VITA QUOTIDIANA GENITORI E BAMBINI

Noi e loro. Come capire quando Ŕ giusto che scelgano da soli

di MIRIA FRACASSI    in "Avvenimenti" n.12 1998

Cucu'. Gli occhi smarriti della bambina cercano l'adulto. Lei (o lui) ha nascosto il viso tra le mani. Lo scopre all'improvviso e grida: "settete". Un lampo di gioia illumina la faccia di Beatrice, che sorride, ride e tende emozionata le braccine, come volesse impedire al suo interlocutore di scomparire. Quante volte ci siamo divertiti a giocare cosi' con i piccoli? e' un gioco dal successo assicurato. Come mai? Spiega la professoressa Oliverio Ferraris: "La separazione, o differenziazione, del bambino dalle sue figure di attaccamento e' un processo graduale che comincia dalla nascita con il taglio del cordone ombelicale. Un modo per iniziare il bambino ai distacchi e' il tradizionale "gioco del cucu'" che, simulando l'allontanamento, lo controlla. In forma simbolica il genitore (o altra persona) scompare per ricomparire dopo qualche attimo. Dopo aver fatto questo gioco alcune volte, diventa chiaro al piccolo che ci sono momenti in cui si e' insieme e momenti in cui si e' separati".

Separarsi dai genitori. Il processo di separazione dai genitori e' il cuore della formazione di ogni essere umano. e' il perno su cui oscillera', positivamente e negativamente, tutta l'esistenza di un individuo. Il secondo fattore, che gioca un ruolo non meno importante, e' l'apprendimento per imitazione dei modelli di comportamento. L'ambiente in cui si e' nati e si vive, i valori della famiglia - spiegano gli psicologi dell'eta' evolutiva - sono la terza concausa nella complessa costruzione della personalita'. A questi tre cardini occorre aggiungere un quarto elemento: il metodo che adottano - consapevolmente o meno - i genitori nell'educare i propri figli. In realta', rigidita' e permissivita' sono la prua e la poppa di una stessa barca. Se si esagera ad imporre regole severe o se, al contrario, si eccede nel negare qualsiasi punto di riferimento preciso, il natante si rovescia e va a fondo. Ne era profondamente convinto il dottor Spock, morto pochi giorni fa e - contrariamente a quanto alcuni giornali e tv falsamente gli hanno attribuito - rimasto sempre fedele ad una visione equilibrata di come si deve essere fermi e dolci nello stesso tempo. Benjamin Spock ha allevato una intera generazione di genitori (vedi articolo a pag. 58) nella convinzione che fosse un bene ripudiare i sistemi educativi tradizionali. Ma poi, colpito dalla crisi morale che attraversava l'America di questi anni, ha denunciato il permissivismo come figlio della cultura pedagogica in pillole, trasferita a livello di massa attraverso l'abnorme proliferazione e diffusione di saggi e di articoli su come "si educa il pupo", origine e causa della confusione culturale, della mancanza di idee-guida e della grande insicurezza dei genitori. Da una visione privatistica del mondo, nel cui centro aveva posto la "dolce mamma", Spock e' passato progressivamente in questi cinquant'anni a concepire maggiore interesse per la sfera pubblica.

Tutti i bambini sani, dunque, vogliono e devono intraprendere il cammino verso l'autonomia personale, l'affrancamento dalle soggezioni materiali, l'emancipazione dalle subordinazioni psicoemotive.
Ma che cosa succede se il genitore ha difficolta' a lasciare andare il figlio?
E' il caso di Fabio. Dorme nella stessa camera dei genitori. Ogni mattina si sveglia con la mamma. Colazione, poi una lunghissima seduta sul vasino. Fabio - sostiene la madre - e' affetto da stitichezza. Dopo essere stato lavato e accuratamente vestito il piccolo gioca vicino a lei. Rosalia desidera che il figlioletto le stia sempre accanto perche' teme che possa farsi del male. Mamma e figlio escono per la spesa e qualche volta vanno ai giardinetti. Non capita di frequente che Fabio giochi con gli altri bambini, ma quando accade, e' Rosalia a suggerire il gioco. Se poi, giocando a palla, Fabio non riesce ad afferrarla, lei corre a recuperarla. Se nasce una lite, interviene immediatamente in difesa di Fabio. In presenza di estranei il bambino ha atteggiamenti di chiusura: non risponde, si stringe a lei. e' unicamente davanti al teleschermo che la madre si allontana lasciandolo solo. Il piccolo e' attratto dai programmi musicali, dalle sigle, dai cartoni animati; ma soprattutto e' estasiato dalla pubblicita'. Quando guarda la pubblicita' Fabio non risponde, non si accorge di nulla. Ed e' solo di fronte alla tv che Fabio accetta di stare lontano dalla mamma.

