata scientemente e fortemente, trasmette al satyagrahi la propria forza. Per cui: adesione spirituale alla Verità, ma che si risolve di fatto in resistenza nonviolenta alla forza delle armi o del denaro.
L'adesione a qualsiasi valore o principio non rappresenta automaticamente una forza. Può diventarlo se il principio a cui si aderisce ha una sua forza, e se lo si vive con coerenza e costanza.
La "forza della verità" è una bella espressione, ma se alla verità non si aderisce in partenza, quella sua forza naturale resta per il soggetto lettera morta.
La forza che proviene dalla adesione alla Verità ha in sé la positività e il senso attivo che Gandhi voleva fosse sostituito alla resistenza passiva mediante il Satyagraha.
Quindi satyagraha significa precisamente: adesione alla Verità, costanza nella Verità".
Dire che "il Satyagraha è lo strumento, e che il fine è la Verità, cioè Dio", come afferma Gandhi, può sembrare solo una formula brillante.
Ma è molto di più. Gandhi era un industria profondamente religioso, e credeva nella essenzialità di questo strumento, come un mezzo solo apparentemente politico e sociale, di fatto spirituale, il quale, per arrivare a Dio, alla Verità, all'amore, doveva essere accompagnato dall'ahimsa.
E i satyagrahi, coloro che pronunciavano i voti che vedremo, vivevano il Satyagraha con lo stesso spirito, e per questo divennero una grande forza che fu di sicuro sostegno nella lotta del Mahatma contro lo strapotere del British Empire.
3. Disobbedienza civile
(v.Nota seg.: cfr. il saggio di Henry David Thoreau: On the Duty of Civil Disobedience, atto che aveva osato fare nel 1848, negli USA, e Vivre sa Vérité, intorno a Pierre Ceresole, che, come Thoreau, rifiutò di pagare l'imposta per la Défense Nationale Svizzera, 1944; il Ceresole, come lui, ma assai più a lungo e duramente, fece il carcere per coerenza con i propri ideali).

Nota : DISOBBEDIENZA CIVILE NONVIOLENTA
"Citare la disobbedienza civile, tout court, non significa che siamo per questo disobbedienti civili. E' esatto dirlo solo quando la D.C. nonviolenta si applica con riferimento al campo delle Leggi, degli Ordinamenti, delle Decisioni dello Stato, di tutto ciò che è legale, o imposto come tale da una Potenza occupante, al Paese di cui il disobbediente è cittadino...
E quella data legge a cui disobbedisce lo riguarda direttamente.
Se una persona si dichiara "disobbediente", per esempio rispetto alla Guerra che il suo Paese ha intrapreso, ma non è un soldato né un richiamato, non è nella condizione di rifiutare di obbedire alla chiamata, perché nessuno lo chiama non è un disobbediente.
E' soltanto un dissenziente. Uno che si dissocia, che protesta, che non collabora.
Questo accade nella "non collaborazione" (v. oltre), la quale si riferisce ad eventi ed attività che non sono direttamente soggette al sistema legale e ufficiale, e non riguardano direttamente il "non collaboratore".
Ad esempio: Quando il nonviolento applica la disobbedienza, non lo fa con una forma di rivolta, indiscriminatamente e con violenza, contro tutto il sistema di leggi - cosa che attiene all'Anarchia- ma contro una certa legge, gruppo di leggi, o decreti che considera illiberali, oppressivi, ingiusti, che lo riguardano.

Altro esempio: L'imposizione al cittadino di pagare una tassa per sostenere le spese di una Guerra in corso da parte del suo Paese, può provocare nel cittadino X nonviolento il rifiuto di pagare quella tassa.
Questi è un vero "disobbediente", se non intende obbedire a una legge emanata per finanziare una Guerra (v.i casi classici di H.D.Thoreau o di Pierre Ceresole).

Il vero "disobbediente" quindi si adopera contro questa legge, insieme ad eventuali collaboratori, che sono nella stessa condizione e sono altrettanto convinti della sua iniquità, affinché sia rimossa.

Lo fa con i mezzi che ha, coinvolgendo eventuali uomini politici, parlamentari, personaggi pubblici pacifisti, che approvano la sua disobbedienza.
Se non ottiene nulla, e in un dato momento non c'è il tempo per ottenere l'annullamento di quella legge iniqua, prima che qualcosa di grave e di violento sul piano sociale accada a causa di essa, si oppone, in modo nonviolento, ma fermamente, senza distruggere nulla né aggredire alcuno. Rischiando solo personalmente, questo sì, in quanto nella dimostrazione di protesta ha occupato un dato spazio riservato a..., o la sede di una Emittente X..., con finalità simboliche, fino a quando non verrà ascoltato, verrà espulso con la forza, o denunciato.
Anche in quest'ultimo caso, non si aggrappa disperatamente a qualcosa di inamovibile, non oppone resistenza fisica, non insulta, perché in fondo se l'è voluta.

E se lo mandano in carcere accetta la cosa, perché fin dall'inizio lo ha messo nel conto, e da dietro le sbarre fa sentire la sua voce contro quella data legge o proposta di legge ingiusta, e continuerà ad opporsi fino al raggiungimento del suo scopo.
Il NV non pretende di ottenere quanto chiede con una sola manifestazione.
Con lo stesso impegno si svolgono anche la Resistenza attiva nonviolenta e l'Azione diretta nonviolenta, il Servizio Civile di Pace, ecc... e, pur se non danno frutti immediati, ottengono il rispetto dell'avversario e dei testimoni.
In questo modo si fa progredire la causa in questione, rompendo il muro di silenzio che circonda di solito la Nonviolenza. E finalmente una buona parte della Società viene a saperlo.
Non è più solo.

Un percorso indispensabile, oggi che i piccoli movimenti non vengono presi in debita considerazione, finalizzato a rompere quel muro di silenzio ci sarebbe. Quello di prendere contatto con i nuovi Movimenti anti-imperialisti, anti-capitalisti, che lottano contro l'uso indiscriminato della Scienza e della Tecnica in ogni campo della Vita, ecc.: i Social Forum, ed altri consimili. (v. La Nonviolenza e gli Altri - nel Cap. 5, sotto Varie)

Dialogare con loro, chiarire il vero significato di ogni principio e termine nonviolento, coinvolgerli nelle azioni dirette nonviolente può essere fecondo di risultati.
Far sì che la gente veda che anche quei Movimenti non si dedicano ad azioni violente - in modo da ottenere il rispetto della gente, e portare più persone con loro e con noi.
Le calunnie e la paura, così, non avrebbero il terreno su cui prosperare".
4. La Non collaborazione
si svolge al di fuori dell'ambito legislativo. Riassume in sé il dissenso, la critica, l'opposizione e la protesta, ma non riguarda direttamente la vita del dissenziente.
Questi, di solito insieme ad altri, organizza azioni di protesta significative, che possono mettere in difficoltà l'Ente che ha deciso una certa azione considerata negativa dai nonviolenti, come il supporto logistico o economico di una certa attività bellica, l'entrata in una alleanza bellica, la messa a disposizione di porti ed aeroporti dell'Alleanza militare contro il paese X, o addirittura l'entrata in guerra del Paese dei dimostranti.
La manifestazione di dissenso può assumere la forma dello sciopero Generale (in India si applicava, ai tempi di Gandhi, lo Hartal, di origine religiosa), o il blocco di un treno o di una nave che trasporta Armi, che il suddetto Paese vuole far giungere ai suoi Alleati belligeranti.
Può essere interrotta, al limite, la fornitura di pane, di acqua, di elettricità, e di materie essenziali ai fabbricanti di armi, o all'esercito che di norma si rifornisce presso gli attuali dissenzienti...

