Il professore della pace

di Nello Scavo   in "Segno nel mondo Sette" 21 giugno 1998

Un insegnante siciliano, candidato al Nobel per la quarta volta, lavora, quasi in silenzio, per l'educazione alla non violenza. Mediatore nella questione curda e in quella che insanguina la Sri Lanka, Bruno Ficili sogna, oggi, un grande accampamento di pace al posto dell'ex base missilistica di Comiso
Come tutte le mattine il professor Bruno Ficili se ne stava seduto alla sua scrivania, quella di direttore didattico di Priolo, il centra che ospita il petrolchimico di Siracusa. Due missili terra-terra, fatti decollare dal colonnello Gheddafi alla volta di Lampedusa, si erano inabissati a poche miglia dalle coste dell'avamposto italico. "Capii allora che la guerra", racconta oggi Ficili, "non poteva piu' restare un affare che doveva riguardare solo gli altri". Fu in quel giorno di undici anni fa che l'insegnante siciliano comincio' a chiedersi come si poteva "formare alla pace".

Ora Bruno Ficili si vede candidato per la quarta volta consecutiva al premio Nobel per la Pace. E a proporre il suo nome alla commissione per il Nobel e' ancora una volta un nutrito gruppo di membri del Congresso degli Stati Uniti.
Primo sostenitore della candidatura e' Barbara Kennelly, esponente di spicco del partito democratico. Gia' nel 1996 Ficili entro' a far parte della lista dei tre finalisti. Quell'anno il Nobel fu assegnato ex aequo a monsignor Ximenes Belo, vescovo di Timor e a Ramos Horta, rappresentante degli indipendentisti di Timor.
Erano gli anni della crisi libica. A Comiso, non lontano da Siracusa, i pacifisti si incatenavano alla cancellate di una delle basi missilistiche della Nato. Sullo sfondo dei "giochi di guerra", Bruno Ficili, oggi cinquantasettenne con moglie e due figli, ideo' quello che e' adesso diventato un appuntamento annuale: il Forum internazionale per l'educazione alla pace. Un'iniziativa apprezzata molto dagli Stati Uniti dove Ficili e' stato invitato a tenere conferenze. Nel Connecticut gli hanno attribuito la laurea honoris causa in Lettere umanistiche.

Adesso fa da mediatore nella guerra contra i curdi e in quella che oppone, nello Sri Lanka, i tamil e i singalesi. Al forum di Siracusa, prima degli accordi di Washington siglati da Rabin e Arafat, face dialogare rappresentanti dell'Olp e del governo d'Israele. Poi, in Bosnia, nel campo profughi di Vukovar, raduno' i bambini e fece partire le adozioni a distanza.
A Bonn ha incontrato Iazaar Kaia, presidente in esilio del parlamento curdo al quale ha assicurato il suo appoggio.
Attualmente, il candidato al Nobel lavora per trasformare l'ormai dismessa base missilistica di Comiso, in un centro internazionale di educazione alla pace. Dodicimila posti letto che da "brande di guerra" potrebbero trasformarsi in accampamento di dialogo.