GLI ACCORDI DI COOPERAZIONE NEL CAMPO DELLA DIFESA

di Luciano Bertozzi   in:  Os.c.ar. Report 17   agosto 1999  - rapporto informativo dell'osservatorio sul commercio delle armi e sull'applicazione della legge 185/90 -  Ires Toscana Lungarno Colombo, 66 - 50136 Firenze tel.055/66.62.88

L'Italia ha stipulato ultimamente una serie di accordi bilaterali con diversi Paesi, al fine di favorire la cooperazione nel campo della difesa. Attualmente il Parlamento sta esaminando una dozzina di proposte di legge di ratifica di questi accordi firmati dal Governo negli ultimi anni. Essi riguardano, in particolare l’area dell’ex URSS (Russia, Lettonia, Estonia e Georgia), quelli che un tempo erano suoi satelliti (Polonia, Bulgaria e Slovacchia) e inoltre Macedonia, Finlandia e Cile. Le intese prevedono la formazione dei militari, la possibilità di manovre militari congiunte, lo scambio di visite di cadetti delle accademie ed iniziative per lo sviluppo e la produzione di sistemi d’arma.

È da sottolineare che tali provvedimenti non sottopongono ad alcuna condizione gli accordi di cooperazione militare. Contrariamente a quanto dispone la legge 185 del 1990 che regolamenta il commercio degli armamenti, la quale introduce vincoli che dovrebbero essere ovvi (divieto di esportare: ai Paesi belligeranti; ai Governi responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali dei diritti umani; ai Paesi che attuano una politica in contrasto con i principi sanciti dalla nostra Costituzione ed ai Paesi beneficiari della cooperazione allo sviluppo con eccessive spese militari) nulla è previsto al riguardo.

Fra i Paesi citati c’è la Georgia, nella cui regione dell’Abkhazia vi è una situazione di grave tensione. La Commissione dei diritti umani dell’ONU ha espresso profonda preoccupazione, nel 1997, per i casi di torture di detenuti e per l’utilizzo della tortura per ottenere confessioni. Per quanto riguarda la Russia l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha condannato, nel 1997, il perdurare delle esecuzioni durante il 1996 come una violazione dell’impegno della Russia stessa ad istituire una moratoria; Amnesty International evidenzia la pratica diffusa della tortura ai danni dei detenuti da parte delle forze dell’ordine.
Negli anni passati vi sono da registrare casi ancor più eclatanti. Con la legge 48 del 1998 è stato ratificato l’accordo di cooperazione militare stipulato con l’Arabia Saudita all’indomani della guerra del Golfo. Esso prevede programmi addestrativi, di collaborazione per l’acquisto di equipaggiamenti per la difesa e per assistenza tecnica, scambi d’informazioni nel settore addestrativo e dei materiali e fornitura di servizi.

Il Paese arabo è retto da una delle ultime monarchie assolute della storia, in cui è vietata la costituzione di sindacati e partiti politici, uno dei Paesi che maggiormente utilizza il lavoro del boia. Nel 1997 invece è stata approvata la legge che consente la cooperazione militare con l’Argentina, proprio con quelle forze armate che si sono macchiate di tanti crimini, per lo più rimasti impuniti. La legge 128 del 1995, dal canto suo, favorisce la cooperazione militare italo-marocchina nella formazione, nello scambio di personale e di esperienze nel campo dei materiali di difesa.

Ma non solo: all’inizio del 1997 l’allora ministro della difesa, Andreatta si recò a Jakarta per firmare una dichiarazione di intenti italo-indonesiana per approfondire la cooperazione nei settori della difesa. È da ricordare che l’Indonesia occupa militarmente Timor Est dal 1975. Inoltre all’inizio del 1998 l’on. Andreatta ha firmato intese con l’Etiopia e l’Eritrea relative alla formazione ed alla fornitura di equipaggiamenti, nonché ad una missione militare italiana in Eritrea. Sempre nel 1998 è stato siglato un accordo con l’Egitto che prevede collaborazione nel campo dell’addestramento e fra i rispettivi istituti di formazione, scambi di esperti e di informazioni nel settore della difesa, della lotta al terrorismo e fra le industrie militari dei due Paesi.

Sarebbe necessario prevedere, al fine di avere la massima trasparenza, una relazione governativa che illustri al Parlamento le attività svolte sulla base degli accordi, così come già avviene per il commercio delle armi.

È altrettanto chiaro che gli accordi in questione rappresentano anche una maggiore opportunità per l’industria italiana della difesa per penetrare in altri mercati. Quindi, sia pure indirettamente, invece di pervenire alla riconversione produttiva dell’industria militare verso il settore civile se ne rafforzano le potenzialità.