Da questi quattro elementi nascono, in diverse situazioni, varie azioni originali, ad hoc, che compongono il vasto quadro della Nonviolenza attiva.
Accanto ai suddetti quattro elementi fondamentali, ed alle azioni derivate, come la Resistenza Attiva Nonviolenta e l'Azione Diretta Nonviolenta, operata dai Gruppi di Azione Nonviolenta (i GAN), possono essere impostate, dai Nonviolenti, serie di azioni che hanno a fondamento gli stessi principi e comportamenti della NV, ma che vogliono dare un contributo alla Pace per altre vie.
Tali azioni possono essere : - L'Interposizione non armata, di volontari nonviolenti di qualsiasi età, fra due Paesi in conflitto bellico fra loro.
- Il Confronto fra i responsabili di tali Paesi, con la presenza di personalità autorevoli, non direttamente interessate al conflitto, e quindi al disopra di ogni sospetto.
- La Mediazione : Una delegazione nonviolenta autorevole e di grande esperienza, bene informata sulla situazione politica, economica, etnica e religiosa di ciascun contendente, può essere accolta da entrambi, purché si sono poste le basi per un incontro fra esponenti delle due parti.
Lo scopo è quello di discutere apertamente i problemi che li separano e li spingono a porsi sul piede di guerra. Qualche volta delegazioni così riescono ad ottenere una tregua sul piano militare, ed anche un Trattato di Pace sul piano politico.
- Gli Ambasciatori di Pace. I Movimenti nonviolenti hanno spesso applicato questa misura, talvolta molto rischiosa, che può portare molti frutti.
- Il Disarmo Unilaterale. Il nonviolento che cerca di fare passare il concetto, si dedica ad una campagna intensa per ottenere che il proprio Paese decida di realizzare il D.U., senza condizioni, dando un esempio storico al Mondo.
L'importante è che il suo Paese lo prenda in esame.
Per questa soluzione contro la Guerra è indispensabile coinvolgere Parlamento e Governo.
(v. Saggio : Il Disarmo Unilaterale, di D.M.)
- Le Peace Brigades International, o PBI. Queste sono costituite da Nonviolenti di buona volontà, dei due sessi, fisicamente efficienti, indipendentemente dall'età. Dopo un periodo di addestramento all'azione diretta nonviolenta ed al confronto non armato con forze armate, i volontari devono essere disposti a recarsi in qualsiasi Paese dove è previsto il loro utilizzo in modo efficace, anche se non facile.
Uno dei primi organismi creati in alternativa al Servizio Militare fu il Service Civil International, lo SCI, dello svizzero Pierre Ceresole, Quacchero.

Oss.: Prima di dimenticarlo - il Nonviolento accoglie e onora il Principio che : LA PACE E' UN ASSOLUTO, un Sine qua non, perché sa che con la Guerra tutto è perduto, i valori decadono e perdono di consistenza, la menzogna si traveste e dilaga, la vita e la libertà dei vinti è in gioco, la Natura è stravolta, la produzione è dedicata alla potenza militare, i sentimenti si abbrutiscono. E la pietà muore.

Se il sedicente Nonviolento accetta un compromesso, e collabora direttamente o indirettamente allo sforzo bellico, non è degno del nome che ha assunto.

E' un abuso di titolo. Lo stesso vale per un cristiano.
In tal caso, per lui o per lei, è meglio uscire dal Movimento, o non più dichiararsi cristiano, prima di disonorare la propria confessione.
Noi siamo contrari ad ogni collaborazione con la Guerra, anche a livello di cappellani militari.
O siamo con Cristo o siamo con la Guerra.

Esempio: se un Nonviolento, o un Cristiano dichiarato a ccetta la Guerra Giusta, e partecipa a tale Guerra, e ammazza qualcuno; se un cappellano militare benedice il soldato che ha già ucciso un soldato nemico, e che si appresta a combattere in prima linea armato fino ai denti, deciso a far fuori "il nemico"... che seguace è della Nonviolenza o del Principe di Pace, cioè Cristo, quel soldato e quel cappellano ? Come se la caveranno davanti al Padreterno ?
E se il Cristiano Nonviolento dichiara che : la Pace non è un assoluto, egli fa torto al suo Maestro, a quella Aurora che è venuta per "guidare i nostri passi sulla via della Pace" (Luca 1 .78-79).

Fosse può servire riprodurre qui brevemente un episodio vero accaduto durante la lontana Guerra Russo-Giapponese, del 1904-5) vinta dal Giappone per il controllo della Manciuria e della Corea.
Episodio che abbiamo appreso durante la nostra Prigionia di Guerra (1940-46).
In uno scontro all'arma bianca, un piccolo soldato nipponico, esperto in arti marziali, abbatté il grande avversario russo con un colpo di judo. Gli saltò quindi addosso e stava per pugnalarlo, quando gli accadde di vedere al collo del russo una collanina col Crocifisso.
A quel punto, essendo cristiano, il nipponico fermò la mano omicida, rialzò il soldato russo, gli dette la mano e lo rimandò alle sue linee.
Allora l'episodio mi commosse. In seguito riflettei:
"E se non avesse veduto il Crocifisso, il soldato giapponese, cristiano, avrebbe ucciso il soldato cristiano ortodosso russo? Credo di sì."
CAPITOLO 4
### L'ESSERE
Al fine di avere una solida base, personale e di gruppo, la nonviolenza suggerisce ad ogni singolo e ad ogni gruppo di rispettare:

LE 10 PAROLE DELLA NONVIOLENZA

Per tutte le dieci Parole diamo qui di seguito la nostra personale interpretazione mediante delle Note, quale modesto contributo alla loro comprensione.
1. FORZA DELLA VERITÀ
(v. Nota in un capitolo precedente, fra i 4 elementi del Fare, dal titolo: INTORNO AL SATYAGRAHA).
Oss.: La Verità, l'affermazione e la ricerca della Verità ci paiono più forti della 'Non Menzogna" capitiniana, lodevolissima questa, ma non positiva, forte e complessiva quanto "la Verità."
2. COSCIENZA
Nota: ESISTE UNA COSCIENZA NONVIOLENTA ?
"Il giusto consiglio che un genitore o un amico può darti, quando sei di fronte ad una scelta importante, ad un bivio, è: "Segui la tua coscienza".
Poiché coscienza vuol dire fondamentalmente: consapevolezza del proprio modo di porsi di fronte al nostro essere e sapere, cioè di ciò che devi di volta in volta decidere intorno a un dato problema - e quando ascolti la voce interiore ti rivolgi il quesito:
"Cos'è giusto per me decidere in questo caso?"
E continua a discutere con se stesso il nonviolento di fronte al bivio:
<>So bene, di solito, qual'è la differenza fra il bene e il male, ma questa volta, pur distinguendo come sempre il bene dal male, so che sono coinvolte altre persone, oltre a me stesso, se scelgo un percorso o l'altro.
<>Vengo chiamato a prestare servizio militare armato, o mi si impone di pagare delle tasse extra per sostenere le spese di una campagna di guerra.
E io sono contrario. Non intendo imparare l'uso micidiale delle armi, né sostenere le spese di guerra.
Onestà vuole, per rispetto del bene e del vero, che io scelga la Pace e non la Guerra. Alcuni miei familiari pagheranno per questo. Forse mi aspetta un processo e il carcere, ed ai niei verrà meno il sostegno economico e morale che davo loro.
<>Ma la verità è più grande di me e dei miei familiari. Confermo in ogni caso la scelta di Pace".
Come nonviolento, di fronte a una scelta che riguarda uno dei mille aspetti relativi alla Pace o alla Guerra, non posso che scegliere la Pace, quali che ne siano le conseguenze.
<>Me lo dice la strada che ho percorso fino ad ora, dopo la Seconda Guerra Mondiale", il senso della Verità che ho sviluppato nel corso delle mie ricerche storiche e negli esempi di grandi pacifisti, l'analisi dei guasti che produce la Menzogna, specie quella che viene da alte istituzioni, oltre alla voce della mia coscienza, che è diventata più sensibile e coerente da quando sono un cultore della nonviolenza.
<>Se venissi a un compromesso con la coscienza e col militarismo, mi sentirei un traditore, un vile e un corrotto.
Questo vale per ogni scelta che coinvolge la coscienza del nonviolento che cerco di essere, che mi auguro di non tradire mai.
Bisogna riconoscere che, di fronte a certi problemi, la Coscienza nonviolenta dimostra di esistere e vuol farsi sentire."
3. AMORE
Nota : PARLIAMO DELL'AMORE
"Diciamo subito che parlarne non costa nulla, mentre realizzarlo è difficile. E un'altra cosa: qualcuno dice giustamente "L'amore è dare, non è pretendere di ricevere".
Anche questo è bello a dirsi e difficile a farsi.
Ma il Nonviolento non può sottrarsi al dovere di ricercare la realizzazione dell'amore dovunque si trovi, perfino nell'agone politico.