Fabio ha quattro anni, e' figlio unico. La mamma, diplomata, non lavora. Da due anni Rosalia e il marito vivono a La Spezia. Il papa' e' soddisfatto della sua attivita'. Anche lui con il figlio e' apprensivo e molto arrendevole. Per Rosalia il fatto di aver dovuto lasciare la sua citta' per trasferirsi in un luogo dove non ha ne' parenti ne' amici ha ingenerato una condizione di solitudine che serve a spiegare, almeno in parte, il tipo di relazione che ha instaurato con il figlio. Per una piu' corretta interpretazione e' necessario conoscere l'infanzia di Rosalia. I genitori erano persone rigide, convinte che fosse giusto non dover manifestare affetto ai figli. «Fabio - spiega la psicologa dell'eta' evolutiva - le da' l'amore che le e' mancato» e le offre l'opportunita' di rivivere la propria adolescenza in un modo piu' felice. Non distinguendo i propri sentimenti da quelli del figlio, Rosalia si mostra incapace di ascoltarlo e di capire che cosa significhino per lui le esperienze che vuole fare. Mettendo al mondo Fabio, Rosalia e' diventata autosufficiente; non ha piu' avuto bisogno di nessuno, se non di Fabio. Ma Fabio e' suo.

Tra i diciotto mesi e i tre anni l'appetito di molti bambini diminuisce, perche' c'e' un rallentamento nella crescita fisica. Alcuni genitori non lo sanno, si preoccupano, insistono. Questa - raccontata, come le altre, da Anna Oliverio Ferraris nel suo "Crescere, genitori e figli di fronte al cambiamento" (Cortina Editore) - e' la storia di Riccardo, tre anni, definito da sua madre "una peste" che fa sempre il contrario di quello che lei gli dice di fare: cosi' va a finire che Elena perde la pazienza e alza le mani. Dopo i primi bocconi il bambino si blocca e non vuole piu' inghiottire. Viene allora forzato a proseguire con preghiere, minacce e ricatti: "Se non mangi tutto, non vedi la tv". "Se non mangi la pappa, mamma non ti vuole piu' bene". Qualche volta Elena gli stringe il naso per obligarlo ad aprire la bocca; alla fine lo prende a botte. Domandiamoci che cosa e' successo ad Elena quando era piccola. La sua infanzia e' stata piuttosto triste. La madre, manesca e nervosa, la picchiava spesso. Elena per paura subiva senza mai ribellarsi. Appena fu possibile, Elena se ne ando' di casa e a diciannove anni si sposo'. Per vari anni non vide i genitori. Quando nacque Riccardo, la mamma venne a trovarla in ospedale. Il parto era stato difficile e, manco a farlo apposta, la madre le fece notare che "non era riuscita a far bene neanche quello". Nel corso degli anni Elena si e' convinta che non esiste nessuno in grado di aiutarla; per questo non da' fiducia agli altri ed entra in competizione con chiunque cerchi di fare cio' che sta facendo lei. Nel rapporto con il figlio tende ad affermare sempre e dovunque la sua volonta' e, favorendo lo scontro, realizza - direbbe lo psicologo - il desiderio inconscio di aggredire sua madre. Ma c'e' anche un'altra chiave interpretativa. Elena imita il modello del comportamento della madre perche' si vuole liberare dei dolorosi episodi in cui la madre la terrorizzava. Inconsapevolmente, crea le condizioni per riviverli giorno dopo giorno, in luoghi e con partner diversi, in famiglia, al lavoro e nei rapporti di amicizia.

La rivista americana "Fortune" qualche anno fa ha promosso una campagna per dissuadere le giovanissime dal diventare madri in tenera eta'. Alle ragazze che lo richiedevano veniva dato in affitto per un week-end un bambolotto parlante, delle dimensioni di un neonato. Nel finto bebe', realizzato dall'ingegnere aereospaziale Richard Jurmain, era sistemato un registratore che dava voce all'esserino di gomma, facendolo gridare e piangere ad intervalli piu' o meno regolari, con intensita' e durate variabili; e, simultaneamente, registrava le reazioni della ragazza-mamma.
Non sempre i figli sono voluti. e' il caso di Miriam: nove anni, con genitori separati, la madre colf extracomunitaria. Ha il terrore dei mostri. Per questa paura dorme poco e male. La mattina vorrebbe restare a letto tutto il giorno. Per convincerla ad alzarsi la mamma la minaccia con la cinta. Se da un lato la mamma impone a Miriam l'obbedienza assoluta; dall'altro, la tratta come un'amica e le racconta tutto quello che le accade, compresi i suoi guai con gli uomini. Non ultimo, la nascita di una terza figlia: Silvia. Su di lei la mamma proietta le proprie insoddisfazioni e contemporaneamente pretende da lei protezione e comprensione. Sulle spalle della bambina gravano cosi' due pesanti fardelli. Primo, nel farle le confidenze la madre inverte i ruoli e la depriva di autonomia emotiva; secondo, nell'imporle impegni di casa, la depriva dell'infanzia: il tempo spensierato da passare con amiche e compagni. Il contesto ambientale ha un peso prevalente sulla formazione della ragazzina. In un disegno di scuola Miriam ha immaginato di essere una fata che per punizione trasformava in rospo sua madre, vestita da strega.



