Un day after all'uranio

I RISCHI CAUSATI DAI
PROIETTILI RADIOATTIVI
IN KOSOVO

di SUSANNA JACONA SALAFIA   in "Avvenimenti" n.163 del 06.07.1999 "Avvenimenti - Ultime Notizie, giornale dell'Altritalia"

"Ognuno dei quaranta aerei A10 ha sparato 234 chili di uranio impoverito sul Kosovo", scrive l'autorevole New Scientist. È l'arma che disintegra un carrarmato in pochi secondi, rilasciando una micidiale polvere radioattiva. La stessa che in Iraq, dopo la guerra del Golfo, ha causato un'escalation di tumori e leucemie. E ora già si parla di "decontaminare" il Kosovo
Dopo l'incubo della guerra, un futuro pieno di inquietanti incognite. Il ritorno di centinaia di migliaia di kosovari nella loro "oasi felice", finalmente libera dalle squadracce di Milosevic, potrebbe essere di nuovo la loro ecatombe di morte, questa volta per tumori, infertilità, nascite malformate. Il Kosovo, dunque, come la regione di Basra in Iraq dove nel '97 si registrò un vertiginoso aumento di leucemie e tumori nei bambini? Nelle prime due settimane di maggio, anche nella regione del Kosovo come in Iraq, sono stati esplosi dagli aerei americani migliaia di proiettili all'uranio impoverito che riescono a disintegrare un carrarmato nemico in pochi secondi ma rilasciano una polvere radioattiva di ossido di uranio che si deposita sul suolo e viaggia nell'aria. L'Uranio 238 di questi proiettili emette inoltre particelle Alfa da sei micron, tanto piccole, dunque, da essere inalate e provocare così tumori e nascite malformate.

A lanciare l'allarme è una rivista internazionale di Scienza, tra le più accreditate nel mondo, "The New Scientist", in un articolo apparso recentemente. Nella regione di Basra, in Iraq, durante la guerra del Golfo, sono stati usati 860 mila proiettili all'uranio impoverito per un totale di 200 tonnellate circa, secondo i dati ufficiali del Dipartimento della difesa Americana. Proiettili di uranio rimasti anche sul suolo divenuti presto il gioco preferito dei bambini iracheni. Quanto uranio è stato invece esploso in Kosovo? Ci sono anche lì proiettili sparsi sul terreno? Perché, nonostante l'esperienza dell'Iraq, non si parla ancora di operazioni di decontaminazione?

Sono danni di guerra tangibili e invisibili, di cui non parla nessuno, ma l'emergenza potrebbe esplodere solo a distanza di anni, così come è avvenuto in Iraq, quando è ormai troppo tardi per intervenire. Sulla questione non si fa ancora alcuna chiarezza ad eccezione di una conferma sull'impiego di queste armi non convenzionali dagli aerei A10 da parte del maggiore generale Charles Waild, vice direttore dei "piani e delle politiche strategiche" in un "briefing" svoltosi il 3 maggio a Washington. Le forze Usa hanno usato in Kosovo 40 aerei A10 ciascuno armato con una "gatling" da 30 millimetri capace di sparare 2900 proiettili al minuto: uno su cinque conteneva 300 grammi di uranio impoverito. "Ciò significa che ognuno dei 40 A10 ha sparato 234 chili di uranio impoverito al minuto sul Kosovo", scrive l'autorevole New Scientist.