Ripetiamo qui un concetto:
Se il Cristianesimo, religione che parla molto dell'amore, avesse diffuso con i fatti questo alto sentimento con costanza e coerenza, il Mondo sarebbe cristiano.
Ma per il Nonviolento, l'Amore come la Verità, deve essere una costante del suo essere e fare quotidiano.
Ma quale tipo di amore è in gioco?
Quello che esprime, in ogni sua manifestazione: simpatia, solidarietà, partecipazione, tolleranza, mano tesa, fratellanza, amicizia, disponibilità, perdono a chiunque, amico o non, che sia nel giusto o nell'errore, per trarlo dall'errore se vi è imprigionato, per sottrarlo al giogo dell'odio e della vendetta, dell' ignoranza, del fanatismo che porta alla chiusura, all'odio per i diversi da sé, e alla disputa, che a sua volta può portare al conflitto.
(v. Le Guerre di Religione)
L'amore, quel principio contro cui non c'è legge (Apostolo Paolo), di cui il Mondo ha un bisogno disperato e non lo vuol riconoscere.
Se dovessimo rispondere al quesito: "Cosa manca al Mondo?"
Risponderemmo: "Manca l'Amore" e "Se ci fossa l'Amore ci sarebbe la Pace".
L'amore, quello che, al di là dell'eros, manca terribilmente ad ogni individuo che respira, e, mancando, ne fa un infelice.
Spesso l'eros c'è, l'Amore no.
Ma poiché per natura in ognuno di noi è nascosto un seme d'amore, basta provare ad esternarlo una volta, fra amici, in un incontro qualunque, e perfino in campo politico, mediante la tolleranza e l'ascolto, e se ne vedranno i frutti.
Qualcuno risponderà alla tolleranza con latolleranza, all'ascolto con il rispettoso ascolto, alla mano tesa con la stretta di mano,... e il gioco - il più bel gioco del Mondo - è fatto. Il dado è tratto. L'amore è entrato a vele spiegate nell'impossibile."
4. FESTA
Nota : OSSERVAZIONI SUL CONCETTO DI FESTA
Di sicuro l'esistenza della Primavera, nel ciclo delle stagioni è una festa, della Natura, e un dono agli esseri viventi.
E il sentimento della Speranza, che vibra in ogni cuore che batte, giustifica un momento di festa ritagliato nei frangenti più oscuri.
Ogni Vittoria della Ragione sulla Follìa, della Nonviolenza sulla Violenza, manda messaggi di speranza e di festa ad ogni persona che prima viveva nel terrore.
I doni, i carismi dell'arte, della poesia, della musica, del dramma teatrale, dell'intelligenza, del genio, della scienza, sono tanti mattoni che innalzano la piramide della festa fra gli uomini e le donne di buona volontà.
Tutte queste ed altre cose positive e liete sono il sorriso della vita.
E' compito del Nonviolento, che lotta per togliere il prossimo in pena dalla sua angoscia, portare il sorriso della speranza e della pace nella giustizia a coloro che abitano là dove c'è guerra, odio, violenza, miseria, morte.
E' una grande, sacrosanta opera quella di ridare speranza e sorriso a chi li aveva perduti, e gli restituisce una vita degna di essere vissuta.
E' un'opera che può svolgere soltanto il nonviolento che la già ritrovato il sorriso e la speranza, e chiunque coltiva l'amore per il prossimo.
5. SOBRIETÀ
Nota : COS'E' LA SOBRIETA' NONVIOLENTA
Una scelta nonviolenta dei pacifisti occidentali si chiama sobrietà. Il satyagrahi seguace di Gandhi la rispetta come Aswad, cioè controllo del palato. (v. oltre gli 11 Vrat).
E' impensabile e imperdonabile un nonviolento dedito a grandi magniate, che non resiste alle tentazioni della gola.
E che non pensa, così facendo, alla fame nel Mondo. E' interessante che la scelta occidentale e quella gandhiana coincidano perfettamente, almeno nelle parole, sul piano dell'auto-controllo : sobrietà, controllo del palato.
Può succedere che, per difendere un principio o un obiettore in carcere, sia necessario adottare lo sciopero della fame per un tempo, simbolico e significativo...
Questo non vuol dire che di norma si debba scegliere di Soffrire la fame.
L'importante è il rispetto della vita, nostra e degli altri, e non cedere a tentazioni di abbuffate, che non hanno nulla a che vedere con il rispetto.
Il nonviolento non si condanna ad una vita lugubre e senza un momento di soddisfazione anche per il benessere fisico.
(v. Festa) Il nonviolento però acquisisce il senso della misura e della propria responsabilità di fronte ad una società scettica sia nei confronti dei sacrifici che riguardo alla sua scelta, pronta a cercare cavilli per criticare l'essere e il fare del NV.
Un eccessivo piacere della tavola non solo non corrisponde alla serietà di una "missione" come quella del Nonviolento, che generalmente è anche ecologista, ma di certo porge il fianco a critiche malevoli.
E infine un tipo di vita sobrio, lontano dagli eccessi di ogni genere, di vizi maggiori e minori compresi, contribuisce alla salute del morigerato.
Non è escluso che il nonviolento, per rispetto della vita di ogni essere vivente, scelga il vegetarismo.

Cosa che non solo non nuoce al regno animale, di terra, del cielo e del mare, ma non nuoce assolutamente all'animale uomo che non è carnivoro.
6. GIUSTIZIA
Nota : L'IDEALE DELLA GIUSTIZIA
"L'Ideale della Giustizia sociale è nel DNA del Nonviolento. Il suo cuore arde di simpatia per i diseredati, i perseguitati, gli oppressi del Mondo. La sua mentalità nonviolenta preme affinché giustizia sia fatta.
Per i modi di intervento atti ad eliminare le ingiustizie non è certo questa la sede per indicarli. Ma ci compete qui di inquadrare sinteticamente gli ambiti e i modi dell'ingiustizia. - Riconoscerla e conoscerla è sicuramente un primo passo positivo.
- Nella Cultura sono stati fatti grandi progressi. Un tempo essa era in poche mani, le quali erano responsabili di molta ingiustizia, essendo il potere ristretto in quelle mani. Oggi giornali, radio, televisione, scuola, e infine il re computer, hanno aperto molti spazi alla parte del popolo cui prima era negata. Ma c'è ancora tanta strada da percorrere verso la giustizia... culturale.
- La Scuola statale, a cui facciamo riferimento, è quella che pone sullo stesso piano i giovani di ogni estrazione sociale, e di ogni etnia o religione, e offre la stessa informazione e formazione culturale a tutti. Non così la Scuola Privata, verso cui tende l'attuale Governo italiano. In questo settore esistono elementi di ingiustizia sociale.
- L'Informazione ha seguito grosso modo lo stesso percorso, ma anche qui c'è ancora molto da fare per rendere più equa giustizia.
- La Proprietà è ancora infinitamente diseguale, ma lentamente, nel mondo occidentale, la piccola proprietà almeno si diffonde sempre più e si fa sentire.
- La Ricchezza invece è ancora in mano di pochi.
- I Poveri e quelli che sono al disotto della soglia di povertà sono forse più lontani di un tempo dalla classe ricca e potente, dalla quale dipende anche la giustizia e la politica.
- Il Lavoro, là dove non esiste uno Stato assistenziale, ovvero un Welfare State (pronuncia uelféar), è purtroppo in mano ai grandi proprietari, alle potenze economiche nazionali e internazionali, alle lobbies dei ricchi...
- I grandi sindacati cercano, da oltre un secolo, di porre rimedio alle ingiustizie più macroscopiche nel campo del lavoro. Almeno quelli che non sono strumentalizzati da logiche partitiche.
- La Giustizia nella Sanità è una lontana chimera. Il nonviolento deve prenderne atto e fare qualcosa per impedire che finisca in mani private, il che aggraverebbe la presenza dell'ingiustizia in questo vasto settore.
- Per la Giustizia nel campo giuridico, il Nonviolento e i Movimenti in cui si riconosce, devono far sì che gli elementi di giustizia contenuti nella Legge Fondamentale dello Stato, ovvero la Costituzione Italiana, siano difesi integralmente, che gli Enti creati dalla Repubblica a difesa dei diritti legali di tutti i cittadini, non vengano scalfiti nella loro autorità.
- I Diritti Civili. Per quanto riguarda i Paesi che nel Mondo non rispettano i diritti civili e umani, i Movimenti nonviolenti si devono adoperare affinché l'opinione pubblica mondiale, l'ONU, le ONG, premano politicamente sui Governi di quei Paesi affinché rispettino la volontà internazionale che chiede a gran voce di fare giustizia. La cosa è particolarmente urgente per i Paesi che hanno ancora la Pena di Morte e la Tortura, e non riconoscono il diritto alla Obiezione di Coscienza.
Non va mai dimenticato che, in ogni campo in cui necessita l'intervento del Nonviolento, questi non può farlo a colpi di piccone. Nei limiti delle sue possibilità il Nonviolento applica per primo la Giustizia, lotta legalmente con le leggi che riconosce giuste, e con gli strumenti che ha a disposizione perché sia resa giustizia a chi subisce dei torti, difende i deboli, si schiera con chi rifiuta il servizio militare in Italia, e cerca di intervenire in qualche modo nei Paesi in cui tale rifiuto comporta pene molto gravi, fino alla Pena Capitale. Anche questa è Giustizia".
7. LIBERAZIONE
Nota: IL SECONDO MOMENTO
"Come abbiamo visto nella Nota: "Trasformare l'Uomo o la Società", la ricerca della trasformazione, secondo i grandi Maestri del Mondo, come Gesù e il Buddha, parte dalla trasformazione profonda dell'Uomo.
Ma non si ferma lì.
Anzi, non deve esistere una contrapposizione fra Uomo e Società. L'accento posto prima sul momento individuale, e poi sul momento sociale, non è che una sequenza continua.
Bisogna che l'Uomo trasformato non si compiaccia troppo di questa felice fase della sua vita, e non si ritiri a contemplare se stesso.