Fabio e' iperprotetto dalla mamma. Non fa amicizie, e sta bene solo davanti alla tv. Riccardo non mangia. "e' una peste", dicono di lui. La madre lo forza al cibo, lo ricatta, lo picchia; imita il modello subi'to nella sua infanzia (e non sa che fra i diciotto mesi e i tre anni l'appetito di molti bambini diminuisce fisiologicamente). Il processo di separazione dai genitori e' il cuore della formazione di ogni essere umano. In gioco ci sono non solo i figli, ma i padri e le madri. E rigidita' e permissivita' sono spesso le facce della stessa medaglia


Le iniziative

Citta' a misura baby

L'attuale condizione dei bambini rimanda ad uno scenario complesso dove ad una varieta' di informazioni e conoscenze, di beni e di servizi, si contrappongono difficolta' di intervento e di partecipazione e forme di disagio e di devianza.
In questa legislatura, il governo, grazie all'impegno della ministra per la Solidarieta' sociale, ha approvato ad aprile del 1997 il Piano d'azione per l'infanzia e l'adolescenza. Il Parlamento, a sua volta, ha istituito - con la legge 285/97 - il "Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza" di oltre 700 miliardi, e ha creato - con la legge 451/97- una Commissione bicamerale sempre in materia di infanzia.

Il ministero dell'Ambiente ha promosso il progetto "Citta' sostenibili delle bambine e dei bambini", sulla base anche delle indicazioni e degli impegni della Conferenza Onu a Rio (1992) e a Istambul (1996).
Non si tratta solo di realizzare opportunita' e strutture nuove o di difendere i diritti dei bambini, componente sociale debole, e di migliorare i servizi per l'infanzia (che rimangono un dovere per la Pubblica Amministrazione). Si tratta di promuovere e sostenere una nuova cultura anche nel governo delle citta', fondata sulla convinzione che quando la citta' sara' adatta ai bambini, sara' piu' adatta a tutti.

Interessantissime in questa direzione sono le esperienze di progettazione partecipata avviate in alcuni comuni italiani quali Milano, Genova, Roma, Imola, Fano. In queste citta' con l'impegno di associazioni come l'Arciragazzi, la Legambiente, il Wwf, l'Uisp, si e' attivata una vera e propria "pedagogia della partecipazione".

Il ministero dell'Ambiente, nell'ambito del progetto sulle citta', e' impegnato in una serie di iniziative: VALERIO CALZOLAIO
sottosegretario al ministero dell'Ambiente


didascalie dei grafici

VIDEOCASSETTE, AMICHE MIE
Sopra, piu' di un terzo dei bimbi intervistati trascorrono il proprio tempo libero davanti alla tv (fonte: Istat, tempo libero e cultura). Sotto, oltre ai fumetti, i bambini amano le "parole crociate" e i giornali televisivi (fonte: Istat, lettura e mass media). In entrambi i casi, la somma e' maggiore di 100 perche' erano possibili piu' risposte.

FUMETTI CHE PASSIONE
I bambini, si sa, hanno la passione per i fumetti. Ma gradiscono anche storie per ragazzi, romanzi, fantascienza e libri umoristici . La somma e' maggiore di 100 perche' erano possibili piu' risposte(fonte: Istat, lettura e mass media).

SCHERMO, ATTRAZIONE FATALE
Sopra, di pomeriggio, piu' del 20% dei bambini vengono lasciati da soli davanti allo schermo. Piu' del 10% vede la tv appena alzati la mattina . Sotto, piu' maschi che femmine i bambini che sanno usare il computer gia' a 6-10 anni(fonte, Istat, lettura e mass media).

INSIEME
Quasi l'8 per cento dei bambini dai 6 ai 10 anni incontra gli amici solo una volta alla settimana (fonte, Istat, cultura socialita' tempo libero).