"Lo scopo di questa guerra era permettere ai kosovari di tornare a casa ma fino a quando l'uranio non sarà decontaminato, coloro che sono sopravvissuti alle atrocità dei serbi e agli attacchi aerei Nato torneranno in un ambiente totalmente contaminato, che li farà presto ammalare", dice Doug Rokke, consulente del dipartimento della Difesa Usa che da marzo a giugno del '91 nel golfo Persico ha guidato un "team" di esperti che avrebbe dovuto decontaminare 23 carri armati colpiti incidentalmente dal "fuoco amico" dell'uranio impoverito. Era protetto soltanto da una mascherina chirurgica e oggi Douk Rokke ha difficoltà respiratorie, lesioni polmonari, problemi di pelle e di fegato. L'ultimo test delle urine ha rivelato che la presenza nel suo corpo di uranio è di 4 volte oltre la tollerabilità. Dopo quella esperienza ha lasciato l'incarico al Dipartimento della Difesa e oggi è diventato uno strenuo "campaigner" contro l'uso di questi proiettili, fondando una associazione non governativa. "È un crimine di guerra utilizzarli quando si sa che poi donne, uomini e bambini sono facilmente esposti senza alcuna protezione". In una informativa riservata trasmessa il 21 aprile '91, alcuni mesi dopo dunque la fine della guerra del Golfo, alla Royal Ordenance di Londra, Paddy Bartholomew, business manager dell'Aea-Technology, il nome commerciale dell'Atomic authority del Regno Unito (anche le forze britanniche avevano utilizzato uranio impoverito in Iraq) avverte che "mentre i rischi della contaminazione dovuta all'uranio impoverito sono sempre minori di quelli di una guerra, ciò nonostante possono diventare un problema a lungo termine se non viene affrontata la questione in tempo di pace e sono un rischio sia per i militari che per le popolazioni civili".

Il documento, marcato "UK-restricted", continua dicendo che "i carri armati Usa hanno sparato in Iraq cinquemila proiettili all'uranio; gli aerei molte decine di migliaia e i carri armati britannici un piccolo numero. Le munizioni soltanto ammontano dunque a più di cinquantamila libbre di uranio impoverito... se l'inventario di uranio impoverito venisse inalato... il recente comitato di "protezione radiologica" calcola circa cinquecentomila potenziali morti". Il 26,8 per cento dei neonati in Iraq, nel 1995, secondo i dati del Dipartimento di Patologia del College of Medicine University di Baghdad sono malformati, mentre la leucemia dei bambini nella regione di Basra, nel 1997, è aumentata dell'80 per cento. Aumento anche per altri tumori nei bimbi, ma le autorità sanitarie irachene non forniscono dati.

"Nell'ottobre scorso ho visto talmente tanti bambini con tumori all'addome da provare tanto orrore quanto rabbia", dice Robert Fisk, inviato del "The Guardian", "quando la madre della piccola Hebba Morthaba ha lasciato la sua bambina all'ospedale Mansour di Baghdad il suo addome terribilmente gonfio mostrava numerosi ascessi. I medici l'avevano già precedentemente operata per scoprire che la stessa massa era ricresciuta al suo posto, proprio come un mostro. Nel 1991 la zona di Basra, dove viveva la piccola con la sua famiglia, era stata bombardata così pesantemente che sono dovuti fuggire. Adesso ha nove anni, ma i medici mi hanno detto che non arriverà a compiere dieci anni".

"Il 7 maggio del '91 mi trovavo sull'autostrada tra Baghdad e Amman nel deserto. Lungo il percorso c'erano proiettili della lunghezza di un sigaro. In quella zona colonne di profughi erano stati sottoposti a pesanti bombardamenti con gli A10 che sparavano quei tipi di proiettili", dice il professor Siegwart-Horst Gunther, un sopravvissuto dei campi nazisti e il primo ad aver condotto uno studio sui danni alla salute dell'uranio impoverito in Iraq, "più tardi ho visto numerosi bambini giocare con quei proiettili. Una bimba che ne teneva 12 in casa per giocare è morta di leucemia. Gli ospedali di Basra, Baghdad e Monsul sono affollati da bimbi malati di leucemia, tumori e anemia. C'è inoltre una nuova malattia non ancora diagnosticata che colpisce l'addome che diviene abnorme, a causa del malfunzionamento del fegato e altri organi. Non ci sono né mezzi né terapie per curarla in Iraq e quindi i bimbi muoiono per le infezioni che provoca".