E' essenziale che trovi le forze, la volontà generosa, il coraggio e le idee per trasformare in qualche misura la società. E se è nonviolento, metterà a disposizione la sua esperienza per inverare senza violenza tale trasformazione.
In tal caso, sia le 10 Parole della NV, che gli 11 Voti del Satyagrahi, gli saranno preziosi.
(Nel secondo caso, evidentemente, alcuni Voti non riguardano l'Occidentale).
Ma non esiste trasformazione alcuna se l'ipotetico "trasformatore" della società non è passato prima attraverso la propria liberazione dai cento vincoli della Vita, e dalle varie forme di schiavitù moderna che lo tengono in trappola, e se non è riuscito a controllare se ha veduto chiaramente la Verità di se stesso e del Mondo, a cui - solo dopo questo controllo - farà dono di se.
E deve concludere con l'intraprendere il duro cammino che gli offre il Secondo Momento, quello di dedicare gli sforzi di Uomo - o Donna - rinnovato, a trasmettere agli altri i contenuti, i modi e la letizia della propria trasformazione nonviolenta.
Se è riuscito a lui - o a lei - perché non può riuscire agli Altri, che sono fondamentalmente simili lui e a lei?
E una volta che gli Altri trasformati sono tanti, da lì comincia la trasformazione della Società.

Forse la prima fase della liberazione risolve il problema della Paura. Questa, che è un sentimento comune ad ogni creatura vivente, non è totalmente negativa.
La Paura è figlia dell'istinto di conservazione, e se non scade in terrore, violenza o viltà, serve a riconoscere per tempo il pericolo e ad approntare gli strumenti naturali di difesa.
Ma in campo sociale è estremamente pericolosa.

Su di essa fanno leva i governanti che covano la Guerra, e con essa addestrano eserciti, e producono armi e strategie di aggressione. Il tutto dopo avere individuato, o inventato il "nemico", su cui scagliare le folle oppresse dalla paura.

La nonviolenza quindi opera sulle cause sociali della Paura e sulle sue conseguenze, insegnando un sereno coraggio.
Abbiamo esperienza del coraggio nonviolento che ferma spesso la mano dell'avversario armato.
Chi è educato o addestrato alla violenza non riesce a credere alla Forza della Nonviolenza e dell'Amore.
Bisognerebbe portarlo con sé alle Marce Nonviolente perché constati la suddetta realtà, e ne divenga testimone oculare".
8. IL POTERE DI TUTTI
Nota: DAL SUDDITO AL CITTADINO
"Prima della Rivoluzione francese, in Francia, c'erano i sujets, poi, per merito della Révolution, vennero i citoyens. Non sempre e non dovunque l'orgoglio di essere "cittadini" trovò albergo. I più restarono sudditi. In Italia il cittadino, con il vecchio Codice Penale, poteva perdere i diritti civili, cioè subire la Morte civile, che era un marchio sociale insopportabile.
Oggi c'è ancora la perdita dei diritti civili per particolari crimini, ma non sussiste la Morte Civile, Vita Natural Durante, nella società.

Per la NV è impensabile che non tutti i cittadini abbiano la parte di Potere che spetta loro.
Il Potere, in democrazia, è molto diffuso, e contribuisce alla piramide sociale.
I loci di Potere sono svariati. C'è il Potere del Villaggio, dell'Associazione, del Partito, del Sindacato, del Consiglio di Quartiere. della Circoscrizione, del Comune, della Provincia, della Regione, così come quello della Parrocchia, della Chiesa.
Ma ognuno di questi è la somma dei Poteri di singoli cittadini.
Ogni cittadino ha diritto di conoscere e di esprimere la sua somma di potere, per piccola e umile che sia.
Ma prima deve rendersi conto di avere questo diritto, e deve farlo rispettare. Il nonviolento, che ci ha già provato, e spesso c'è riuscito, a fare rispettare il proprio potere di cittadino, deve aiutare qualsiasi altro cittadino con cui viene a contatto a far sì che esso divenga un "cittadino attivo".

Per questo motivo i nonviolenti sono impegnati a contribuire al recupero del potere di ogni cittadino, perché esso faccia parte a pieno titolo della società in cui vive".
Il cittadino non è solo l'individuo che serve ai Partiti per votare a favore di uno di loro.
E' qualcosa di più e di diverso, durante tutto l'arco dell'Anno.
9. BELLEZZA
Nota: DELLA BELLEZZA
"Perché il Nonviolento si interessa alla Bellezza, o meglio, al Bello?
Perché egli difende gli Esseri Umani e la Natura, e perché in ciascuno di essi il Creatore ha profuso a piene mani bellezza. Essa è insita nelle forme, nei colori, nei processi e nelle Leggi del Creato, nella infinita varietà delle specie animali e vegetali, nei moti delle stelle, nei raggi del Sole, nei fenomeni atmosferici, nel vento, nella rotazione delle stagioni...
La persona che ha rispetto e amore per la bellezza, che la legge in ogni cosa che esiste, la considera un dono di Dio, e la protegge come può.
Ma la vera bellezza supera la forma esteriore. Essa abita nei sentimenti, negli slanci di verità,nei gesti d'amore, negli atti di perdono, nei pensieri d'amicizia, nel sorriso, nello sguardo, nella poesia,nell'arte, nel canto, nella danza. Nella ricerca, nell'intuizione nella fantasia...
Ma può essere cancellata d'un tratto dalla guerra, dalla distruzione della Natura, dall'inquinamento, dall'artifizio, dalla menzogna, dall'odio...
Il Bello deve essere accompagnato dal Vero, dalla semplicità, dalla naturalezza. L'abito da sera ben si addice alla bellezza di una donna".

Cè però una cosa da tenere presente.
Non sempre il Bello nella Vita è stato accompagnato dalla Giustizia, dalla Equità.
Nel mondo delle costruzioni, ad esempio, in molti Paesi del Mondo, astelli, fortificazioni, canali ed altro, sono stati costruiti con lacrime e sangue, e all'interno dei castelli avvenivano spesso cose orrende, e l'ingiustizia dominava. C'era la tortura per i nemici vinti, il carcere duro nel fossato interno del Castello senza via d'uscita, lo sfruttamento dei servi della gleba che vivevano poveramente intorno al Maniero, e che dovevano servire e rifornire dei prodotti del loro duro lavoro...
Accade a tutti di ammirare le piramidi d'Egitto, o uno splendido maniero medioevale . . . e di dimenticare che sono stati quasi certamente costruiti da folle di schiavi.
Certo non possiamo distruggere capolavori fatti con il sangue dei costruttori materiali per fare giustizia !
E' troppo tardi ed inutile. Potrebbe solo essere pedagogico."
10. PERSUASIONE
Nota : VEDIAMO COME SI REALIZZA LA PERSUASIONE
"Come dicono alcuni nostri Maestri, prima di parlare della persuasione dell'altro, bisogna dedicarsi alla propria persuasione. Non si può vendere una merce se non siamo profondamente convinti della sua intrinseca bontà. Almeno che siamo dei mercanti disonesti.
Anche l'auto-convincimento non è cosa facile.
Non basta neanche la vocazione alla nonviolenza.
Occorre capire ed applicare, ogni giorno, nella fatica del vivere, e nella lotta per la Pace e la Giustizia, ciascuno dei principi della NV. Basta che su uno di quei principi tu abbia un dubbio, e non sei più adatto a persuadere altri intorno a ciò che non comprendi.

E poi c'è il perché persuadere altri, e il come.
La persona da persuadere deve, come e più di te, avere o acquisire resistenza nella lotta nonviolenta, pazienza fra gli schernitori, forza di fronte all'avversario e al violento, equilibrio e auto controllo per non scadere in atti e parole che non si addicono al nonviolento.
Prima di tutto, quindi, veramente, bisogna raggiungere una profonda auto persuasione di qualcosa di estremamente valido per affrontare senza aggressività, né superbia o superficialità, il compito di condurre altri nel duro cammino della Nonviolenza che abbiamo scelto"

AGGIUNTE ALLE 10 PAROLE

Il NEMICO
Nota: LA QUESTIONE DEL "NEMICO"
"Questo problema abbiamo deciso di aggiungerlo noi. Nella notte dei tempi, qualcuno, bellicoso o timoroso, ha inventato il termine "nemico", e presto tutta l'umanità l'ha adottato.
Su questo concetto che divide gli uomini fra loro, si sono innestate mille e mille lotte, violenze, angherie, guerre.
E' così diffuso il temine ed il relativo concetto negativo, che perfino Gesù ha dovuto usarlo per ottenere che se ne superassero sia la disposizione dell'animo che gli effetti deleteri.
Sono passati dal Suo tempo 2000 anni, e la Nonviolenza ha creduto bene di cercare di cancellare questo termine negativo, sull'esempio di Gandhi.
Es.: Il Mahatma, durante la Seconda Tavola Rotonda (Londra sett.-dic. 1931), per discutere con i capi politici britannici del futuro governo dell'India, e dell'Indipendenza totale del suo grande Paese, che Gandhi chiedeva, si incontrò con Lord Brockhurst in una pausa della Tavola Rotonda. Quel Lord, amico di Gandhi, era un Pacifista inglese, che già dall'inizio del Secolo Ventesimo si batteva per l'Indipendenza dell'India. Il Lord, a proposito della Nonviolenza e del non nuocere, gli ricordò: "Gesù ha detto : ama i tuoi nemici!", e Gandhi gli rispose semplicemente: "Io non ho nemici". Questa bella testimonianza l'abbiamo sentita direttamente dal vecchio Lord a Bombay durante una serata a lui dedicata dai nonviolenti indiani nel dicembre del 1985.

