in "Avvenimenti"   ANKARA:

Quei pacifisti "nemici dello Stato"

di   Dino Frisullo (e' presidente dell'associazione Senzaconfine)
L'Associazione per i diritti umani turca potrebbe essere dichiarata fuorilegge. Aspettando il processo un verde germoglio fra gli anelli di una catena: il popolare simbolo dell'Ihd, l'Associazione per i diritti umani, dal 25 dicembre potrebbe essere bandito in Turchia. Quel giorno il tribunale di Ankara decide sulla richiesta dell'accusa di considerare l'Ihd "nemica dello Stato" per aver organizzato un anno fa, in occasione della Giornata per i diritti dell'uomo, una Settimana per la pace. Per la stessa iniziativa il 15 dicembre e' stato processato il presidente dell'Ihd Akin Birdal, gia' in attesa di appello contro la condanna ad un anno per un analogo convegno nel settembre '96.

Da quando in febbraio l'onnipotente Consiglio per la Sicurezza Nazionale ha definito "propaganda antiturca" l'attivita' dell'Ihd, le autorita' hanno vietato ogni manifestazione e chiuso le sezioni di Diyarbakir, Urfa, Mardin, Malatya, Baliksehir, Konya, Izmir, le ultime quattro poi riaperte dopo un ricorso alla magistratura. Il teorema e': la lotta per la pace (per una soluzione pacifica del conflitto in Kurdistan) non solo e' estranea al tema dei diritti umani, ma favorisce il "nemico", il Partito dei lavoratori kurdi (Pkk). Dunque e' eversiva.
E' lo stesso teorema sulla cui base e' stato criminalizzato il Treno della Pace. Ma nel Kurdistan occupato la guerra, legale e sotterranea, e' tutt'uno con la violazione delle garanzie: cosi' a partire dalla guerra del Golfo nel '91, senza dimenticare l'impegno sulla repressione, l'Ihd anima meeting annuali e petizioni con milioni di firme per la pace. Un'attivita' pericolosa soprattutto quando approda alla ribalta internazionale, con convegni come quello di Roma dello scorso aprile, bollato dall'ambasciata turca come "filoterrorista".

Yildiz Temurturkan, donna minuta che non dimostra i suoi 29 anni, al ritorno dall'Italia, salvo sorprese in appello, scontera' dieci mesi per vilipendio per aver affermato in un incontro con le famiglie dei Kayiplar (i desaparecidos kurdi) che "viviamo in un paese in cui la mafia e' lo Stato". Yildiz (in turco Stella), espulsa dall'universita' nel '91 per un presidio contro la guerra del Golfo, per un'altra manifestazione all'ambasciata Usa contro l'invasione turca del Kurdistan irakeno ha conosciuto in giugno la prigione. Da sei anni lavora all'Ihd, senza paga come le altre centinaia di operatori. Quest'anno il ministro dell'Interno Aksanar ha bloccato 80 mila Ecu destinati dall'Ue all'Ihd. Motivo: l'associazione non aveva chiesto il suo permesso prima di usare fondi europei per due corsi per operatori sui diritti umani.
Yildiz ricostruisce la storia dell'Ihd. Nata, dopo il golpe militare dell'80, dall'aggregazione delle famiglie dei 650mila arrestati (quando persino l'universita' di Ankara fu carcere femminile), ha introdotto nella politica della Turkia kemalista il concetto, fino ad allora ignoto, di diritti dell'uomo. Prima operava solo Amnesty, rappresentata allora da un certo Soysal ex ministro e tuttora al governo per la destra di Ecevit. Oggi Amnesty e' certo diversa, ma anch'essa basa le sue campagna sulla capillare inchiesta dei ventimila membri dell'Ihd, sui suoi rapporti mensili le cui scarne cifre grondano sangue.

La stessa Ihd conta dodici dirigenti uccisi, come Metin Can, responsabile della sezione di Elazig, rapito e torturato a morte nel '93, o l'intellettuale Wedat Aydin, scarcerato e poi ucciso da "ignoti" nel '91 a Diyarbakir dopo aver pronunciato un discorso in kurdo. Lotta alla repressione e questione kurda s'intrecciano dal '91, quando l'amnistia di Turgut Ozal eccettua i "separatisti kurdi", che divengono la larga maggioranza dei 15 mila detenuti politici. Cosi' l'Ihd per il governo diviene fiancheggiatrice non piu' solo dei "comunisti", ma dei "terroristi kurdi". I quali non godono di diritti umani.