polemiche / che fine farà la brigata dei paracadutisti?

Siamo rimasti folgorati

C'è chi parla di ristrutturazione. Altri temono lo scioglimento. E i più decisi a difenderla sono gli ex

di Giuseppe Nicotri    15 marzo 2001 L’ESPRESS0

La brigata folgore, si sa, fa sempre notizia. Questa volta però non ci sono odiosi casi di nonnismo, violenze in Somalia, come quelle denunciate nell'estate del 1997, o morti più o meno inspiegabili come quella, avvenuta il 13 agosto 1999, della recluta Emanuele Scieri appena arrivata nella caserma Gamerra di Pisa. Non c'è di mezzo neppure un vademecum di subcultura militaroide come le 120 pagine dello "Zibaldone", fatto distribuire il 18 dicembre 1998 dal generale Enrico Celentano, che proprio per questo ci rimise il posto di comandante del famoso centm di parà. Ma a scatenare polemiche, passioni e persino ipotesi di scioglimento, è bastata la semplice notizia che anche la Folgore sarà ristrutturata.
«Che c'è di strano? Dal momento che ai carabinieri è stato riconosciuto lo status di quarta Arma delle Forze Armate, è ovvio che sarà da rivedere almeno il ruolo del battaglione di carabinieri paracadutisti del Tuscania, che della Folgore fa parte a tutti gli effetti», spiega un testimone che se ne intende, vale a dire l'ex carabiniere parà Simone Gnaga, oggi deputato al Parlamento nelle file di Alleanza nazionale dopo avere fatto parte della Lega Nord: «Proprio per questo mio curriculum mi chiamano il fascio-leghista, nessuno può accusarmi di simpatie di sinistra e mi interesso anche dei problemi dei militari», sorride l'onorevole. E puntualizza: «La Folgore, dove io ho prestato servizio dal 1982 al 1985, resterà una brigata, dotata di propri reggimenti. Però è ovvio che, per esempio, il suo reparto logistico si smobiliti per confluire in una apposita brigata logistica da creare a livello nazionale, Ed è normale che altri reparti si ristrutturino, oppure si fondano con analoghi reparti di altri corpi».
Ma molti si stracciano le vesti e danno per scontata la chiusura della Folgore entro quest'anno. Il 27 febbraio il generale Leonardo Rosa, 30 anni di vita nella brigata e comandante, sino al 1997, della sua scuola di paracadutismo a Pisa, lancia l'allarme con parole tipiche del corpo: «Dobbiamo fermarli a tutti i costi!». Dopo l'allarme, l'accusa. «Il progetto di liquidare la Folgore viene da lontano», asserisce il generale: «Nasce nel 1993 con le ridicole rivelazioni di Donatella Di Rosa, nota alle cronache come Lady Golpe, che infangarono Franco Monticone, uno dei nostri migliori comandanti, e servirono solo a mandare in fumo la trasformazione della Folgore in divisione. E dire che era un salto di qualità già deciso, mancava solo la ratifica». Il generale Rosa conclude: «L'anno scorso a Pisa si sono presentati appena 160 allievi, contro la media precedente di 7-800. Dobbiamo ringraziare la sinistra, che solleva sempre problemi cretini».
Il generale Celentano è più sfumato: «Beh, l'impressione che qualcosa stia succedendo c’è. Speriamo che non sia vero». Il deputato leghista Mario Borghezio invece ha preso carta e penna e spedito un’interpellanza al ministro della Difesa, Sergio Mattarella, per chiedere «se corrisponda al vero l’inquietante notizia secondo cui sarebbe in avanzato stato di attuazione, da concludere entro la fine del 2001, lo scioglimento totale della Brigata Folgore». Gianni Alemanno, deputato di Alleanza nazionale, dice: «È una vergogna. Noi la Folgore la difenderemo, come sempre». Maurizio Gasparri, uno dei colonnelli di Gianfranco Fini, si spinge oltre: «Meno male che tra poco, grazie a Dio, andremo noi al governo. Così rimetteremo le cose a posto: la Folgore non si tocca».
Nato durante la seconda guerra mondiale per conquistare Malta e mandato invece, come debutto, a farsi massacrare a El Alamein, il diavolo della Folgore è poi così brutto come si usa dire? «A me dà fastidio l’ambiente militare in quanto tale, ma nella Folgore, dove scelsi di fare il servizio di leva come ufficiale nel 1987-88, porcherie non ne ho viste. Conservo solo bei ricordi e buone amicizie», giura Marco Berlinguer, dirigente di Rifondazione comunista e figlio di Enrico, lo scomparso segretario nazionale del Pci.
«Io mi ci arruolai nel 1960, come soldato semplice, e solo perché pagavano 31 mila lire al mese anziché le misere 5, 6 mila della naia», ricorda Giancarlo Pagliarini, dirigente nazionale della Lega Nord e ministro del Bilancio nel governo Berlusconi: «Non è affatto vero, almeno per la truppa, che sia un ambiente tutto di destra o addirittura fascista. Certo, ci sono anche gli stupidi e i fanatici, come ovunque. E come ovunque qualche cazzata l'hanno fatta pure loro. Scioglierla? Mah. Nulla è eterno, a questo mondo, e non ci sono totem. In ogni caso, non si tratta di amare o odiare la Folgore: si tratta solo di ristrutturare e migliorare le Forze armate».



Rancio pessimo, umore ottimo

I RICORDI DEL DIESSINO MAURO ZANI

Era il 1970. Mi ero diplomato perito meccanico ed ero un leader studentesco con la tessera della Fgci. Feci la recluta a Salerno e poi mi spedirono a Sacile...
A raccontare la sua naia da bersagliere, specialista al tiro con il mortaio, del 183º Reggimento corazzato Garibaldi, in forza alla Folgore, è il deputato bolognese Mauro Zani, membro della segreteria nazionale dei Ds.

Perché un comunista come lei scelse la Folgore?

«Mi arrivò la cartolina precetto e mi ritrovai bersagliere in un'unità della Folgore. Giovannino Agnelli, lo scomparso figlio dell'Avvocato, scelse di fare l'ufficiale dei carabinieri e si trovò anche lui in una unità della Folgore»,

Ricordi belli o brutti?

«Più belli che brutti. Ma era dura, per tutti. Il rancio era talmente orrendo che a Salerno dimagrii di 12-13 chili. Mi forzava a mangiare un commilitone, giovane fascista napoletano, uno dei sette o otto ex della Folgore che rivedo più che volentieri ogni tanto.
Mi punirono con qualche giorno di rigore e di consegna in caserma quando mi trovarono nello zaino una copia del "manifesto".
Ma non era un ambiente detestabile. Io non sono un fan dello scioglimento della Folgore».

15 marzo 2001 L’ESPRESS0