Noi cerchiamo di fare nostro questo alto concetto gandhiano per evitare il più possibile l'uso del termine "nemico", e per non prendere l'atteggiamento che si assume automaticamente quando nel prossimo si vede l'avversario. L'idea stessa del "nemico" è una trappola.

Questo principio può creare un problema grave nel nonviolento, il quale, avendo accettato di non vendicarsi, di fronte a un crimine che ha subito, che merita, secondo la cultura corrente di essere denunciato, per coerenza con i principi accettati liberamente, non si sente di sporgere denuncia.
Il criminale resterà a piede libero.
E' bene o male ? Ogni nonviolento deve anche in questo caso scegliere autonomamente che fare. Nessuno può decidere per lui."
NON UCCIDERE
+ Nota: Portata del Non Uccidere
"La Nonviolenza va oltre il problema della Pena di Morte, che si restringe ai Tribunali, civili o militari, ed a chiunque abbia autorità per comminare la pena capitale.

Non solo il NV esclude questa in ogni caso, ma è contrario all'uccisione di esseri umani e di animali, in pace e in guerra. E' quindi contrario anche alla caccia, che è un gioco mortale e sproporzionato fra uomini armati e animali, terrestri, marini e volatili, che sono disarmati e innocenti.

Albert Schweitzer, in una sua nota, ricorda che a Guensbach un amico lo invitò ad andare a caccia nel vigneto per tirare agli uccelli migratori.
Non solo rifiutò, ma scrisse: "Tirare agli uccelli, che avevano appena fatto un lungo viaggio dall'Africa e cinguettavano ora la prima canzone a casa ? Come si può mai tirare a qualcuno che canta ?" (p.47 di ‹‹Il nostro grande amico Albert Schweitzer››)
E che dire degli esseri umani, che respirano, cantano, vivono come noi ? Come si fa a togliere loro la Vita ?
Per il sottoscritto, chi decreta la morte, anche di un assassino, è colpevole di omicidio premeditato.
Altrettanto lo è l'esecutore.
E non è del tutto innocente il cittadino che plaude l'esecuzione e che sostiene la Pena di Morte.

Il concetto di "non uccidere" si estende, per coerenza, anche al dovere di "non fare uccidere".
Il Controllo del Linguaggio
Nota: Perché il Controllo
"Per il Nonviolento il controllo del proprio linguaggio è spontaneo. Ma c'è un perché.
Intanto è' impensabile che un Nonviolento parli usando un linguaggio volgare, scurrile, offensivo, irriguardoso di persone e di attività diverse dalla propria.
Non ricordiamo di avere udito, durante i Congressi, le Marce, i Dibattiti, parole volgari e aggressive da parte di Nonviolenti coerenti.
Ciò che tu dici, e il modo in cui lo dici, ti rappresenta, e coinvolge il gruppo politico, culturale o religioso di cui fai parte.

E' così perché ogni lingua al Mondo nasce dall'essere, dal fare, dal pensare di un dato agglomerato umano. Le singole parole riflettono una cosa, una azione, un sentimento, una speranza, una vicenda... Il linguaggio di un certo Paese è l'immagine parlata o scritta del suo popolo e della sua Storia. La Parola è l'Uomo. Se sei uno che si rotola nelle parolacce, ricorda che parlano di te, dicono cosa sei. Perché quindi controllare il linguaggio se sei un Nonviolento? Perché hai deciso di rispettare il prossimo, anche l'avversario più duro. Le parole sparate a casaccio, o per far colpo, spesso offendono chi le ascolta, e sono come pietre. Queste parole-pietre hanno l'abitudine di tornare a chi le lancia, ferendolo e marchiandolo nella sua reputazione, oltre a creargli dei nemici gratuiti."
CAPITOLO 5
Diversamente dall'osservanza di queste dieci Parole, il satyagrahi, seguace di Gandhi, promette in modo molto impegnativo di osservare gli undici voti (vrat) qui di seguito riassunti, e poi riportati per intero in inglese (ripresi dal Gandhi Diary, Bombay, 1986)
Il Mahatma Gandhi sperimentò personalmente questa gamma di voti, insieme a 25 seguaci, nel suo primo Ashram, ad Ahmedabad nel 1915, di ritorno dal Sud Africa. Chiamò Satyagraha Ashram questo primo pratico esperimento, che comprendeva anche alcune realizzazioni relative al lavoro, all'istruzione ecc., seguendo in parte le teorie del critico d'arte inglese J. Ruskin. Funzionano ancora.

GLI UNDICI VOTI DEL SATYAGRAHI

Satya: La verità è Dio.
Ahimsa: Non-violenza
Brahmacharya: Controllo dei Sensi, dell'Energia
Aswad: Controllo del Palato
Asteya: Non Rubare
Aparigrah: Non possesso
Abhaya: Non paura
Asprishyata-Niwanan: Eliminazione dell'intoccabilità
Sharir-Shram: Lavoro per il Pane
Sarva Dharma Samabhav: Tolleranza, eguaglianza di tutte le religioni
Swadeshi: Servizio verso l'immediato vicino.

Ed ora trascriviamo completamente gli Undici Vrat in Inglese, e ad ogni Voto seguirà una agile traduzione.

1. Satya (Truth). Truth is God. Truth in a much wider sense means Truth in thought, Truth in speech and Truth in action. Where there is Truth, there is true knowledge, and where there is true knowledge, there is always bliss (Ananda).

Trad. di Satya (Verità). La Verità è Dio. La Verità, in un senso molto più ampio, significa Verità nel pensiero, verità nella parola, e Verità nell'azione. Dove c'è la Verità, c'è vera conoscenza, e dove c'è vera conoscenza, c'è sempre felicità (Ananda).

2. Ahimsa (Non-Violence). We may not give up the quest for truth, which alone is, being God Himself. Ahimsa is the means, truth is the end. Without Ahimsa it is not possible to seek and find truth.

Trad. di Ahimsa (non-violenza). Non dobbiamo abbandonare la ricerca della verità, che sola "è", essendo Dio stesso. L'ahimsa è il mezzo, la verità è il fine. Senza l'ahimsa non è possibile cercare e trovare la verità.

3. Brahmacharya (Chastity). Brahmacharya means conduct adapted to the search of Brahma, i.e. truth. From this etymological meaning arises the special meaning, viz. control of all the senses. We must entirely forget the incomplete definition of Brahmacharya, which restricts itself to the sexual aspect only.

Trad. di Brahmacharya (castità). Brahmacharya significa condotta finalizzata alla ricerca di Brama, cioè la verità. Da questo significato etimologico deriva il significato speciale, cioè controllo di tutti i sensi. Dobbiamo dimenticare interamente la definizione incompleta di Brahmacharya, che si restringe soltanto all'aspetto sessuale.

4. Aswad (Control of the palate) Control of the palate is very closely connected with the observance of Brahmacharya.What we eat should only be to sustain the body and not for self- indulgence.

Trad. di Aswad (controlo del palato). Il controlo del palato e in stretto rapporto con I'osservanza del Brahmacharya. Quel che mangiamo dovrebbe servire soltanto a sostenere il corpo e non per il proprio piacere.

5. Asteya (Non-stealing). It is theft to take anything belonging to another without his permission. However, to take or collect something from others for which we have no real need, also amounts to theft.

Trad. di Asteya (non rubare). Si tratta di furto il prendere qualsiasi cosa, che appartiene ad un altro, senza il suo permesso. Comunque, prendere o sottrarre qualcosa ad altri di cui non abbiamo alcun bisogno, costituisce furto.

6. Aparigraph (Non-possession) Civilisation, in the real sense of the term, consists not in the multiplication of wants, but in their deliberate and voluntary reduction. This alone promotes real happiness and contentment, and increases the capacity for service.

Trad. di Aparigraph (non possesso). La civiltà, nel vero senso del termine, non consiste nella moltiplicazione dei bisogni, ma nella loro deliberata e volontaria riduzione. Questo soltanto promuove la felicità e la capacità di accontentarsi, ed accresce la disponibilità a servire.

7. Abhaya (Fearlessness) Fearlessness is indispensable to attain ineffable peace and connotes freedom from all external fears - fear of disease, bodily injury and death, of dispossession, of loosing one's nearest and dearest, of loosing reputation or giving offence and so on.

Trad. Di Abhaya (Assenza di Paura) L'Essere intrepidi è indispensabile a chi vuol raggiungere una pace ineffabile, e connota libertà da ogni timore esterno - dalla paura delle malattie, delle ferite fisiche e della morte, della perdita dei propri averi, della perdita dei propri cari, la paura di perdere la reputazione o di offendere qualcuno, e così via.

8. Asprishyata-Niwanan (Removal of Untouchability) Untouchability is not a part and parcel of Hinduism. Not only this crunch, it is a plague.

Trad di Asprishyata-Niwanan (Eliminazione dell'Intoccabilità). L'Intoccabilità non fa assolutamente parte dell'Induismo. Non solo è questo, ma è un flagello. (Ricordiamo che Gandhi coniò per gli Intoccabili il nome di Harijan, cioè Figli di Dio).

9. Sharir-shram (Bread Labour). Everyone whether rich or poor, must perform his daily work, which should assume the productive form, i.e. Bread Labour. (v. J. Ruskin) (cfr. L'Apostolo Paolo, nella Epistola ai Tessalonicesi 3.10-12: "How can a man, who does not do physical labour, have the right to eat ?")

Trad. di Sharir-Shram (Lavoro per il pane). Ognuno, che sia ricco o povero, deve svolgere il suo lavoro quotidiano, che dovrebbe assumere la forma produttiva, cioè Lavoro per il pane (v. J. Ruskin) (cfr. l'Apostolo Paolo che, nella Epistola ai Tessalonicesi, 3.10-12 dice: "Come può un uomo, che non svolge un lavoro manuale, avere il diritto di mangiare?")

10. Sarva Dharma Samabhav (Tolerance or Equality of all religions). Tolerance for other faiths imparts to us a truer understanding of our own. True knowledge of religion breaks down the barriers between faith and faith. Reverence for other faiths need not blind us to their faults. We must be keenly dive to the defects of our own faith also, and try to overcome these defects.

Trad. di Sarva Dharma Samabhav (Tolleranza o eguaglianza di tutte le religioni). La tolleranza per le altre fedi ci impartisce una piu vera comprensione della nostra. La conoscenza della religione abbatte le barriere tra fede e fede. Il rispetto per le altre fedi non ci deve rendere ciechi riguardo ai loro difetti. Dobbiamo essere vivamente attenti anche ai difetti della nostra fede, e dobbiamo cercare di superare questi difetti.

11. Swadeshi (Service of the Immediate Neighbour). A votary of swadeshi dedicates himself to the service of his immediate neighbours. One who allows himself to be lured by the "distant scene" but fails in his duty towards his neighbours, violates the principle of swadeshi.

Trad. di Swadeshi (Servizio dell'immediato vicino - del prossimo). Una persona che abbia fatto il voto di swadeshi dedica se stesso al servizio dei suoi immediati vicini. Se si lascia affascinare dalla "scena lontana" ma viene meno al suo dovere verso i vicini, viola il principio dello swadeshi. (v. Ciò che dobbiamo sviluppare - alla fine di questo saggio)
CAPITOLO 6

VARIE

Q.: Gli Undici Vrat sono una serie impressionante di principi e di impegni personali e sociali di grande portata. Alcuni però non ci riguardano, mi sembra. Penso che questi Voti, per un Occidentale, sarebbero molto pesanti. No?
R.: E' vero. Se un Occidentale li applicasse, lo farebbero santo.
Q.: Perché in tutti questi principi non si parla di Pace?
R.: Perché, se fossero applicati, sarebbe molto difficile fare la Guerra. Diciamo che è sottintesa, la Parola Pace, ma non il concetto, né la finalità di tutto l'insieme dei voti. La Pace, negli 11 Voti, è una presenza discreta.

Però non c'è alcun automatismo. C'è gente che svolge perfettamente tutti i doveri, diciamo, della Chiesa Cristiana, e poi va in guerra, e con la mitragliatrice o con una bomba uccide diecine o centinaia di persone. Poi torna a casa, e sfoggia una medaglia al valore, e va in chiesa tranquillo.
L'essere un cristiano di nome non ne ha fatto un pacifista nonviolento.
Bisogna, prima di fare tanti programmi, trovare il modo di risvegliare le coscienze per il dovere di rispettare la vita del prossimo in ogni circostanza.

Q.: "Che debbano essere rispettati, almeno i principi delle 10 Parole, sono pienamente d'accordo, e che si debba prima operare sulla coscienza di chi deve applicarli, sono pure d'accordo.
Ma dove e quando ?
Nei grandi eventi, in certe occasioni, o nel quotidiano?"
R.: "In tutte e ciascuna, a partire dal quotidiano. Se la NV non è vissuta nel quotidiano, che NV è ?

Vivere la Nonviolenza nel quotidiano non porta né gloria né persecuzione, di solito, ma servizio.
Però prepara alle cose più grandi.
E non è saggio farne una cosa privata, appartata, chiusa, silenziosa. Così facendo, la buona volontà a poco a poco si spegne. Non è neppure saggio farne una Divinità, una Icona, una Immagine sacra, una cosa da adorare. Non va messa sugli altari. Va semplicemente compresa e applicata. Tutto qui.

In qualche modo, cogliendo le occasioni favorevoli, c'è il dovere di rendere visibile la realtà Nonviolenta fra la gente, per acquisire nuovi compagni di viaggio, per non sentirsi soli, e per avere un peso nella società".

Sempre restando umile, ma forte, il Nonviolento che opera di norma nel Quotidiano, deve essere pronto a scattare in difesa della Pace e della Giustizia, insieme ad altri nonviolenti, in situazioni straordinarie, a cui non può sottrarsi. Onorando sempre l'impegno preso di non scadere nella violenza, neppure verbale. Può succedere che la passione spinga a parole forti, però non devono mai essere tali parole causa di offesa o di provocazione per la controparte.
Un elemento di cui si parla poco ma che si coltiva molto è: il rispetto dell'avversario violento, il quale, in qualche misura, ha le sue ragioni, derivanti da una cultura, da una visione del Mondo, da un ambiente, da un addestramento che ammette o esalta la forza bruta.
Non è facile conciliare azione e umiltà, agire con f o r z a indomita ed evitare la violenza, la spettacolarità, la fama, la vanità".
Ma se c'è la vocazione, si supera ogni ostacolo.

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La N V nel Quotidiano e nell'Eccezionale, ha un Valore pedagogico per sé stessi e per il prossimo.

La virtù dell'esempio, per noi, è valida in ogni situazione. Questa virtù, un tempo caldeggiata nell'educazione, non è solo una frase fatta, che trova il tempo che trova.
Ha una sua verità, e una grande forza di persuasione.
Può darsi che l'esempio non venga visto, che il nonviolento coerente fino alla morte cada sotto i colpi della violenza senza che nessuno lo sappia, o che ne tragga una lezione.
C'è però Qualcuno che lo sa. E' Dio.
Tenendo presente che l'essere un nonviolento fino alla fine, anche nell'ignoranza generale, è un valore in sé ed ha valore di fronte a Dio, deve essere di conforto già durante la Vita per chiunque pensa di essere coerente, senza né se né ma.
Ricordare però che il sacrificio non va cercato, per diventare dei martiri volontari.
Non avrebbe alcun valore etico né pedagogico.
Solo se si incontra il pericolo durante un percorso nonviolento, non va rifuggito per paura.
Abbiamo appreso che il coraggio, nella vita del nonviolento, è una dote innata o costruita con l'esperienza".

o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o

Sin qui abbiamo sottinteso che l'Esempio sia coerente. Se fosse in qualche sua fase contraddittorio, potrebbe dare effetti controproducenti.
Es.: Supponiamo che un sacerdote cristiano viva una vita dissipata e peccaminosa. Il risultato tra i fedeli che lo osservano potrebbe essere disastroso.
Non è escluso, in alcuni casi, che si produca la perdita della fede in chi lo ha osservato.
Certamente l'estraneo si chiede, a proposito del NV: "Ma come vive costui ?"
Q.: "Si può realmente praticare la NV a livelli diversi ?"
R.: "Perché no ?"
Q.:"E cioè?"
R.: "Ad esempio, in famiglia - cosa che non cesseremo mai di ripetere e di sottolineare, purché la famiglia sia degna di questo nome.
Nell'educazione dei figli alla Pace; dando l'esempio, anche nei confronti del marito o della moglie, con scelte nonviolente di ogni genere.
E soprattutto significa: Nonviolenza quotidiana, ovvero: non deve passare giorno senza che il Nonviolento getti un seme di pace e di giustizia fra le persone che si trova vicino, mentre è in casa, sul lavoro, in palestra, o altrove."

Oss.: La gente, quando vede la Nonviolenza applicata, deve poter pensare: Questa sì che è coerenza!"

L'EDUCAZIONE

Nella scuola, luogo designato dell'educazione, l'insegnante nonviolento deve riuscire a strappare dei momenti al programma ufficiale per parlare agli studenti di Pace, per educare alla Pace, per far conoscere il pensiero e la storia del Pacifismo nonviolento, illustrando la vita e i principi dei massimi Maestri.
Senza trascurare l'indicazione dell'Obiezione di coscienza, per quando verrà la Chiamata sotto le Armi dei giovani, o illustrando la possibilità di scegliere il Servizio Civile volontario non armato, in qualsiasi parte del Mondo, quale alternativa al Servizio militare armato.
Se l'insegnante ha avuto esperienza del servizio militare, saprà fare degli esempi adeguati per evidenziare le note negative di quel servizio.
Se ha fatto l'obiettore di coscienza, saprà spiegare come e perché ha scelto l'Obiezione di Coscienza o il Servizio Civile a favore della comunità,, e quali sono stati gli aspetti positivi dell'uno o dell'altro.
Riuscirà in ogni caso a dimostrare che non è assolutamente vero che si diventa più uomini facendo il militare, dicendo signorsì a tutti gli ordini ricevuti, anche quelli sbagliati, e subendo una serie di angherie da compagni e da superiori.

Oss.: Non è con il lavarsi le mani del problema del militarismo e della Pace, che lo si risolve.

Esempio: un giovane va militare, e poi, quando una guerra deflagra e il suo Paese è coinvolto, è costretto a parteciparvi, a uccidere, a ferire, o a morire, ad essere ferito, a cadere prigioniero per anni, perché i genitori non hanno voluto assolutamente interferire sul suo arruolamento, favorendo così il militarismo, e il regno della violenza.
E diciamolo pure: quei genitori, che si vantavano di essere imparziali, ora soffrono per le disavventure del figlio, ma se lo sono voluto.

Per il nonviolento che non ha figli da educare, o studenti da acculturare, basta che si guardi intorno, e troverà centinaia di figli altrui da educare, testimoniando, dovunque possa incontrarli, con un comportamento esemplare.
E' possibile testimoniare ed esemplificare la Nonviolenza anche nel villaggio - nel Circolo - nel bar - nella Parrocchia - nella Chiesa, con il sacerdote o il pastore, mediante le prediche o le attività sociali;
nella Comunità - nella Politica - nella Società in generale, quotidianamente, non una tantum.
Il tutto intrecciando stretti rapporti con le organizzazioni nonviolente che esistono nel proprio Paese.

E queste sanno che possono contare su di lui, o su di lei, nel momento dell'azione più vasta.
E sempre insieme alle organizzazioni nonviolente farà le necessarie lotte contro la costruzione e il commercio delle armi, contro la caccia, contro le discriminazioni razziali, per i diritti civili dei connazionali e degli immigrati, perché in linea di principio sono previsti per ogni cittadino nostrano o straniero che passa per il nostro Paese.
Nulla impedisce al NV quotidiano di dare una mano a tutti i livelli ai compagni che, anche fuori dei Movimenti Nonviolenti, già lottano contro ogni cosa che è socialmente ingiusta e violenta.

Esempi di casi pratici nel quotidiano, oltre a quelli accennati:
Partiamo da un piccolo confronto con i doveri del Cristiano.
Il famoso Inno dell'Amore, nel Nuovo Testamento, cap.13 della Prima Epistola ai Corinzi, dell'Apostolo Paolo.
Il Cristiano, anche quello che ha una Fede grande come una montagna, non deve parlar male di nessuno, non deve gioire del male subito da altri, non può far del male e, in questo spirito, non deve vendicarsi.
Risale, il principio di non vendicarsi, al Levitico, cap.19.v.18, Antico Testamento). Addirittura si deve amare il prossimo come se stessi.
Questo modo di essere e di agire cristiano si ritrova in ogni principio e atto del nonviolento.

La vasta gamma di principi e di impegni sin qui evidenziati, mettono il Nonviolento di fronte ad una scelta definitiva: applicarli o no?
E deve decidere se vuole essere preso sul serio.

Se ha deciso di onorarli, vediamo se nella realtà li applica.

Esempi:
<> Se un suo antico avversario si ferisce, che fa il NV, ne ride e se ne va?
Crediamo invece che si affretti a portargli bende e disinfettanti perché non ne subisca brutte conseguenze. L'antico dissapore è del tutto dimenticato da entrambi, e forse si è fatto un passo avanti in direzione del rispetto reciproco, e della nonviolenza da parte della persona soccorsa. Potrà perfino nascere, dal semplice gesto accennato, una collaborazione fra due cittadini

<> Se un avversario cade in una strada di grande traffico, e rischia di essere travolto da un'auto, che fa il nostro NV, continua per i fatti suoi, e non lo soccorre ?
Lo soccorre, e come il buon samaritano lo porta al sicuro, dopo averlo curato, e controlla che venga adeguatamente seguito.

<> Se da un avversario riceve del male, che fa, si dedica a restituire il male ricevuto con gli interessi? No, attende il momento opportuno per tendergli la mano e fare pace. <> Se il male che ha subito è pesante, che fa il NV, sporge denuncia e va per tribunali? No, non solo non va per tribunali, ma se un parente ha denunciato il colpevole in sua vece, fa ciò che occorre affinché la denuncia sia ritirata. <> O finge di perdonare, come fanno molti, specie in pubblico, per apparire magnanimi ed avere l'onore della prima pagina sui giornali, ma in privato si augura che: "la Legge faccia il suo corso". Che perdono è questo? E che NV è questa ?

<> Se qualcuno sfida con un'arma, che fa il NV, accetta la sfida e si arma per colpire?
No, accetta al massimo la sfida, purché si svolga nella forma dell' esibizione, come abbiamo già illustrato. C'è da sperare che sia veramente così.

Si potrebbe andare avanti a lungo con gli esempi di come un Nonviolento deve comportarsi nella Vita.

Comunque il parallelo fra Nonviolenza e Cristianesimo, che è tutto da sviluppare, non ci sembra affatto peregrino. Anzi, è molto istruttivo. L'ideale sarebbe, semmai, quello di sommare i valori dell'una e dell'altro, e di viverli entrambi. Non è escluso che qualche nonviolento cristiano lo faccia già. E se lo fa, certo non lo va proclamando in giro.

LE MANIFESTAZIONI

Facciamo un esempio concreto:
Nelle Manifestazioni per una giustizia più equa, quando ci sono attacchi e scontri con le Forze dell'Ordine, che fa il Nonviolento ?
Mantiene la calma, dando l'esempio ai compagni, si pone a difesa dei manifestanti più deboli e nervosi senza fare violenza, placa il poliziotto che sta per colpire, riesce, nello spazio in cui si trova, a ristabilire la pace, e inizia il dialogo con la controparte.
La violenza è così fuori gioco.
La ragione ha preso il suo posto.
La gente, all'esterno della manifestazione, è testimone del comportamento nonviolento dei partecipanti.
Si schiera con loro, ed eventualmente testimonia la verità alla stampa o nei tribunali.

LE MARCE

Durante le Marce antimilitariste Nonviolente occorre costituire un Consiglio della Marcia, che provvede ad incaricare persone capaci di risolvere tutti i problemi della Marcia stessa: il Vettovagliamento, il Pernottamento, i Rapporti con le Autorità civili, e una Delegazione capace di dialogare con queste; i Metodi da seguire durante la Marcia, un eventuale Servizio d'Ordine non soffocante ed elastico, i Volantini, i Cartelli, gli Slogans, il Comizio finale, con o senza Spettacolo...

Il tutto cercando di non disturbare la vita degli agglomerati umani che si attraversano.

LA NONVIOLENZA E GLI ALTRI

Il guaio è che, se i Movimenti Nonviolenti non trovano un fecondo rapporto con i nuovi Movimenti di base, che lottano per la Giustizia sociale, locale e internazionale, ma con metodi approssimativi, contro i grandi concentramenti di Potere che spadroneggiano nell'economia, nella Produzione, nella Ricerca scientifica e nell'Industria;
se non li coinvolgono nelle proprie lotte nonviolente, affinché adottino correttamente, dalla prima all'ultima, tutte le tecniche nonviolente -
permettono che la gente comune non comprenda lo spirito che veramente anima questi nuovi movimenti e li lasciano nelle peste, oggetto di calunnie e di persecuzione.
Non solo, ma rischiano di restare una minoranza - bella, coerente e sacrosanta - ma non sufficientemente efficace sul piano sociale.
Bisogna che i nonviolenti si diano una mossa in questa direzione; che prendano il coraggio a due mani, e che si sporchino le braccia fino ai gomiti, facendo causa comune in più di una occasione con i nuovi movimenti popolari, adoperandosi a far sì che questiaccettino di lottare come loro, senza violenza, rispettando l'avversario e strappando a costui, il rispetto.
Dopodiché si aprirà lo spazio politico necessario per fare arrivare ogni richiesta ed esigenza legittima nella stanza dei bottoni.

LA GENTE

Non vanno trascurati gli interessi e i valori della gente, che esistono, legittimamente.
E quindi, non essendo il Nonviolento un anacoreta, e non è uno che fugge lontano dal Mondo; poiché lui - o lei - ama profondamente l'Ecumene, terrà un vivo rapporto con l'Arte, visiva, teatrale, letteraria; con la poesia, il canto, la danza, e così via.
E in questi ambiti sarà in grado di produrre testi per musica, poesie e prose che cantano la Pace e dintorni, creando un proprio repertorio, prezioso in certe situazioni pubbliche.
Cosa che piace molto ai giovani, e che offre in incisive pillole d'arte cose che essi non sono costretti, se hanno voglia di conoscerle, a cercarle su libri e saggi.
E proprio in questi campi il Nonviolento potrà rendere evidente quanto sia profonda la sua pulsione di vita, laddove nel violento è forte e profonda la pulsione di morte.
A proposito di poesia, ricordando che durante la Guerra all'Iraq da parte degli Anglo-Americani, non condividendo l'entusiasmo del Governo Italiano che inneggiava alla la scelta di muover guerra a quel Paese Medio-orientale accusato di volere usare armi di distruzione di massa...
ricordiamo di avere scritto più volte dei testi contro la guerra, e di averli diffusi via e-mail.
Fra questi c'era una modesta ma sentita lirica, che riportiamo qui di seguito:
IL SOLE DI BAGHDAD Nel cielo di Baghdad si addensano salendo lentamente dai palazzi bombardati nuvole di fumo nero e grigio oscurando in pieno giorno il Sole. Piangono le vedove irachene i loro morti incespicando tra le macerie mentre ne raccolgono i monconi inceneriti sotto lo sguardo vitreo degli obiettivi fotografici. La storia di una guerra tecnologica e crudele un giorno svelerà tutti i segreti della programmata carneficina ma non potrà mai più scacciare quelle nubi che coprono, dagli occhi e dall'anima, il Sole di Baghdad.
(D.M.) Verbania, 9 aprile 2003
Attenzione: la nostra controparte, quella che non è d'accordo con noi ad usare metodi nonviolenti per attuare auspicabili trasformazioni sociali, o per rispondere alla violenza – non è necessariamente violenta personalmente. Spesso nel campo diametralmente opposto al nostro, ci sono delle persone squisite, pronte anche a fare del bene, e molto religiose. Evitiamo di generalizzare. Purtroppo preferiscono usare metodi tradizionali che rispondono alla violenza con la violenza. Con questi si riesce a dialogare, ed a conquistarne alcuni.
Più arduo è il compito di fermare la mano del violento integrale, del fabbricante di armi, dell'inventore di motivi e di pretesti per giustificare una guerra di aggressione, ed è quasi impossibile dialogare con lui.
Poiché le nostre teorie e le scelte che facciamo sono tutte alla luce del sole, è probabile che costui si vada organizzando per neutralizzare le nostre azioni.
E' un aspetto segreto e impenetrabile della violenza, di cui occorre tenere conto, cercando di capire.
In questo campo non siamo sufficientemente preparati.
Il segreto non è il nostro forte.

CIO' CHE DOBBIAMO SVILUPPARE

- Una cosa che ci manca sicuramente è la competenza su questioni economiche, che invece sarebbe importante avere per intervenire su una serie di problemi nazionali e internazionali che pesano sulle spalle delle classi sociali più deboli. - Un'altra è l'assenza nel nostro ambiente di una squadra che si dedichi alla cura del Terzo Mondo, in modo che in qualche modo ci sia una restituzione del "mal tolto" da parte dei ricchi Paesi del Nord e dell'Occidente. Questi continuano a sfruttare il lavoro e le ricchezze naturali dei Paesi sottosviluppati strutturalmente, tecnicamente, economicamente, ecc.

Prima o dopo dovremo inventare qualcosa in questi due settori, altrimenti, per quanto sia grande il campo d'azione che già al presente ci troviamo davanti, tale campo non è "globale".
Un'altra squadra dovrebbe ricostruzione fisica e morale dedicarsi ad attività di riconciliazione e di ricosttruzione fisica e morale in un Paese del Medio Oriente o del Terzo Mondo, dove l'uragano della Guerra ha distrutto città, popolazioni, strutture e speranza.
Sappiamo che vari nonviolenti, a titolo personale si interessano ai problemi dell'India, del Medio Oriente, del Sud Est Asiatico, dell'Africa, del Sud America..., magari insieme a volontari di organismi tipo Emergency, o delle PBI e così via. Ampliare i contatti con organismi pacifisti nonviolenti internazionali, scuole di pace, università della pace. Sappiamo altresì che molti di noi favore di Paesi Poveri partecipano a campagne e manifestazioni in cui è scoppiata una crisi, economica o politica - a dibattiti, a conferenze, a delegazioni, a raccolte di firme, a proteste presso le Ambasciate di quei Paesi in Italia, inviando messaggi on-line a organismi e istituzioni statali, presentando interpellanze e interrogazioni in Parlamento, ecc.
E il Movimento Nonviolento, insieme al MIR ed altri gruppi ha partecipato a mini progetti di assistenza urgente a Paesi in gravi difficoltà economiche, al limite della sopravvivenza.
Ma non può bastare.
Un nostro amico e collaboratore nonviolento, sociologo, si è a lungo dedicato alla pacificazione fra comunità islamiche e ortodosse, fra albanesi e serbi, nel Kossovo, prima che scoppiassero feroci repressioni e persecuzioni, riuscendo a far dialogare fra loro alcune fra quelle comunità, ed a far loro condividere delle feste rituali.

Ma non abbiamo una squadra capace di istituire un asilo, una scuola, un ospedale in un Paese sottosviluppato, il cui bisogno urgente di medicine, di pane, di pace, di giustizia grida al Cielo.
Questo purché il Nonviolento non trascuri il suo dovere verso i problemi locali, che spesso sono gravi e urgenti, e meritano il suo interessamento, prima che lo rivolga a Paesi lontani. (v. l'Undicesimo Vrat)

Si dà il caso che i Nonviolenti del nostro Paese non siano sordi al grido di dolore di tanti popoli del Mondo, e prima o dopo risponderanno in modo organico con un'opera di salvataggio dalla violenza e dalla miseria in un Paese all'altro capo del Mondo.

PER UNA STORIA DELLA NONVIOLENZA

Oltre ai Congressi, ai Convegni, alle Testimonianze sulla Nonviolenza che già facciamo ad ogni occasione, dovremo sviluppare una continua presenza nelle Scuole di ogni ordine e grado per far conoscere la storia del pensiero nonviolento nei secoli, ed i suoi noti e poco noti testimoni.

Dovremo spingere le persone colte, nutrite di storia, dei nostri Movimenti, affinché dedichino più tempo alla ricerca e alla diffusione di tutto ciò che riguarda il passato e il presente della Nonviolenza nel Mondo.

Anche lo studio, la ricerca storica e teorica, insieme alla documentazione, possono contribuire a rendere più viva e Visibile la Presenza Nonviolenta nella Società attuale.

Due ultime osservazioni:
<> La Nonviolenza rappresenta un grosso contributo a ritrovare la sacralità della Vita, propria e altrui. Argomento questo che va approfondito, e che può essere il tema di un futuro Convegno Nonviolento. Ci avvicina comunque molto al semplice e grande principio del dottor Albert Schweitzer: Il Rispetto della Vita.

<> Mentre nel campo dello Spirito la parola più grande è: Amore, in campo Sociale la parola più grande è Pace.
La Nonviolenza si adopera a realizzare la Pace, fisica e sociale, fra gli esseri umani, e fra questi e la Natura.
Al limite, il nonviolento cristiano potrebbe portare l'Amore nella politica.
Davide Melodia
Verbania 2003

p.s.: Prima di avere concluso il presente studio, abbiamo inserito alcuni brani di un nostro breve saggio precedente - La Nonviolenza, una scelta difficile - con qualche variazione.
D.M.